“Intervista” Angeletti: «Il reddito dei lavoratori vera emergenza nazionale

04/09/2007
    martedì 4 settembre 2007

    Pagina 7 – Primo Piano

    I NOSTRI CONTI
    ALLARME BUSTE-PAGA

      Intervista
      Luigi Angeletti

        «Il reddito dei lavoratori
        vera emergenza nazionale»

          ROMA
          «Questa è la vera emergenza nazionale: il reddito disponibile dei lavoratori che continua a calare» scandisce il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. Che ora chiede al governo di «tagliare subito le tasse sul lavoro dipendente».

          La forbice tra inflazione e salari si sta riducendo sempre di più. Ma è solo colpa dei contratti scaduti?

            «Colpa dei contratti certo, ma soprattutto del fatto che si fa sentire in maniera evidente la questione fiscale. L’alto livello di tassazione che pesa sul lavoro dipendente non solo ha un effetto depressivo nei confronti del potere d’acquisto e del reddito disponibile ma, paradossalmente, produce anche l’effetto di elevare i redditi nominali. E’ il famoso cuneo fiscale che continua a far sentire tutti i suoi effetti perversi».

            E rende più difficili i rinnovi…

              «Sì, perché è come pagare due per prendere uno».

              I dati sull’inflazione sono spesso guardati con sospetto, molto lontani dalla realtà della spesa quotidiana. Lei cosa ne pensa?

                «Quelli su cui ragioniamo sono dati scientifici, però si tratta di numeri ponderati che danno una rappresentazione falsata della realtà. Faccio un esempio: l’Istat calcola che una famiglia media di 4 persone spenda per l’affitto di casa il 9% del suo reddito disponibile. Ma le pare possibile?».

                Il meccanismo dei rinnovi, l’accordo del 1993, in questo situazione ha ancora un senso?

                  «No, quello è morto da un sacco di tempo. Tant’è che ormai non viene quasi più applicato».

                  Certo, perché aumenti di 80-90 euro non soddisfano nessuno.

                    «Oltretutto lordi, mentre l’inflazione è sempre al netto».

                    Le retribuzioni di fatto, però, crescono di più.

                      «Ma è sempre stato così. Senza contare poi che una parte dell’industria manifatturiera si presenta più in salute di un tempo ed è naturale che i dipendenti ne traggano beneficio».

                      A breve partiranno gli incentivi per i contratti di secondo livello: avremo buste paga più pesanti?

                        «Se l’operazione verrà fatta con intelligenza questa può essere un’operazione in grado di cambiare la storia: la regola che per guadagnare di più si debba lavorare di più è sempre valida ed è chiaro che un’operazione del genere per funzionare deve essere incentivata, altrimenti si lascia spazio al lavoro nero».

                        Da subito cosa si può fare?

                          «Occorre far capire al governo che in Italia abbiamo una vera emergenza salariale. E’ questa la vera priorità del paese, non la precarietà del lavoro, che pure è un problema importante: quello che colpisce milioni di persone, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, è il problema del reddito disponibile, degli stipendi assolutamente insufficienti. E’ questo il vero malessere della nostra società, il primo motivo di insoddisfazione dei cittadini che da tempo ormai non ce la fanno più a mantenere gli standard di vita a cui erano abituati».

                          In vista della nuova finanziaria questo ragionamento come si traduce?

                            «Dando priorità alla questione fiscale. Argomento su cui lo stesso sindacato sconta un ritardo culturale incredibile: per onestà intellettuale abbiamo sempre sostenuto che prima si fa la lotta all’evasione e poi si tagliano le tasse, ma oggi non può più continuare così. Perché il risultato è stato catastrofico per i redditi delle persone che rappresentiamo. Adesso bisogna ridurre subito le tasse e così chi ci governa sarà costretto davvero a trovare i soldi a fare davvero la lotta all’evasione perché è chiaro che in un paese dove l’evasione fiscale è uno sport nazionale è una mossa politicamente molto costosa. E quindi nessuno si imbarca in un’impresa del genere». [P.BAR]