“Intervista” B.Lapadula: «Benefici irrisori e crescono le ingiustizie»

24/01/2005

    lunedì 24 gennaio 2005

    Intervista a Beniamino Lapadula (responsabile economico Cgil)

      Dei 6 miliardi e mezzo della riforma solo un milardo e mezzo è andato alle famiglie. Il governo prepara l’«inganno» per i pensionati
      «Benefici irrisori e crescono le ingiustizie»
      Felicia Masocco

        ROMA «La famiglia è stata completamente trascurata, per i redditi bassi i benefici della riforma sono pressoché inconsistenti, per gli incapienti sono pari a zero». Così il responsabile economico della Cgil, Beniamino Lapadula, sintetizza il giudizio sulla «riduzione» delle tasse di Silvio Berlusconi. Lapadula mette poi in guardia da un nuovo, imminente «inganno», questa volta a danno dei pensionati.

          Prima i redditi più bassi, poi le famiglie ora anche i pensionati. Di che cosa si tratta?

            «Il fatto che ai livelli più bassi questa riforma valga nulla o poco più è dimostrato anche dall’operazione che faranno verso i pensionati cui viene rinviata la riduzione fiscale: la vedranno a marzo, così prima delle elezioni pochi destinatari si vedranno riconoscere uno sconto fiscale di qualche significato. È un inganno perché quello sconto è riferito a tre mesi di pensione, non è il valore mensile che invece si vedrà ad aprile, dopo le elezioni regionali. È l’ennesima furbata. Questa riforma fiscale concede benefici rilevanti solo ad una minoranza di contribuenti, quindi a colpi di propaganda e di escamotage il governo dovrà dimostrare di aver dato di più. Ma le cose purtroppo non stanno così».

              E non stanno così neanche per le famiglie. La riforma si sta svelando ancora più iniqua per chi figli a carico. Qual è il meccanismo?

                «L’intervento sulla famiglia è stato molto contenuto perché dei 6 miliardi e mezzo del costo totale della riforma fiscale, alla famiglia è andato solo un miliardo e mezzo, troppo poco per produrre effetti significativi. Poi ci sono le distorsioni legate alla trasformazione delle detrazioni in deduzioni. Le deduzioni si sottraggono dall’imponibile e in linea di massima sono “regressive” perché avvantaggiano di più chi ha redditi più alti. Mentre le detrazioni, essendo uguali per tutti, sono più “progressive“. L’aver voluto a tutti i costi questa trasformazione, con così poche risorse a disposizione, porta alle distorsioni che stanno venendo alla luce. Una manovra che vale 3 euro a figlio la dice lunga sul valore di questo intervento, è un’operazione del tutto simbolica. Quella concreta si è fatta a favore dei redditi alti ed è incentrata sulle aliquote».

                  Quindi se parliamo di aliquote i redditi medio-alti vengono avvantaggiati dalla riforma. Se parliamo di deduzioni per «family area» anche questi vantaggi diminuiscono. È così?

                    «A fronte di redditi medio-alti sarebbe stata sicuramente più utile una maggiore “equità orizzontale” cioè, a parità di reddito, ha maggiori benefici chi ha più figli. Invece il governo ha voluto che, con i redditi alti, i benefici si hanno per via delle nuove aliquote e non per i carichi familiari».

                      È già qualcosa, sempre benefici sono. Per tutti gli altri?

                        «Per i redditi bassi il vantaggio è simbolico mentre sarebbe stato necessario un intervento più incisivo tantopiù per chi ha figli. Poi rimane completamente inevaso il tema degli incapienti, i contribuenti che hanno redditi molto bassi, non pagano imposte e non possono ricevere da questo aumento delle deduzioni nessun vantaggio. Non a caso durante gli anni del centrosinistra si usavano sempre due leve: quella delle detrazioni fiscali e quella degli assegni per nucleo familiare percepiti anche dagli incapienti. Se avessero voluto sostenere i più bisognosi l’intervento giusto era sugli assegni familiari, invece il governo ha puntato tutto sulla rimodulazione delle aliquote che premia i redditi più alti. Il risultato è che la famiglia è stata assolutamente trascurata, per i redditi bassi i vantaggi sono pressoché inconsistenti, per gli incapienti sono pari a zero».