“Intervista” Angeletti: «Mi aspetto un agguato»

22/01/2007
    lunedì 22 gennaio 2007

    Pagina 5 – Economia

      Intervista a Luigi Angeletti

        “Mi aspetto
        un agguato”

        Raffaello Masci

          «Abbiamo trovato una buona disposizione, una mano tesa da parte del governo che ci ha ascoltato». Appena uscito da Palazzo Chigi, pochi minuti pirma delle 23, Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, appare moderatamente soddisfatto, anche se non nasconde che il percorso è ancora in salita, perché i nodi da sciogliere sono molti e tra loro connessi.

          Segretario ci tolga una curiosità: come si mangia a palazzo Chigi?

            «Io avevo mangiato già a casa mia. Mia moglie cucina benissimo. Comunque ho visto che è stato servito un risottino, poi un brasato e alla fine un dolce. Tutto qua».

            L’impressione sull’incontro?

              «Buona direi. Per due motivi: il primo è che non siamo entrati nel merito delle singole questioni ma abbiamo tracciato un’agenda generale, e quindi non c’è stato modo di litigare. Il secondo è che il governo ha convenuto con noi che non si doveva parlare di previdenza se non dopo aver affrontato un discorso più generale sullo sviluppo e sulla crescita del paese».

              Nella maggioranza c’è chi storce il naso di fronte alle vostre richieste. C’era anche al tavolo del governo, ovviamente.

                «Se c’era per ora non si è visto. Ma quando verremo al merito del contendere qualcosa emergerà, non ne dubito. Sento l’eco dei tecnici, l’agguato dei falchi, di chi vuole tagliare e basta. E’ inevitabile».

                E le scadenze? Ce la farete prima delle amministrative?

                  «Diamine: mancano tre mesi. Ci mancherebbe! Il sottosegretario Enrico Letta che coordinerà i tavoli di confronto comincerà a lavorare già domani. Questa è materia che va affrontata subito, anche perché non si può lasciare il paese in questo balletto di dichiarazioni contraddittorie da parte di esponenti della maggioranza».

                  E voi sindacati non avete fatto altrettanto?

                    «No, affatto. Abbiamo parlato con una sola voce. Ci aspettiamo che il governo faccia lo stesso nel momento in cui dovrà presentarci una proposta».

                    A parte la priorità dello sviluppo, cosa c’era scritto nella vostra agenda?

                      «Dopo il discorso sullo sviluppo, abbiamo chiesto al governo un piano serio, organico e di lungo respiro, sullo stato sociale».

                      Pensioni comprese?

                        «Pensioni comprese, si capisce. Ma in questo quadro e in quest’ordine: primo lo sviluppo, secondo il welfare, terzo le pensioni. Senza dimenticare che occorre rivedere anche gli ammortizzatori sociali».

                        Prima della cena il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha parlato a “Domenica in” e ha detto che sull’età pensionabile punta ad abbassare la soglia dei 60 anni. Che ne pensa?

                          «Il discorso complessivo del ministro, sia sull’età, che sugli altri temi, lo abbiamo interpretato come una importante apertura nei confronti delle istanze del sindacato».

                          Comunque, sull’età pensionabile il governo appare possibilista?

                            «Guardi, su questo argomento ci sono due paletti che abbiamo messo: l’età pensionabile delle donne che non può essere toccata per una questione elementare di giustizia, e il superamento – con una formula che poi vedremo – dello scalone del 2008 che così come si configura è secondo noi iniquo».