“Intervista” Angeletti: nessuno sgarbo né manovre contro la Cgil

04/11/2002




intervista
Roberto Giovannini

(Del 1/11/2002 Sezione: Economia Pag. 11)
IL SEGRETARIO GENERALE DELLA UIL REPLICA ALLE ACCUSE
Angeletti: nessuno sgarbo né manovre contro la Cgil
«L´incontro di martedì sera senza Epifani? E´ stato solo un incidente Sul Mezzogiorno abbiamo conquistato modifiche utili per il paese»

ROMA
NESSUNO sgarbo, nessuna volontà di tagliare fuori la Cgil. Il numero uno della Uil Luigi Angeletti cerca di ridurre a incidente senza rilievo politico l´incontro di martedì sera tra Tremonti, Confindustria, Cisl e Uil che ha portato al varo del maxiemendamento sul Sud. Anche se è pronto ammettere: «Se lo avessero fatto a me mi sarei arrabbiato tantissimo».

Angeletti, ci spieghi come sono andate le cose.

«Due ore prima mi avvertono che il ministro dell´Economia Tremonti chiede se ero disponibile a recarmi insieme ai nostri esperti al ministero. Io ho detto sì, ovviamente. Quando siamo arrivati ci hanno detto che volevano consultarci per sentire le nostre opinioni sul maxiemendamento per il Mezzogiorno. Io ho chiesto chi consultavano, e mi è stato risposto che volevano sentire prima le parti sociali che hanno firmato il "Patto per l´Italia" e poi anche la Cgil, da sola. Punto e basta. E poi abbiamo discusso di merito».

Ha ritenuto che fosse un metodo giusto?

«Che si cominciasse dai firmatari del "Patto" mi è sembrata una prassi abbastanza usuale. Non era una trattativa, il governo loro ha esposto le sue proposte e noi le nostre. Anche se era chiaro che così si preparava una trattativa».

Lei fa sindacato da una vita: non le poteva certo sfuggire che era uno sgarbo alla Cgil…

«È ovvio che così come poi è apparsa non poteva che finire così. Ma a quel punto, una volta andati, che dovevamo fare?».

Le questioni del Mezzogiorno erano forse l´unico tema su cui bene o male esisteva una piattaforma di Cgil-Cisl-Uil.

«E infatti il giorno dopo, mercoledì, prima dell´incontro ufficiale pomeridiano, all´ora di pranzo c´è stato un incontro tecnico tra i tre segretari confederali che seguono il Mezzogiorno e il governo. Quando il governo mi ha risposto "la Cgil la sentiremo dopo" mi sono subito reso conto che si sarebbe aperta una polemica. Ma non era una trattativa: ci è stato chiesto quali erano le nostre priorità, e noi abbiamo risposto con un elenco delle cose che ritenevamo essenziali per una modifica della Finanziaria».

Dunque, il confronto serviva per fissare i "punti di caduta" del negoziato. Ma in un quadro di tensione simile…

«Che devo dire, decideremo di portare la Cgil per mano a ogni incontro col governo».

Il leader Cgil Guglielmo Epifani aveva abbozzato una campagna per alleggerire la rottura con Cisl e Uil, e adesso si sente la porta sbattuta in faccia.

«Epifani ha interpretato quell´incontro come una trattativa, progettata per escludere la Cgil. Cosa del tutto sciocca e inutile».

Siete soddisfatti del maxiemendamento presentato dal governo?

«È stato un passo avanti: il governo si era presentato con una Finanziaria che aveva abolito il bonus per l´occupazione, voleva introdurre un cambiamento nei finanziamenti della 488; per noi questo avrebbe bloccato per un sacco di tempo gli investimenti necessari nel Mezzogiorno».

Nei mesi scorsi si rimproverava alla Cgil di non sedersi ai tavoli per trattare. Adesso, non c´è più il tavolo?

«Sul Mezzogiorno Cgil-Cisl-Uil hanno trattato insieme. Io penso che Cgil e governo abbiano un atteggiamento speculare e pregiudiziale. Il governo considera la Cgil un´organizzazione preventimentamente ostile, la Cgil considera questo governo un nemico pericoloso. Questa è la realtà dei fatti. Cisl e Uil hanno scelto di litigare col governo quando non sono d´accordo, e cercare di fargli cambiare opinione».

Cisl e Uil sono accusate dalla Cgil di far mostra di polemizzare, e poi dire sempre di sì al governo. Come risponde?

«Rispondono i fatti. Sul Mezzogiorno abbiamo conquistato modifiche utili per i lavoratori e per il paese. Il problema è che la Cgil ha riscoperto la categoria anni Cinquanta del "traditore": si arroga il diritto di decidere per conto di tutti ciò che è giusto e ciò che non lo è. Io dico che la Cgil ha il sacrosanto diritto di accettare o contestare le scelte delle controparti, ma non può pretendere che il suo giudizio debba valere per tutti, altrimenti sono traditori».

Lei afferma che l´incontro senza Cgil di martedì sera è in sostanza un incidente, almeno per quanto riguarda Cisl e Uil. Posso chiederle come avrebbe reagito, nei panni di Epifani?

«Non mi avrebbe certo fatto piacere. Anzi, mi sarei arrabbiato moltissimo. Però non avrei reagito in un modo che mi è parso non particolarmente intelligente».

A parte le polemiche, non teme che la Uil possa apparire in una funzione di obiettivo sostegno all´Esecutivo?

«È un problema vero e serio. Ma noi non abbiamo fatto matrimoni. Se ci riusciamo, facciamo accordi. Se poi qualcuno pensa che un accordo equivale a un matrimonio a vita, io dico che è una tesi ingenua o maliziosa. Potremmo temere di essere schiacciati sul governo se avessimo le idee confuse. Noi sappiamo dire sì, ma anche no».