“Intervista” Angeletti: siamo un baluardo contro i violenti

25/03/2002






IL LEADER UIL

Angeletti: siamo un baluardo contro i violenti
Il confronto riparta dal Libro bianco di Biagi

      ROMA – La richiesta del ministro del Welfare, Roberto Maroni, di «condannare senza ambiguità il terrorismo» in un altro momento lo avrebbe fatto sorridere. Ma per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, non è il momento di scherzare. «Se vuole – dice – il governo può riprendere il confronto. A partire proprio dal Libro Bianco di Marco Biagi».
      Allora quella di Maroni è stata solo una provocazione?
      «Un’espressione infelice. Non credo gli sfugga che il sindacato, proprio per il suo profilo riformista, è stato tra gli obiettivi del terrorismo. Figuriamoci se dobbiamo abiurare».

      Magari abiurare no, ma vi viene chiesto di collaborare a individuare e isolare eventuali nicchie di estremismo?

      «Al di là della congruità dell’invito sul piano politico, lo trovo impraticabile: si tratta di poche persone che cercano gente da reclutare, come dimostra il tono pedagogico della rivendicazione. Il nostro unico ruolo può essere quello di impedire che questi appelli germoglino tra i giovani che hanno meno memoria».

      Fors e Maroni si riferiva proprio ai movimenti giovanili e a certe affermazioni un po’ forti dei loro leader?

      «Sì ma non può chiedere che questi movimenti vengano tenuti fuori dalle manifestazioni. Così come è un errore credere che le formazioni più radicali siano per forza contigue al terrorismo».

      Il governo vi ha convocati alla vigilia della proclamazione di uno sciopero per cercare di evitarlo?

      «Non credo che ci siano proposte nuove in grado di sbloccare la situazione. Lo considero un gesto politico di distensione».

      E’ stato «distensivo» anche il blitz con cui si è cercato di introdurre l’articolo 18 con un emendamento in Parlamento?

      «Ci mancava solo questo. Il governo s’illude che articolo 18 e flessibilità siano correlati. Ma una vera riforma passa attraverso collocamento, ammortizzatori sociali, regole e meccanismi della partecipazione dei lavoratori. Qui lo spazio per soluzioni eque e riformiste c’è. Ma l’articolo 18 va stralciato».