“Intervista” Angeletti: sarà scontro sociale

14/07/2003


lunedì 14 Luglio 2003

IL LEADER DELLA UIL: COME SULL’ARTICOLO 18

Roberto Giovannini

Angeletti: sarà scontro sociale
«In Italia la spesa previdenziale “vera” è in linea già oggi con quella del resto d’Europa»

ROMA
VOGLIO essere chiaro: se si toccano le pensioni, lo sciopero generale è scontato. E il conflitto sociale sarebbe peggiore di quanto avvenne sull’articolo 18». Luigi Angeletti, numero uno della Uil, lancia un messaggio chiaro al governo alla vigilia della presentazione del Dpef.
Che impressione di questi giorni difficili per la maggioranza?
«Non entusiasmante. Non si capisce se il confronto di questa coalizione rissosa verte sul merito delle scelte di politica economica, o se i temi che ci stanno a cuore sono usati politicamente per regolare i conti. Se, per capirci, sulle pensioni c’è stato un mercanteggiamento…»
Beh, pare che un accordo ci sia…
«Lo vedremo presto. Io sono fiducioso: a parte le invocazioni rituali sulla necessità di fare un’altra riforma previdenziale, nessuno è riuscito a dimostrare a cosa dovrebbe servire. Noi diciamo che non serve, specie se si applicasse integralmente quanto già previsto dalla legge Dini, ovvero la separazione integrale tra previdenza e assistenza. La spesa previdenziale “vera” in Italia è in linea già oggi con quella del resto d’Europa, e poi scenderà ancora. Si dice che c’è l’anomalia delle pensioni di anzianità: ma l’età media di pensionamento in Italia è di circa 60 anni, esattamente la media Ue. E da noi solo la metà di chi ha diritto alla pensione anticipata ci va, e gli altri restano tranquillamente a lavorare. Poi, uno può essere spinto ad andare in pensione: perché il continuo allarmismo crea panico, o perché le aziende cacciano la gente. Se si tranquillizzassero le persone, e le si incentivassero a restare liberamente al lavoro, i risultati sarebbero sicuri».
Ma ci sono grandi difficoltà di finanza pubblica. E visto che l’Europa preme sull’Italia perché nella prossima manovra oltre a condoni ci sia anche un segno di rigore, pare quasi scontato che la previdenza verrà in qualche modo toccata…
«Se si vuole tagliare le pensioni per fare cassa e ridurre le tasse (magari alle imprese), per noi è inaccettabile. È giusto ridurre il carico fiscale, ma è un lusso che ora non ci possiamo permettere. È bene che il governo se ne renda conto. E all’Europa va spiegato cosa è spesa previdenziale e cosa è assistenza».
Si parla di un intervento sulle pensioni che riduca la spesa, ma limitando l’impatto sociale.
«Se si tratta di disincentivi e costrizioni, non saremmo d’accordo. Anzi, ci arrabbieremmo. Il contributivo per tutti? Siamo ferocemente contrari da sempre».
E le richieste di Cgil-Cisl-Uil sulla delega Maroni sono sempre in piedi?
«Certo. La decontribuzione, con questo quadro economico, è un assurdo. Se si dice che non ci sono risorse, come si finanzia lo sconto alle imprese?»
E se alla fine, comunque, si intervenisse sulle pensioni?
«Reagiremo. L’abbiamo già chiarito al di là di ogni equivoco. Per quanto ci riguarda, lo sciopero è scontato».
E se il risparmio sulle pensioni fosse destinato al welfare?
«Non ci interessa. L’assistenza va finanziata con le tasse, in un paese normale».
Magari ci sarà conflitto, e poi si arriverà a un accordo separato con voi, come avvenne per il Patto per l’Italia…
«Per noi conta il merito. Abbiamo da sempre chiarito cosa siamo disposti a fare e cosa non accetteremo. Del patto per l’Italia ci convinceva il merito. Adesso è diverso. E poi il giudizio sul Dpef sarà complessivo: non ci scordiamo che non abbiamo avuto risposta quando abbiamo proposto al governo di discutere l’intesa tra i sindacati e Confindustria sulla competitività».
Insomma, prevedete uno scontro sociale. Le pensioni mobiliteranno la vostra gente come avvenne per l’articolo 18?
«Io penso che sarebbe peggio. Le pensioni sono una cosa che tocca le tasche di tutti. La sensibilità è estremamente elevata. Governo e maggioranza mettano in preventivo una forte perdita di consensi, se toccheranno le pensioni».
Pubblico impiego. Forse è stata raggiunta un’intesa nella maggioranza…
«Devono soltanto rispettare i patti. Primo, perché riguarda un milione e mezzo di persone che attendono il loro contratto. Secondo, perché noi abbiamo fatto un accordo, e se gli accordi non vengono onorati, cambiano i rapporti tra noi e l’Esecutivo. Per questo non escludiamo che senza novità potremmo chiamare tutti i lavoratori, in uno sciopero generale, a sostegno della vertenza del pubblico impiego».
Nel governo c’è chi spera che il sindacato faccia uno “sconto” sugli aumenti salariali definiti con Fini.
«Sconti? La trattativa già l’abbiamo fatta. Noi abbiamo fatto un accordo».