“Intervista” Angeletti:«Sui fondi niente dietrofront gli accordi andranno rispettati»

18/12/2002

18 dicembre 2002

 
 
Pagina 11 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Luigi Angeletti: risorse per la disoccupazione, il Patto per l´Italia fissa regole precise

"Sui fondi niente dietrofront gli accordi andranno rispettati"
          impegni Dal governo vogliamo impegni precisi
          VITTORIA SIVO


          ROMA – «E´ una ipotesi che non sta in piedi, quindi non mi preoccupa più di tanto». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, si riferisce alla possibilità che il governo operi un drastico taglio al fondo di 700 milioni di euro che il Patto per l´Italia firmato nel luglio scorso aveva destinato per il 2003 all´aumento dell´indennità di disoccupazione: 400 milioni di quella cifra andrebbero adesso utilizzati per gli ammortizzatori sociali della crisi Fiat.
          In che senso ritiene questa ipotesi campata in aria?
          «E´ molto semplice. Noi abbiamo pattuito con il governo una novità molto precisa e cioè che i nuovi livelli dell´indennità di disoccupazione saranno portati dall´attuale 40% al 60% dell´ultimo salario e che tale indennità avrà una durata di 12 mesi, anziché di 6 mesi come oggi. L´accordo non è sui milioni in più o meno che occorreranno per finanziare questo punto del Patto».
          Ma l´intesa prevede che servano 700 milioni per finanziare questo provvedimento nel prossimo anno.
          «La cifra è frutto di una previsione della Ragioneria generale dello Stato e dell´Inps, ma per forza di cose è soltanto una stima. Nessuno può sapere con esattezza quanti disoccupati avranno diritto all´indennità e nemmeno per quanto tempo. La copertura necessaria potrebbe essere di più o di meno. Quindi il punto chiave non è rappresentato dallo stanziamento indicato, che appunto è una variabile dipendente, ma dai nuovi criteri stabiliti con il Patto e affidati ad una legge. Solo quando tale legge sarà approvata si cominceranno a spendere le risorse necessarie, la cui dimensione sarà quella che sarà».
          Eppure tra i tanti motivi addotti dalla Cgil per non firmare il Patto per l´Italia c´era l´insufficienza del fondo per la disoccupazione.
          «Proprio quanto ho detto in precedenza dimostra che si è trattato di una polemica del tutto inconsistente. Perché, ripeto, nessuno può quantificare oggi esattamente quanto occorrerà per questo aspetto della riforma. A noi firmatari del Patto sta a cuore che la relativa legge cammini celermente in Parlamento subito dopo il varo della legge Finanziaria e che rispetti integralmente gli impegni riformatori presi dal governo».
          Tuttavia è immancabile che l´esplodere della crisi della Fiat, con il massiccio ricorso alla cassa integrazione, sottragga consistenti risorse al sistema degli ammortizzatori e che quindi la coperta si riveli troppo corta.
          «La crisi Fiat incide su un altro capitolo del Welfare che è la cassa integrazione, notoriamente alimentata con i contributi delle imprese e dei lavoratori, peraltro ancora in attivo. Probabilmente il governo prevede che alla lunga il relativo Fondo non sarà sufficiente e che pertanto dovrà coprire l´eventuale differenza fra entrate e uscite».
          Anche il ricorso alla mobilità lunga per i lavoratori Fiat inciderà sui costi del Welfare.
          «Inciderà sulle casse delle imprese, a carico delle quali questo strumento è finanziato, ma comporterà problemi anche per l´Inps per il fatto che molti lavoratori andranno in pensione prima».
          Nell´insieme le nubi che si addensano sul Patto del luglio scorso sembrano piuttosto fitte.
          «Ragion per cui la prima cosa che deve fare il governo è convocare le parti imprenditoriali e sindacati che hanno firmato l´accordo, e dare formale assicurazione che tutti gli impegni verranno rispettati».
          Angeletti, crede che sia valsa la pena di sottoscrivere una intesa che è costata mesi di trattative e una ennesima rottura con la Cgil?
          «Il Patto per l´Italia era e resta validissimo. Non dimentichiamo che fra l´altro ha consentito la riduzione delle tasse per i redditi più bassi. Semmai sono francamente sorpreso che i numerosi critici oggi considerano negativa l´eventualità che sia modificato e ne invocano il rispetto. E´ come dire che il Patto meritava di essere sottoscritto».