“Intervista” Angeletti: prima di tutto c’è la crescita

22/07/2002

sabato 20 luglio 2002



Il leader della Uil avverte: aumenti salariali sopra l’inflazione programmata – La revisione della struttura contrattuale va fatta, ma non ora
Angeletti: prima di tutto c’è la crescita
«Non sarà un autunno caldo» – «Ricuciremo con la Cgil solo se tornerà a fare il suo mestiere, ma la divisione non conviene a nessuno»
ROMA – Cisl e Uil respingono l’indicazione del tasso di inflazione programmata avanzata dal Governo e preannunciano richieste salariali per i rinnovi contrattuali superiori a quel dato.
Una bomba per l’autunno?
Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, pensa proprio di no. Perché, dice, il problema adesso è quello della crescita, non l’inflazione. Meglio, sostiene, far crescere la domanda interna che perdere occupazione. E per la struttura contrattuale c’è sempre tempo. Angeletti, avremo un autunno caldo? Penso proprio di no. Non credo succederà nulla che ci sbalordirà. E per un motivo molto semplice, che l’inflazione non è più il nemico numero uno. Quindi non è più necessario guardare al problema salariale come giustamente si faceva quando invece l’urgenza era combattere la crescita incontrollata dei prezzi. Ma dopo la Cgil anche Cisl e Uil parlano di aumenti salariali superiori al l’inflazione programmata. Sì, ma non ci si deve preoccupare di questo. Il nodo da affrontare è quello della crescita, ma questa è condizionata anche dalla domanda interna, specie in un’economia come la nostra, che produce tanti beni di consumo più o meno durevoli. Lei dice che far crescere i salari significa far lievitare la domanda interna e quindi l’economia? Certo, sarebbe politica intelligente, come lo è stato diminuire le tasse per i ceti meno abbienti. Un’operazione di giustizia sociale, ma anche di politica economica. Gli operai risparmiano poco, specialmente adesso. Far crescere i salari conviene a tutti. Ma se i salari aumentano troppo l’inflazione potrebbe tornare a crescere. Il problema è di misura. Io credo che se i salari aumentassero più della produttività non ci sarebbe più inflazione, ma meno profitti prima e meno occupazione poi. Ma anche se si sta al di sotto della linea della produttività, c’è sempre spazio per una crescita superiore ai tassi di inflazione programmata. Il senso dell’operazione della politica d’anticipo non era proprio quello di forzare le aspettative? Sì, ma, ripeto, quando il problema era l’inflazione. Quando i prezzi salivano due o tre volte più di quanto non accadesse nei Paesi nostri competitori. Adesso è tutto cambiato e per questo suggerisco di aspettare di capire con maggiore precisione quale sarà l’inflazione del 2003 per mettere a punto le richieste salariali contrattuali. La Confindustria ha richiamato i sindacati a rispettare gli accordi contrattuali del 1993. Trovo l’allarmismo della Confindustria un po’ sciocco, alquanto burocratico. Posso capire che gli industriali siano preoccupati di vedere erosi i loro margini, ma questo è un problema loro. Non è il caso di rivedere la struttura contrattuale, come chiede anche la Cisl? Può anche essere opportuno, ma per ora è prematuro. Bisognerà farlo, ma non nei prossimi mesi. I metalmeccanici non possono aspettare troppo per mettere a punto le loro richieste, a settembre devono presentare le piattaforme. È assolutamente impossibile che si riesca a mettere a punto le richieste sindacali a settembre, il confronto è ancora molto arretrato, bisogna discutere, confrontarsi. Il sindacato non è assolutamente pronto. E poi stavolta è più difficile fare un discorso unitario. C’è il rischio che si arrivi ad avere due o più piattaforme rivendicative, che ogni sindacato avanti proprie richieste? Non lo so. Certo sarebbe una iattura, un indebolimento del sindacato, delle nostre posizioni al tavolo di trattative. Sarebbe un passo indietro pericoloso, anche se, devo ammettere, da un po’ di tempo la Cgil ci sta abituando a tornare agli anni Cinquanta. Ma sarebbe un bel guaio. Mi ricordo l’ultima volta che presentammo richieste separate. Se non sbaglio nel 1966, non fu un’esperienza esaltante. Le spinte dell’Ulivo per un riavvicinamento delle tre confederazioni possono rischiarare le prospettive? Opposizione e Governo hanno capito che la divisione sindacale non conviene a nessuno. Già questo penso sia un passo in avanti. Si può ricucire lo strappo con la Cgil? Solo se la Cgil tornerà a fare il suo mestiere di sindacato. Massimo Mascini