“Intervista” Angeletti: «Questo è un attacco a tutto il sindacato»

01/07/2002


 
SABATO, 29 GIUGNO 2002
 
Pagina 9 – Interni
 
L´INTERVISTA
 
Angeletti, segretario Uil: il conflitto sociale non è una guerra
 
"Questo è un attacco a tutto il sindacato"
 
 
 
Ma non ci saranno conseguenze sulle trattative col governo. Sarebbe come darla vinta ai terroristi
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – La sua solidarietà a Sergio Cofferati è soltanto indiretta. Dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: «La diffusione delle lettere di Marco Biagi è un nuovo attacco ai sindacati. Con la Cgil abbiamo in questo momento delle divergenze, ma attaccare anche solo una parte del sindacato, oggi, significa attaccare il ruolo e la funzione di tutto il sindacato».
Angeletti, quale idea si è fatto lei di questa storia delle lettere in cui Biagi, minacciato di morte, chiede aiuto a Casini, Maroni, Sacconi e Parisi?
«Io non sono riuscito a capire la provenienza di queste lettere. E questa non è una domanda retorica, perché se c´era del materiale al vaglio degli investigatori e questo materiale è finito in altre mani, allora non solo va denunciata la fuga di notizie, ma va aperta un´inchiesta che porti a individuare i responsabili di questa fuga di notizie e raggiungerli con avvisi di garanzia».
Ma secondo lei non è inquietante, anche per gli effetti che può avere sulle relazioni sindacali, questo continuo accostamento da parte del premier Berlusconi e di alcuni ministri tra conflitto sociale e terrorismo, rivendicazioni sindacali e pallottole?
«Certo che è inquietante. Non dovremmo mai cessare di ripetere che il conflitto sociale non solo è inevitabile, ma è fisiologico. Purtroppo viviamo in un Paese dove alcuni considerano il conflitto sociale come una guerra, che si può concludere soltanto con l´annientamento dell´avversario. Pensano, poi, che il compito del sindacato sia quello di sovvertire l´ordine democratico. Sarebbe importante che tutti coloro che si reputano classe dirigente oggi chiarissero che i conflitti sono un fatto fisiologico e non una guerra: la democrazia è un luogo dove le teste vengono contate e non tagliate».
Per la verità fu Berlusconi che qualche mese fa parlò di sindacati e pallottole. In quell´occasione voi rompeste gli indugi e decideste con le altre due confederazioni lo sciopero generale. Che cosa deciderete ora, farete qualcosa insieme, darete la vostra solidarietà a Cofferati?
«Siamo di fronte a un nuovo attacco ai sindacati, con la Cgil abbiamo divergenze, ma attaccando anche solo una parte dei sindacati si attacca il ruolo e la funzione di tutto il sincacato».

Olga D´Antona parla di rischio di una deriva autoritaria. È d´accordo?
«No, non vedo questo pericolo. Il nostro problema è che il terrorismo in Italia non è stato debellato».
L´allarme lanciato da Biagi nelle lettere era piuttosto rivolto a Maroni e Sacconi. Chiedeva che gli fosse data la scorta, ma senza successo…
«Per quanto ne so, Maroni e Sacconi si sono mossi per fargliela avere. La cosa non è andata a buon fine».
Il caso delle lettere di Biagi inciderà sulla vostra trattativa con governo e Confindustria sull´art.18?
«No, sarebbe come darla vinta ai terroristi. La democrazia è il bene più prezioso e va salvaguardata non solo a parole ma anche nei comportamenti».