“Intervista” Angeletti: «Sacrifici solo per chi si è arricchito»

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

      IN PRIMO PIANO – pagina 3

        Sindacati / Parla Luigi Angeletti ( Uil)

          «Sacrifici solo per chi si è arricchito»
          Bisogna spendere i soldi per rilanciare la domanda interna e compensare il calo di competitività

          NICOLETTA PICCHIO

          ROMA « All’incontro ci andremo, anche se Berlusconi non si può ricordare del sindacato quando la situazione frana. E comunque al Governo mandiamo un chiaro avvertimento: non ci chiami al tavolo per proporre sacrifici.
          Se è questo che si aspetta dal sindacato, no grazie » . Luigi Angeletti, leader della Uil, non si fa prendere dal risentimento per un Esecutivo che ha messo da parte la concertazione: « La situazione del Paese è grave e va affrontata immediatamente » . E ha già chiara in mente la strategia che prospetterà a Palazzo Chigi, la prossima settimana. « Una politica dei sacrifici per i lavoratori dipendenti sarebbe inutile, prima che ingiusta. Piuttosto, bisogna far pagare le tasse a chi non lo fa » , dice Angeletti. Che punta a una politica espansiva, con investimenti in infrastrutture, ricerca e formazione, anche a costo di sforare i tetti previsti dal Patto di stabilità. E che dice sì al taglio dell’Irap, a patto che sia destinato solo all’industria manifatturiera, cioè a quei settori che fanno i conti con la concorrenza.

          Berlusconi ha lanciato un appello alle parti sociali, ha annunciato un taglio Irap da 12 miliardi di euro, più la riduzione del cuneo fiscale e contributivo: si può discutere?

            Bisognerà vedere come questi annunci si tradurranno in fatti. La riduzione Irap deve essere mirata alle imprese che competono a livello internazionale, e non a banche o ad assicurazioni. Altrimenti, si buttano via i soldi pensando più ai voti che all’economia, e non funziona. Quanto alla busta paga, è giusto intervenire sul cuneo fiscale, ma non su quello contributivo, perchè il sistema previdenziale deve reggere.

            Intanto il contratto del pubblico impiego è bloccato. Il
            sindacato aveva proposto aumenti salariali senza tasse: un’idea che rilancia?

              Sì. Questa soluzione avvantaggerebbe le imprese e anche lo Stato, in quanto datore di lavoro. Dovrebbe valere per quattro anni, in modo da coinvolgere i rinnovi di tutte le categorie. Quando lo abbiamo proposto per il Pubblico impiego, ci hanno detto no, facendo un errore. Quanto al contratto, va assolutamente sbloccato. E non è vero che chiediamo un aumento del 5% in più. Ci bastano 600 milioni di euro, come abbiamo detto.

              Il taglio dell’Irap sarebbe un’operazione in deficit, ieri il ministro dell’Economia ha detto che l’Italia gestirà la situazione economica all’interno del nuovo Patto di stabilità: come giudica un eventuale sforamento?

                Bisogna spendere i soldi, più di quanto non si faccia ora. Non bisogna accentuare una politica restrittiva, ma spendere per rilanciare la domanda interna e compensare il calo di competitività. Il Patto di stabilità non deve essere un tabù: non lo pensavo prima, tanto meno lo penso oggi. È assurdo immolarsi con una politica di fondamentalismo monetario: siamo in un momento di sconvolgimento, c’è scarsa crescita un tutta Europa. Certo, bisogna spendere bene: investire in ricerca, formazione, infrastrutture. Dare soldi ai più poveri: il taglio delle tasse andava concentrato solo sul lavoro dipendente e nelle fasce più basse. Bisogna ridurre il fisco all’industria manifatturiera, come dicevo prima, mirando il taglio dell’Irap.

                Tutto a carico del bilancio pubblico?

                La leadership politica deve trovare il coraggio per dire a chi ha pagato poche tasse o per chi ha eluso il fisco che la festa è finita.
                È un lusso che non ci possiamo più permettere. Per esempio, sono quattro anni che non si rivalutano gli studi di settore per il lavoro autonomo.

                Il Governatore della Banca d’Italia ha detto che bisogna aspettare un altro trimestre per capire come va l’economia…

                  Non c’è bisogno. Al di là delle formule, recessione o stagnazione, la nostra economia arranca e ha problemi strutturali che vengono da lontano. Il sistema delle imprese ha le sue responsabilità: molti hanno tirato a campare, chi ha fatto i soldi non ha realizzato investimenti e magari non li ha reinvestiti nel core business della propria azienda. C’è stato un lento erodersi della capacità competitiva. Per questo i soldi vanno spesi bene, altrimenti tra qualche anno ci troveremo di fronte alla stessa situazione. Una cosa deve essere chiara: nel 2002 il Governo usò la strada del dialogo con il sindacato, e la firma del Patto per l’Italia, per uscire dall’impasse dell’articolo 18. Stavolta bisogna fare sul serio.

                    Altrimenti?

                      Risponderemo in modo adeguato. E su questo Cgil, Cisl e Uil sono d’accordo.