“Intervista” Angeletti: «Il negoziato è l’unica opportunità per ottenere un risultato»

06/06/2002


        intervista a Luigi Angeletti
Intervista
a cura di

Giovanni Laccabò
        Ora vi spiego perché trattiamo col governo
        06.06.2002
        Angeletti: Il negoziato è l’unica opportunità per ottenere un risultato


        MILANO
        Il leader della Uil, Luigi Angeletti, non ha dubbi: la trattativa era l’unica strada percorribile.
        Come rispondere alla Cgil che vi contesta di trattare pur avendo sul tavolo l’attacco all’articolo 18?

        «Intanto lo hanno dovuto stralciare, poi il fatto che lo hanno riproposto in un disegno di legge ci conferma che per garantirci nei prossimi anni, l’unica soluzione era la trattativa, per cercare un accordo definitivo».

        Per garantirci: in che senso?

        «Perché diversamente dovremmo affrontare un percorso tortuoso: bocciare questo, aspettare sei mesi per bocciare quest’altro, passare la vita a cercare di impedire al Parlamento di legiferare sull’articolo 18: il rischio di essere costretti nei prossimi anni ad una battaglia puramente difensiva che ci toglie energie e ci distoglie dai problemi veri».

        Angeletti, però questa è una posizione diversa da quella che avete portato nelle piazze il 16 aprile. Non si poteva discuterla anche con la Cgil?

        «Sono d’accordo, e allora rivelo una notizia che finora non è stata resa pubblica: ai primi di maggio abbiamo fatto una riunione alla Uil, noi, la Cisl e la Cgil, per cercare di capire quale posizione prendere nel momento in cui il governo ci avrebbe convocati. Che facciamo, oltre a ripetere il nostro rifiuto alla modifica dell’articolo 18? In quel periodo non ci sembrava probabile che il governo avrebbe fatto quel mezzo passo indietro sulla delega. Addirittura abbiamo chiesto di riflettere su una proposta di Pietro Ichino su come affrontare in termini positivi, e non più solo di rimessa, il tema della riorganizzazione delle tutele rivolte non solo ai lavoratori “normali” ma anche ai Cococo. Purtroppo la Cgil ha rifiutato»

        E poi?

        «Poi la Cgil ci ha comunicato con lettera le sue posizioni. È stata una caduta di stile, la lettera, ma sorvoliamo, lo stile non ci interessa. Noi abbiamo ugualmente fatto l’invito ad un incontro, ma ci è stato risposto che non c’era più tempo».

        Quindi la rottura era già nell’aria?

        «Sapevamo che c’era il rischio. Se il governo fa una mossa, o tu sei in grado di concordare le reazioni, oppure devi mettere in conto che ci possano essere risposte diverse».

        E la reazione delle fabbriche? Non pare che sia apprezzata la vostra scelta di trattare. Anzi vi giudicano accondiscententi, pensano che avete tradito il 16 aprile…

        «È evidente che questa è l’accusa, ma io la respingo: dal punto di vista formale, l’obiettivo dello stralcio è stato raggiunto. Quell’accusa sarebbe legittima se ci accingessimo a fare un accordo col governo che modifichi l’articolo 18, che cancelli le sue tutele: allora sì sarebbe un cambio di posizione! Ma è curioso che si contesti il fatto che noi si vada a una trattativa, che è l’unico strumento che abbiamo per salvaguardarci».

        Ma il problema non era questo, non era di fare o non fare l’accordo, perché già si sapeva che non avreste firmato la modifica dello Statuto. Il problema era se accettare o meno una trattativa con il ricatto sulla testa.

        «Ma questa minaccia non è più com’era prima. La minaccia concreta della delega è stata smontata. È vero che il governo ha detto che intende trattare il tema, ma con quale soluzione? Questa si saprà solo alla fine. Quindi c’è una profonda differenza».

        Ma il governo ha già detto che la modifica ci sarà…

        «No, c’è una differenza. Il governo ha detto che la valutazione sarà data a valle della trattativa, e che terrà conto dell’intesa, o di come si è svolta la trattativa. Ciò signfica che il governo ha accettato fin dall’inizio l’idea che comunque cambierà opinione».

        Ma questa, Angeletti, è la sua lettura. Invece Berlusconi, D’Amato e congrega hanno ribadito l’esatto contrario…

        «E invece io dico che il sottosegretario Maurizio Sacconi, aprendo la riunione di venerdì ha sostenuto cose diverse, cose che intanto contraddicono almeno una delle fattispecie della modifica. Inoltre Sacconi dichiara che l‘eventuale intesa avrà come conseguenza logica quella di sottoporre l’evoluzione della normativa alla concorde valutazione delle parti sociali. Questo, tradotto dal linguaggio, è il diritto di veto».

        Dunque, sulla base di questa dichiarazione di Sacconi, la Uil deduce che il governo non potrà modificare l’articolo 18?

        «Per quelli che già ce l’hanno, no!».

        E gli altri?

        «Il problema si apre per tutti coloro per i quali già oggi non si applica: non tanto per i nuovi assunti, perché l’articolo 18 non riguarda le persone, ma le aziende. Chi già oggi lo applica, non potrà che applicarlo per tutti quelli che assumerà. Il problema riguarda tutti, anche i sessantenni delle imprese in cui già oggi non si applica l’articolo 18, e per questi occorrono nuove tutele».

        Cofferati parla di rottura epocale…

        «Non è vero, di ciò sono profondamente convinto. Abbiamo vissuto esperienze ben più pesanti. Questa è una frattura su un tema importante, che attiene non solo ai diritti ma anche al ruolo e al potere del sindacato, che alla fine sarà ricomposta e i rapporti torneranno normali, alternando come sempre momenti di unità a momenti di dialettica».