“Intervista” Angeletti: la previdenza regge

15/09/2003




14 Settembre 2003

PER IL SEGRETARIO DELLA UIL NON SONO NECESSARI CAMBIAMENTI DEL SISTEMA

intervista
Francesco Manacorda

Angeletti: la previdenza regge
Bisogna imparare a fare i conti
«Ci sono ministri consci che la situazione non è preoccupante
però altri vogliono fare i primi della classe davanti all’Europa»

BERLUSCONI dovrebbe chiamare noi e le imprese attorno a un tavolo per discutere dei problemi veri che affliggono gli italiani: l’aumento dei prezzi e la perdita di posti di lavoro. In quella sede potremo anche dargli ottimi consigli su come affrontare in modo intelligente il problema delle pensioni. Un problema che non c’è». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil parte al contrattacco come accade regolarmente appena il governo segnala di voler spingere sulla riforma previdenziale.
Angeletti, il premier parla di «misure strutturali». Avete l’impressione che si torni a pensare alla riforma come strumento per fare cassa in Finanziaria?
«Non lo so, ma se fosse così le cose si complicherebbero molto, tutta la discussione sulla Finanziaria ne sarebbe inquinata. Mi auguro proprio che non si voglia riaprire questo fronte che sembrava ormai chiuso».
Cassa o meno Berlusconi dice che la riforma delle pensioni è «improcrastinabile» mentre per i sindacati non serve. Perché questo dialogo tra sordi?
«Dipende dalla pessima gestione della politica italiana a livello internazionale».
Sarebbe a dire?
«Che la Commissione europea o il Fondo monetario fanno le loro previsioni sui dati forniti dal governo, calcolando che tutti utilizzino gli strumenti attuali, andando in pensione a 57 anni di età o 35 di contributi, e presupponendo un Pil sempre stagnante. Su queste basi è ovvio che si preveda una ‘’gobba’’ nei conti fino al 2008».
E non è così?
«Ma no, la riforma Dini ha retto e regge, non è che tutti si precipitino in pensione appena posso e non è che l’economai sarà stagnante anche nei prossimi anni. Del resto a riforma appena fatta si cominciò subito a dire che non bastava e lo stesso D’Alema ne voleva già fare un’altra due anni dopo. Ma guardiamo ai fatti: siamo al 2003 e il sistema è in equilibrio, in futuro sarà lo stesso e si arriverà tranquillamente al 2015 quando il sistema contributivo farà sentire in pieno i suoi effetti».
E allora perché i governi – non solo questo – puntano tanto sulla riforma delle pensioni con i fulmini sociali che questa attira. Mica sarà puro masochismo?
«Nel governo bisogna distinguere tra i ministri che sanno fare i conti e non sono preoccupati e quelli che invece sono condizionati da dinamiche politiche. C’è chi vuole fare il primo della classe in Europa mostrando che l’Italia non è da meno di altri paesi che stanno facendo la riforma previdenziale, ma anche chi punta sul decisionismo per affermarsi sul mercato politico nazionale».
A dire il vero il presidente del Consiglio sostiene che non cambiare le cose è un modo «per mettere la testa sotto la sabbia».
«Ma della riforma non abbiamo bisogno. Lo ripeto: malgrado i profeti di sventura siamo arrivati al 2003 e non è successo nulla. Invece di lanciare questi messaggi Berlusconi dovrebbe fare dieci spot al giorno per spiegare alla gente che può andare in pensione non ha appena ha raggiunto l’età prevista, ma che così facendo perde una parte del reddito e quindi chi resta al lavoro avrà i suoi vantaggi».
Domani lei si troverà assieme ai segretari generali di Cgil e Cisl. Che cosa vi direte?
«Io vado per capire se abbiamo delle opinioni comuni sulle cose da fare, dalle pensioni alla finanziaria. Le questioni di merito, insomma. Ma leggo alcune dichiarazioni dei vertici della Cgil che mi fanno sorridere: sembra che chiedano al governo di fare al più presto una proposta per poter fare uno sciopero».
E invece niente scioperi?
«Non preventivi, di quel genere noi non ne faremo. L’unico sciopero che prevedo è quello degli acquisti di martedì prossimo».
Segretario, se il governo continua così c’è il rischio che compia il miracolo dell’unità sindacale?
«Mah, le esternazioni non ci fanno nè caldo nè freddo. Per ora sono solo uscite autolesionistiche che fanno male al governo e alle casse dell’Inps».