“Intervista” Aris Accornero: «la flessibilità paga»

28/03/2001




Mercoledì 28 Marzo 2001 Pag.12

il numero in edicola
ECONOMIA     
INTERVISTA.
Aris Accornero: la svolta con il pacchetto-Treu

«E’ la prova che la flessibilità paga»

      ROMA – «Il tasso di disoccupazione italiano si sta avvicinando alla media europea. Non è più scandaloso. Ma attenzione perché si tratta di una media che nasconde divaricazioni pazzesche. Andiamo dal 3% in certe zone del Paese al 26-28% in altre. Basta questo a dire che nessuno si deve consolare col fatto che la disoccupazione è scesa sotto il 10%». Aris Accornero, sociologo del lavoro vicino alla sinistra, riconosce i risultati, ma spegne i facili entusiasmi. E soprattutto invita a guardare avanti. Per combattere le «fortissime diseguaglianze» che si celano dietro la media. Puntando su due politiche: la lotta al sommerso e la formazione. Professore, partiamo dai numeri: quasi un milione e mezzo di occupati in più dal ’96 a oggi.
      «Lo sviluppo paga se c’è flessibilità. Gli ultimi due anni, in particolare, sono stati di crescita e le misure di flessibilità che in Italia mancavano hanno aiutato l’occupazione. Se guardiamo a un periodo più lungo, in Italia si erano persi un milione di occupati per la crisi del ’92-93. C’è voluto qualche anno per risalire la china e recuperare. Le cose sono cambiate dal "pacchetto Treu" in poi. Si è faticato non poco a introdurre novità come il lavoro interinale».

      Parte della sinistra e della Cgil erano contrarie.

      «Oggi dovrebbero aver capito la lezione. Temevano una catastrofe, facevano fosche previsioni di nuovo caporalato e invece è stato un brillante successo».

      La flessibilità raggiunta (contratti a termine, lavoro interinale, part-time, apprendistato) è sufficiente?

      «Credo che ci sia poco da aggiungere. C’è invece moltissimo da fare sul sommerso e sulla formazione».

      Cominciamo dal sommerso.

      «In Italia il tasso di attività è molto più basso degli altri Paesi, ma dipende dall’economia sommersa. Dobbiamo fare un’azione decisa, che non significa adottare le misure draconiane che propone la Confindustria, ma intervenire sul posto per far emergere migliaia e migliaia di aziende. Allora noi vedremmo l’Italia quale veramente è, con ancora più occupati di quelli che compaiono nelle statistiche ufficiali».

      Sulla formazione, invece?

      «Faccio solo un esempio. La disoccupazione di lunga durata, cioè quella da più di un anno, è un’altra anomalia italiana. Che è particolarmente grave per i disoccupati di lunghissima durata. Se si osservano i dati Istat, si vede che i disoccupati da più di otto anni sono triplicati dal ’93 ad oggi, arrivando a 168 mila: una bacino di incollocabili che cresce. Dobbiamo assolutamente intervenire sulla formazione».

      Siamo in campagna elettorale e il centro-sinistra si attribuisce tutto il merito della maggiore occupazione.

      «In tutta Europa l’occupazione è cresciuta. Credo che i posti di lavoro li possano creare sia i governi di destra sia quelli di sinistra. La questione è: a quale prezzo e con quali protezioni sociali? I governi di sinistra si sono comportati bene, anche se ci hanno messo un po’ di tempo a introdurre la flessibilità».
Enrico Marro


Economia



© Corriere della Sera