“Intervista” Angeletti: «Ma quale divisione, la Uil sta con Cgil e Cisl»

21/01/2002


La Stampa web





intervista
Marina Cassi


(Del 19/1/2002 Sezione: Economia Pag. 15)
«QUALCHE PASSO AVANTI IL MINISTRO LO HA FATTO, MA NON BASTA: DEVE STRALCIARE LE MODIFICHE ALL´ARTICOLO 18 E ALLA DECONTRIBUZIONE»
«Ma quale divisione, la Uil sta con Cgil e Cisl»
Angeletti: Maroni deve cambiare strada, siamo pronti anche allo sciopero generale

TORINO

NON è buonista verso il governo, non è morbido con Maroni, non è l´ala debole del sindacato confederale. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, a Torino per il congresso regionale, si affanna a spiegare che tra lui Pezzotta e Cofferati non c´è alcuna differenza: quelle di Maroni sono aperture solo apparenti e l´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si tocca e non si scambia.

Angeletti lei era apparso soddisfatto dalle dichiarazioni del ministro del Welfare.

«No, guardi: è apparsa una presunta differenza tra me e Cisl e Cgil che in realtà non esiste. Noi tutti abbiamo un obiettivo chiarissimo: togliere dai provvedimenti del governo le modifiche all´articolo 18 e la decontribuzione. Se avessimo idee diverse lo diremmo come è successo altre volte in passato. Ma non è così».

Però l´ipotesi di Maroni di discutere dell´articolo 18 era sembrata piacerle.

«No. Io ho solo registrato che rispetto alle sue granitiche convinzioni adesso ha perplessità e disponibilità a discutere. E´ un passo avanti, perchè negarlo?».

Allora si possono discutere modifiche alla norma sul reintegro dei licenziamenti illegittimi?

«No, lo ripeto: l´obiettivo è non toccare quell´articolo della legge. Gli imprenditori vogliono mutare i rapporti di potere tra azienda e lavoratore. Se si consentono licenziamenti senza ragione e in violazione della legge si mutano in peggio i rapporti. Insomma, per farla breve: il dipendente diventa un suddito che deve cercare la benevolenza del proprio sovrano».

Secondo la Confindustria l´abolizione dell´articolo sul reintegro servirebbe a far crescere l´occupazione.

«Ecco, appunto lo dicono gli imprenditori, ma è infondato. Rispondano a una domanda: perchè se fosse così, visto che l´articolo 18 vale in tutta Italia, ci sono un terzo delle regioni dove non si trova manodopera e un terzo dove è concentrata la disoccupazione e cioè il Sud?».

Perchè secondo lei?

«Agitano questa bandiera per distogliere l´attenzione dalle responsabilità politiche del governo che non fa abbastanza sulle infrastrutture e degli imprenditori che non investono al Sud. E´ un modo furbesco per scaricare i loro problemi: vogliono competere solo sui costi. Ma è illusorio competere con Albania e Romania che hanno salari della metà. In Italia ci sono 36 milioni di cellulari neppure uno realizzato in Italia; non vorrà dire niente questo?».

D´accordo questa sulla competizione è una vecchia polemica tra voi e gli imprenditori, ma l´articolo 18 è veramente così importante. Ha un valore simbolico così forte da meritare tutti questi scioperi che, tra l´altro voi sostenete stanno riuscendo bene?

«Il valore simbolico è evidente e l´ha capito bene chi sciopera in questi giorni: tutti i lavoratori sanno che potenzialmente il problema del licenziamento li potrebbe coinvolgere».

Siete disposti, anche allo sciopero generale? E quando, prima come chiede parte della Fiom, o dopo il dibattito parlamentare?

«Lo sciopero generale è uno strumento; lo useremo se e quando avrà la massima efficacia».

Se Maroni ritirasse le modifiche all´articolo 18 potreste scambiare questo con l´accettazione della contribuzione?

«E no e per ragioni di merito, non ideologiche. Per 5 anni c´è stata una battaglia dialettica sulla riforma Dini alla fin fine si è scoperto, come noi sostenevamo, che il sistema è in equilibrio e anzi si è anche risparmiato. Ridurre le entrate come vuol fare il governo prima o poi mette in crisi il bilancio dell´Inps e allora arriverà qualcuno a dire: bisogna tagliare le pensioni».

Allora: niente scambio, niente modifiche. Siete duri e intransigenti come la Cgil che non è isolata?

«Siamo uniti su obiettivi comuni. Capisco che provino a dividerci, ma non riesce. Devo confessarlo: anch´io a volte dico che la maggioranza ha dei problemi di coesione…».