“Intervista” Angeletti: la previdenza non è merce di scambio

07/07/2003


domenica 6 Luglio 2003

intervista
Federico Monga

IL «NO» AL GOVERNO DEL SEGRETARIO GENERALE UIL
Angeletti: la previdenza non è merce di scambio

Non servono nuove regole, sono in gioco solo equilibri politici»
«L’Europa non ci spaventa: Francia e Germania peggio di noi»

NELLE orecchie di Luigi Angeletti già ronzano i commenti «sul governo forte che finalmente ha avuto il coraggio di mettere mano alle pensioni». Per un attimo sveste i panni di segretario della Uil, «per fare un po’ di propaganda», e sale sul pulpito: «Finalmente. Una maggioranza che fa qualcosa. Che è in grado di affrontare la riforma più impegnativa di tutte. Quella politicamente più difficile. La madre di tutte le riforme. Una scelta impopolare ma grande perché fatta nell’interesse della collettività». Il gioco delle parti però dura poco. E torna subito il leader del terzo sindacato italiano: «La riforma delle pensioni non ha nessuna giustificazione finanziaria».
Due sere fa Bossi arringava il popolo leghista assicurando: ho messo Maroni al Welfare per difendere le pensioni. Ieri il ministro però ha cambiato versione: «La decisione ora diventa politica». E’ in arrivo un giro di vite sulla previdenza?
«Io temo proprio questo: le pensioni sono diventate una questione politica. Anzi peggio. Una merce di scambio con la devolution, la cabina di regia. E’ inaccettabile. Io mi chiedo che cosa c’entra la devolution con le pensioni?».
Cosa c’entra?
«Nulla. Non c’è alcun bisogno oggettivo di fare una nuova riforma. Il governo ha cambiato idea solo per questioni di equilibri politici interni».
In realtà una larga parte del centrodestra ha sempre ritenuto prioritario alleggerire la spesa previdenziale.
«Nel 2001 questo governo ha fatto una verifica su una riforma messa a punto da un governo di un altro colore. Mi immagino che il centrodestra avesse tutto l’interesse a fare le pulci. E invece ha concluso che, tutto sommato, la riforma Dini funzionava, evidenziando qualche problema solo attorno al 2010».
La delega però cerca di cambiare già qualche cosa?
«Stiamo ancora aspettando di confrontarci sulla delega. Come stiamo ancora aspettando di completare la vecchia riforma, la separazione dalla previdenza dall’assistenza. Non mancano le cose concrete da fare in questo campo. Ormai, però, mi par di capire che la delega sarà scavalcata».
Pare anche di capire che si vada verso i disincentivi.
«I disincentivi sono socialmente ignobili. Alcune categorie, dopo 37 anni, non sono più fisicamente in grado di lavorare».
La maggior parte delle proposte offrono garanzie, escludendo dai disincentivi i lavori logoranti.
«Alla fine poi non si capisce mai bene quali sono. L’unico metodo corretto per aumentare l’età pensionabile è l’incentivo. E il più grande incentivo a continuare a lavorare in Italia sono le pensioni stesse. Non si parla di cifre da capogiro ma di una media sotto i mille euro. Un pensionato non può nemmeno permettersi una macchina di piccola cilindrata. Va a piedi. E quindi ha tutto l’interesse a continuare a lavorare».
Potrebbe costringerci l’Europa.
«La Maastricht delle pensioni non ci preoccupa. Germania e Francia stanno peggio di noi. Se, correttamente, si separa assistenza da previdenza, siamo i migliori d’Europa».
I conti italiani hanno comunque bisogno di ossigeno. Di fare cassa.
«Una ragione in più a supporto dell’inutilità della riforma. I primi risparmi tangibili arrivano solo dopo otto anni. Con le pensioni non si fa cassa».
Qualche intervento ci potrebbe stare. Ad esempio aumentare il contributo degli autonomi o degli atipici.
«Si può discutere su qualsiasi progetto che razionalizzi le regole, che renda più uniforme il rapporto tra versamento e pensione percepita».
In questi ultimi mesi si sta ripercorrendo, con non poche difficoltà, la strada della concertazione. Se il governo insiste sulle pensioni, salta tutto?
«I sindacati faranno almeno uno sciopero. Se l’attacco sulle pensioni sarà ancora pesante tutti i rapporti e tutti gli accordi che ci saranno da fare inevitabilmente ne risentiranno».