“Intervista” Angeletti:«Innalzare l’età è necessario»

04/09/2003



giovedì 4 Settembre 2003

IL SEGRETARIO DELLA UIL: NESSUN OBBLIGO, BENE LA LIBERA SCELTA
«Innalzare l’età è necessario»
Angeletti: ma il vero dramma è il carovita

intervista
Federico Monga
IL segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, rimane sul chi va là: «Un giudizio deinitivo non lo voglio dare. Prima aspetto di verificare come va a finire e di vedere le misure scritte nero su bianco. Perché, come dice un proverbio anglosassone, il diavolo si nasconde sui particolari e poi il problema vero, posso dire drammatico è un altro, non sono mica le pensioni».
Ovvero?
«Oggi come oggi più della previdenza mi preoccupa la perdita del potere d’acquisto degli italiani. La corsa folle dei prezzi che non sembra avere sosta. Negli ultimi due anni si è verificata una sottrazione di risorse tremenda. Il numero di italiani che vive sotto la soglia di povertà è cresciuto di molto. Una fenomeno che riguarda in particolare i pensionati ma non solo».
Quando sarete convocati dal governo sulle pensioni quindi chiederete di affrontare il tema a vasto raggio, potere d’acquisto e politiche dei redditi comprese?
«A questo punto mi sembra indispensabile. Non si può più rinviare».
Per quanto riguarda la previdenza, il primo pericolo i sindacati comunque lo hanno scampato. Le pensioni non finiranno sulla diligenza della Finanziaria?
«In questo modo si evita il maldestro ed inefficace tentativo di fare cassa con le pensioni. Il governo avrebbe commesso un grave errore».
L’innalzamento dell’età pensionabile però pare inevitabile?
«E’ un obiettivo necessario, che si deve raggiungere. Dipende solo da che strada si vuole percorrere per arrivarci. Se è facoltativa siamo d’accordo. Se invece è obbligatoria abbiamo già detto che siamo assolutamente contrari».
Il governo si sta orientando verso un superbonus o comunque verso un sistema di incentivi per chi resta al lavoro.
«Il sistema degli incentivi è la soluzione più intelligente, più liberale, l’unica che permette di ottenere il giusto obiettivo di allungare l’età lavorativa per due motivi».
Il primo?
«E’ efficace. Perché i lavoratori hanno paura di perdere i loro diritti previdenziali. In periodi di turbolenze, come in queste settimane, si registra un netto aumento delle domande rispetto ai tempi tranquilli. E’ un atteggiamento irrazionale perché i lavoratori decidono di guadagnare di meno andando in pensione ma si verifica puntualmente ed è anche comprensibile».
E’ il secondo?
«Risolve anche un altro equivoco. Un aspetto che molti non capiscono o non vogliono capire. Sulle pensioni noi ragioniamo, in gran parte, ancora come se fossimo negli Anni Settanta quando il 98% di chi aveva un lavoro aveva un contratto a tempo indeterminato. Cinque minuti dopo essere stato assunto prendeva già i contributi. Oggi se, paradossalmente, si volesse cambiare il sistema bisognerebbe procedere a cento deroghe. Perché ci sono tanti contratti diversi e tanti lavori diversi. Gli incentivi a rimanere al lavoro risolvono questo problema nella sostanza. A seconda della pesantezza del lavoro che uno ha svolto durante la vita è libero di fare la propria scelta».
I dipendenti pubblici sono chiamati a fare qualche sacrificio in più.
«L’equiparazione pubblico privato è già stata prevista dalla riforma Dini. Un primo passo sarà compiuto il prossimo anno e il secondo nel 2008. Bisogna però fare attenzione perché non è affatto detto che sia poi così conveniente per le casse dello Stato».
Non è vero che i dipendenti pubblici sono dei privilegiati?
«Alcune norme sono più convenienti solo in apparenza. Nella sostanza i dipendenti pubblici percepiscono di meno. Molte voci degli oneri accessori infatti non rientrano nel calcolo della pensione. Mettendo sullo stesso piano dipendenti pubblici e dipendenti privati lo Stato finirà con lo spendere di più. Si deve invece incentivare la tendenza ad una progressiva armonizzazione dei contributi».
Di sblocco del Trattamento di fine rapporto invece non se ne sta parlando?
«L’argomento deve essere affrontato a tutti i costi. Dal 2018, con il passaggio al contributivo per tutti, la pensione pubblica sarà meno della metà dello stipendio. Altro che povertà».
La stangata del governo comunque sembra scampata. Pare abbia vinto la linea morbida della Lega?
«Preferisco aspettare. Il timore che, all’improvviso, salti fuori qualcosa di diabolico c’è sempre».