“Intervista” Angeletti: «Sull´art. 18 il governo perde consensi»

27/03/2002
La Stampa web





    intervista
    Roberto Giovannini


(Del 27/3/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
IL SEGRETARIO DELLA UIL SPIEGA LE RAGIONI DELLA PROTESTA
«Sull´art. 18 il governo perde consensi»
Angeletti: c´è chi pensa che il sindacato sia da eliminare

ROMA

C´È una parte del governo che pensa che il sindacato sia un intralcio, un pericolo, qualcosa da eliminare. E che pensa che l’unico sindacato che va bene è quello che dice sempre sì». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, è convinto che lo sciopero del 16 dimostrerà al governo «che non deve abbandonare la riforma dell´articolo 18 per dare retta ai sindacati: lo deve fare per dare retta ai cittadini, e non commettere un grave errore politico.

Di fronte a un premier così «chiuso», pensate davvero che lo sciopero generale servirà?

«Il 16 aprile faremo vedere che le opinioni espresse dal sindacato hanno un largo consenso. L´adesione sarà massiccia, e mi auguro che il governo agisca in modo rispondente al volere dei cittadini. Invitiamo anche la maggioranza parlamentare a constatare quanto sia profonda e vasta l´avversione a questi provvedimenti. Su di essi il governo non ha né il consenso della maggioranza dei lavoratori dipendenti, né della maggioranza dei cittadini. Non ce l´ha, e sa di non avercelo: e non è, come dice Berlusconi, un "problema di comunicazione". Lo slogan "facilitare i licenziamenti per facilitare le assunzioni" non attacca perché è un´idea sbagliata, non perché viene comunicata in modo inefficace. Il governo ne prenda atto. Altrimenti, va incontro a grandi dispiaceri: non tanto a scontri con i sindacati, ma a perdite di consenso».

Il clima dei rapporti tra governo e sindacati, dopo le accuse sul terrorismo, è pessimo…

«Le esternazioni di ministri che accusano il sindacato, mettendo in dubbio il nostro ruolo di baluardo a difesa della democrazia, hanno creato un clima incompatibile col dialogo sociale. Per questo abbiamo chiesto che fosse il presidente del Consiglio a dire qual era l´opinione del governo».

E c´è lo scontro sull´articolo 18. Un dialogo tra sordi?

«Sono quattro mesi che è aperta una questione di merito sulle cosiddette riforme. E la nostra posizione non è cambiata. Perché un conto sono gli inviti al dialogo, che in quanto tali sono positivi e da noi accolti, ma poi c´è il merito. Noi consideriamo la modifica dell´articolo 18 una misura inutile, se l’obiettivo dichiarato è aumentare la possibilità di occupazione. In Italia la flessibilità in entrata c´è, quella in uscita pure. Ma i licenziamenti senza giustificato motivo servono solo a dare più potere ai datori di lavoro, a danno dei lavoratori. Che naturalmente, e non perché convinti dai sindacati, capiscono che la loro posizione personale diventa più insicura, più condizionata dalla discrezionalità dell´impresa. Poi c´è l´arbitrato, per il quale il governo propone una soluzione di tipo sovietico. E con la decontribuzione delle pensioni, si apre un rischio micidiale per gli equilibri finanziari del sistema».

Il governo intende andare avanti.

«Berlusconi sembra ipnotizzato dal falso problema dei rapporti col sindacato, in particolare dei rapporti con la Cgil e con Cofferati. Posso dargli un consiglio: ascolti piuttosto cosa dice la gente. Non deve rispondere alle nostre richieste, deve rendersi conto di quello che chiedono milioni di persone. Vuole andare avanti? In questo caso, si farà lo sciopero generale. E se poi il Parlamento dovesse approvare quella delega, noi, convinti che la maggioranza degli elettori non la condivide, proporremo un referendum abrogativo».

Nelle scorse settimane Cgil-Cisl-Uil mostrarono una grande diversità d´opinione, anche sulla stessa opportunità di ricorrere allo sciopero generale. E ora?

«Quando abbiamo le stesse opinioni, andiamo d´accordo: ora abbiamo le stesse opinioni. Il fatto è che quando il sindacato non condivide una proposta del governo, legittimato dal voto dei cittadini, io credo che debba prima lavorare per convincere l´opinione pubblica della bontà delle proprie opinioni. Non si vince più con le spallate, con l´esercizio di puri rapporti di forza, una mentalità che alberga ancora – specularmente – dentro la Cgil come nel governo. Col governo si vince solo se la nostra posizione è compresa e condivisa. E la grande partecipazione allo sciopero del 16 dimostrerà che la gente è con noi. E che quella riforma non si può fare. Come pure ammisero poco tempo fa Bossi e Maroni».