“Intervista” Angeletti: «Neanche la gradualità frenerà il no sulle pensioni»

09/10/2003

 

 
Pagina 12 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il leader della Uil, Angeletti, chiude la porta alle offerte di dialogo del governo

«Neanche la gradualità frenerà il no sulle pensioni»
      Nella previdenza non c´è bisogno di alcun taglio, al massimo di una cura omeopatica
      RICCARDO DE GENNARO

      ROMA – «La gradualità dell´innalzamento dell´età contributiva da 35 a 40 anni mitigherebbe una scelta sbagliata, ma non risolverebbe nulla. Noi, semplicemente, non condividiamo il fatto che si debbano tagliare le pensioni di anzianità. Se il governo non torna indietro su questo noi andremo avanti con gli scioperi». Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, risponde così a coloro che, nell´ambito della maggioranza propongono di riaprire il dialogo con i sindacati.
      Angeletti, il governo chiede di dialogare sulle pensioni. È una richiesta credibile? È ancora possibile il confronto?
      «Soltanto nel caso in cui il governo sia sinceramente disponibile a modificare l´impostazione del provvedimento».
      Anche nel centrosinistra, però, c´è chi sostiene che la riforma di Berlusconi è sbagliata ma che c´è bisogno di intervenire sulle pensioni.
      «Noi le nostre proposte le abbiamo fatte e il governo ha fatto finta di niente. A chi chiede un´altra riforma strutturale diciamo che non c´è bisogno di alcun taglio. Anche perché le cifre da cui muove il governo per giusitificare l´intervento sono infondate».
      A che cosa si riferisce?
      «Al fatto che il nostro sistema previdenziale non costa il 13,8% del Pil. Vale meno, molto meno. Nei prossimi giorni daremo noi le cifre esatte. Basta prendere in esame due recenti interventi del governo per dimostrare che quella stima è gonfiata. Primo, l´aumento a 516 euro delle pensioni sociali, a fronte di contributi mai versati e per un costo di due miliardi di neuro, non fa parte della previdenza, ma dell´assistenza. Secondo, il governo ha fatto confluire nell´Inps il Fondo dei dirigenti di azienda, scaricando sui conti un passivo di 700 milioni di euro: una specie di solidarietà al contrario, i pensionati poveri finanziano le pensioni dei ricchi».
      Maroni, su Repubblica di ieri, dice di aver salvato le pensioni di anzianità e sottolinea l´importanza del superbonus.
      «Maroni mente: le pensioni di anzianità non le ha salvate, le ha cancellate. Chi va in pensione dopo il 2008 a 57 anni e con 35 anni di contributi avrà una pensione quasi dimezzata. Quanto al superbonus l´abbiamo proposto noi».
      Il segretario della Cisl, Pezzotta, ha detto che il tempo delle proposte è finito, ora c´è la mobilitazione. Condivide?
      «Mi sembra una valutazione logica».
      Forse perché se accettaste il dialogo che dice il governo rischiereste, voi e la Cisl, di rifare lo stesso errore del Patto per l´Italia, che il governo non ha poi in larga parte rispettato?
      «Noi non abbiano fatto un errore nel firmare il Patto per l´Italia. Allora abbiamo detto sì, adesso sulle pensioni diciamo no. Questo ci dà una grande credibilità: noi stiamo sempre ai contenuti».
      La cosa, tuttavia, non impedisce a Fini di sostenere che lo sciopero del 24 ottobre sia "un atto politico".
      «Noi non facciamo scioperi politici e non è nostra intenzione, con quello sciopero, che prevedo massiccio, di mettere in difficoltà il governo».