“Intervista” Angeletti: «In piazza contro le bugie del governo»

20/10/2003



 Intervista a: Luigi Angeletti
       
 



Intervista
a cura di

Roberto Rossi
 

19.10.2003
«In piazza contro le bugie del governo»

MILANO – Non solo scioperi e manifestazioni. Ma anche lettere. Lettere simili a quelle che il governo spedirà domani a 18 milioni di famiglie (le stesse alle quali è stato recapitato l’euroconveritore) ma con l’intento inverso: spiegare le ragioni del sindacato in materia previdenziale. «Forse 18 milioni di lettere saranno un po’ troppe – ci dice Luigi Angeletti, segretario della Uil -. Non abbiamo gli stessi mezzi di cui può disporre Berlusconi. Cercheremo di inviarle ai nostri iscritti. Vedremo, poi se ci sarà la possibilità, sempre nei nostri limiti, di ampliare i destinatari elencando i punti del nostro dissenso rispetto alle bugie del governo».
A proposito di uniformità di mezzi, domani avrete un incontro con il presidente della Rai, Lucia Annunziata. Che cosa le direte?

«Le diremo che vorremmo essere nelle condizione per poter esprimere le nostre opinioni nello stesso modo con cui Palazzo Chigi ha avuto la possibilità di farlo. Manifesteremo la giusta esigenza di porre alle persone di fronte la possibilità di conoscere tutti i punti di vista e di poter fare valutazioni».

E secondo lei ci saranno le condizioni perché questo possa avvenire?

«Me lo auguro, ovviamente. Visto che il governo sostiene la tesi contraria alla nostra sulla assoluta necessità di fare una riforma previdenziale ci piacerebbe avere un po’ di spazio anche a noi. Speriamo di essere messi nelle condizioni di potere utilizzare i mezzi più importanti, come, appunto, la televisione».

Lei ha parlato di punti da elencare nelle missive agli italiani. Li vogliamo riassumere?

«Il primo riguarda la questione relativa alla sostenibilità o meno del nostro sistema previdenziale. Noi diciamo che è sicuramente sostenibile nei prossimi anni. Perché non è vero, come sostiene il governo, che si spenda per la previdenza il 13,8% del Pil. Inoltre ci sono tante forme di assistenza che non c’entrano nulla con la previdenza».

Ad esempio?

«Di esempi ce ne sarebbero molti. Le indico solo uno degli ultimi. Nella primavera di quest’anno, nel silenzio più totale, il fondo previdenziale dei dirigenti d’azienda, è stato trasferito all’Istituto nazionale di previdenza, con un debito di un miliardo di euro e poco più. Questo ovviamente è andato a gravare sui meccanismi dell’Inps. È stata un’operazione che è passata sotto traccia, una delle tante. Abbiamo fatto, usando una battuta, della solidarietà alla rovescia. I pensionati poveri hanno pagato anche per i pensionati ricchi».

In questo modo quel 13,8% si ridurrebbe?

«Quando si dice quanto costa la nostra previdenza in Italia bisogna fare il ragionamento del sottosegretario per le politiche sociali Alberto Brambilla che ha cominciato a distinguere tra assistenza e previdenza. Se si fa così è chiaro che quel 13,8% diventa un numero del tutto fittizio. Questo andrebbe spiegato alla Commissione europea, così come al Fondo monetario internazionale che fa sempre finta di non capire».

Tornando ai punti programmatici. Che cosa altro spiegherete nella lettera?
«Spiegheremo come alcuni calcoli del governo siano errati. Palazzo Chigi dice: nel 2030 la nostra spesa previdenziale crescerà a livelli insostenibili. Questa ipotesi è fatta tenendo conto di proiezioni che si basano su delle condizioni irreali».

Quali?

«La prima condizione ci dice che il reddito nazionale, in questi anni, non crescerà oltre l’1%. Ovviamente, se così fosse, avremo qualche altro problema oltre le pensioni. Senza dimenticare poi come questo dato sia in contraddizione con tutte le altre previsioni di crescita, fatte dal governo, che davano il nostro Pil attorno al 2-3%».

Tra i vari punti con i quali si tenta di dare una spiegazione alla riforma c’è anche quello legato all’età della popolazione lavorativa nei prossimi anni. Lei è d’accordo?

«No. L’equazione presentata dal governo agli italiani è troppo semplice. Si dice: camperemo più a lungo, faremo meno figli e, in questo modo, la popolazione lavorativa diminuirà. Di conseguenza la quota dei pensionati rispetto alla popolazione tenderà a crescere. Se fossero vere queste proiezioni il nostro sistema produttivo sarebbe vicino al collasso. Non avremo la possibilità di accendere la luce, non di pagare le pensioni.

E invece?

«In realtà avverrà una cosa molto semplice. Ammesso che il tasso di natalità sia ancora vicino allo zero, il nostro sistema produttivo si reggerà grazie all’immigrazione. È una caratteristica di tutte le società che si sviluppano. Questo, naturalmente, ci dice che il nostro sistema previdenziale non è al collasso. Non servono interventi chirurgici come sostenuto dal governo. Il sistema non è malato. Al massimo ha una leggera influenza per la quale consiglierei solo qualche aspirina»

Del tipo?

«Cominciamo a omogeneizzare i contributi, ce sono troppe tipologie diverse. Poi incentiviamo le persone a rimanere al lavoro. Sono riforme semplici e non troppo impegnative».

Nel frattempo ci sarà la giornata del 24. Che tipo di manifestazioni saranno?

«Tranquille, grandi e, soprattutto, molto partecipate».