“Intervista” Angeletti: «Mancano presupposti tecnici per l’intesa»

02/07/2002


2 luglio 2002



Per il leader della Uil le istanze sindacali non hanno avuto risposte nette

«Mancano i presupposti tecnici per l’intesa»


«L’articolo 18 in ogni caso non va alterato, pena l’avvio del referendum»

      ROMA – Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, non condivide l’ottimismo del ministro del Welfare Roberto Maroni. «Chiudere domani (oggi per chi legge, ndr) l’accordo sulla riforma del mercato del lavoro? Non credo sia possibile». E se il governo, aggiunge Angeletti, dovesse mai decidere la linea dura e procedere unilateralmente senza rispettare i paletti chiesti dal sindacato, la Uil non avrebbe dubbi. «Reagiremmo, senza escludere di seguire la strada del referendum scelta dalla Cgil».
      Allora il ministro Maroni sbaglia a pensare che oggi si possa chiudere?
      «Non esiste proprio. Nel senso che non ci sono le condizioni tecniche. Non abbiamo ancora raggiunto le intese sui singoli capitoli ancora aperti. Ci vorrebbe un miracolo, oppure una maratona notturna che però non è in calendario».

      E sul documento economico vi aspettate novità?

      «Qualcosa il governo ci dovrà dire ma se devo essere sincero non mi aspetto un granché. Tutte le nostre richieste in merito al fisco, Mezzogiorno e ammortizzatori sociali devono ancora essere affrontate in un appuntamento col governo che non è stato fissato».

      In che modo procede la verifica nella Uil?

      «Sulle deleghe e l’articolo 18 una larga maggioranza ha chiesto che il testo del governo venga modificato per chiarire bene i termini del periodo sperimentale in modo che dopo i tre anni tutto torni come prima. E soprattutto evitare alcune fattispecie per camuffare la realtà e aggirare la legge».

      Un esempio?

      «In Parlamento c’è in discussione una legge per semplificare la cessione di rami d’azienda. Ci preoccupa perché non vorremmo che sia una furbata per aprire la strada a contratti meno forti rispetto a quelli dell’azienda madre oppure per scendere sotto la soglia dei 15 dipendenti».

      Secondo lei Cofferati ha fatto bene a restare in Cgil?

      «E’ una decisione della Cgil nella quale non voglio entrare. Comunque non credo cambi nulla».

      Ma con il caso-Scajola il quadro complessivo non è destinato a complicarsi?

      «Temo di sì. C’è il rischio concreto che l’attenzione dell’opinione pubblica si concentri su questa vicenda e si distolga da quelle sulla trattativa. Dovremo fare in modo che non ci siano interferenze sulle scelte da fare nel mondo del lavoro. Se così non fosse, significherebbe ammettere la vittoria del terrorismo».

      E se il governo dovesse procedere sull’articolo 18 in modo unilaterale?

      «Le premesse sono che il governo rispetti i paletti proposti da noi nel testo definitivo sulla riforma del mercato del lavoro. Se così non fosse saremmo pronti a seguire la Cgil sulla strada del referendum».
Roberto Bagnoli


Economia