“Intervista” Angeletti: se va male è sciopero

24/09/2003




24 Settembre 2003

intervista

Angeletti: se va male è sciopero
«Nell’esecutivo sfumature diverse qualcuno vuole evitare la protesta»

ROMA
SULLE pensioni il governo ha guadagnato 48 ore di tempo. Sarebbe bene che le utilizzasse per ridurre o meglio cancellare la possibilità di uno sciopero generale». Parla Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, al termine del vertice di palazzo Chigi.
L’appuntamento tra governo e sindacati sulla previdenza è per domani. Non pensate che l’Esecutivo abbia già messo in conto un “no” del sindacato, e l’avvio di una mobilitazione?
«Io avverto atteggiamenti diversi nel governo. Magari non radicalmente diversi, ma sfumature significative. Ci sono quelli che se potessero si risparmierebbero lo sciopero generale, e altri che sono più preoccupati dai giudizi di Bruxelles e dei mercati…»
Cioè, Fini da una parte, Tremonti dall’altra.
«Esatto. Ovviamente Tremonti, come ministro dell’Economia, è molto più attento ai giudizi che possono arrivare da Bruxelles o dalle istituzioni finanziarie, Fini e Maroni sono molto più attenti ad evitare gli scontri. Penso che gli scontri non piacciano nemmeno a Tremonti; però lui ha forse meno margini di manovra, o crede di non avercene».
Secondo voi c’è ancora spazio per per una marcia indietro del governo rispetto alle modifiche già anticipate sulle pensioni?
«Io me l’auguro, percentuali non ne do. Certo che a un confronto non mi presento pensando che sia inutile».
Al tavolo negoziale avete chiesto chiarimenti, indicazioni sul tema pensioni?
«Ce ne siamo ben guardati. Non è che ci andiamo a cercare i guai da soli. Se possibile, li evitiamo, se poi ci capitano pazienza».
C’è già in programma una manifestazione dei sindacati europei il 4 ottobre. Potrebbe diventare un corteo contro il governo?
«È un’ipotesi possibile se l’incontro andasse male, e dovessimo iniziare a spiegare perché siamo contrari all’intervento sulle pensioni. C’è una bella manifestazione già organizzata…»
Le pensioni sono materia su cui è ipotizzabile un accordo separato tra governo, Cisl e Uil senza la Cgil?
«Non credo. Devo dire che stando al merito sindacale, nemmeno la firma del patto per l’Italia giustificava il fatto che la Cgil si tirasse indietro. Sull’articolo 18 non si è cambiato nulla, e del resto la legge non c’è ancora».
Tra le tre confederazioni, ora, c’è una convergenza tattica, oppure qualcosa di più solido?
«Per quanto ci riguarda la convergenza non è tattica, abbiamo la stessa opinione. L’unica mia preoccupazione, spero non fondata, è che la Cgil possa sostenere una linea che dice “nessuna discussione, nessun confronto, il governo deve fare marcia indietro e basta”».
Che valutazione sulla Finanziaria?
«È una Finanziaria, sinteticamente detto, che forse non farà danni, mettendo le mani nelle tasche degli italiani. Ma sicuramente fa troppo poco per risolvere il problema principale, sostenere lo sviluppo e creare posti di lavoro. E non è solo un problema di quantità di soldi, ma soprattutto di come vengono spesi. A questo proposito, ci sono state alcune osservazioni di Confindustria assolutamente condivisibili».
Ma se si mette male, e il governo cambia la legge Dini, la vostra protesta sarà simbolica?
«Io mi sono già fatto dare dalla Uil il mandato per proclamare lo sciopero. E noi gli scioperi non li facciamo simbolici, ma per ottenere dei risultati. Io la partita delle pensioni non la gioco per perderla».

(r.gi)