“Intervista” Angeletti: «I lavoratori sono delusi»

02/10/2007
    martedì 2 ottobre 2007

    Pagina 4 – POLITICA & SOCIETÀ

      intervista

      Angeletti: «I lavoratori sono delusi»

        Il segretario della Uil commenta
        la sua assemblea alla Fiat
        e spiega le ragioni delle contestazioni.
        «Il voto non è sul governo ma sul
        merito del protocollo. E il governo,
        qui, non è molto amato»

          lo. c.

            Luigi Angeletti della Uil è l’unico segretario generale ad essere tornato a Mirafiori a spiegare le ragioni della firma del protocollo del 23 luglio sul welfare e dell’accordo sulle pensioni. L’aveva promesso a dicembre, al termine delle assemblee in cui tutti e tre i leader sindacali avevano raccolto contestazioni e fischi, e ieri ha mantenuto la promessa, pur sapendo che anche questa volta i fischi non sarebbero mancati. Onore al merito: «Una scelta logica – ci risponde – la cosa peggiore per un sindacalista è scappare di fronte ai problemi posti dai lavoratori. Tantopiù ritengo un dovere confrontarmi con la mia gente quando so, come nel caso del voto sul protocollo, che di problemi ce ne sono, e non pochi».

            Angeletti, onore al merito, ma anche tanti fischi a Mirafiori.

            E’ stata un’assemblea vivace, calda, che ha espresso tante preoccupazioni e persino scontento. Ma voglio dirlo con nettezza, si è trattato di un’assemblea assolutamente corretta. Alcune preoccupazioni di una parte di chi è intervenuto, secondo me sono infondate, in particolare quelle che riguardano i lavori usuranti da cui le tute blu si sentono ingiustamente escluse. Così come non è vero che metter mano ai coefficienti comporterà nuovi tagli alle pensioni: nel testo sta scritto che sarà garantita una protezione pensionistica non inferiore al 60%.

            Hanno ragione a temere di essere esclusi dall’elenco di chi potrà continuare ad andare in pensione con la vecchia legge, anche perché le ore di lavoro notturno necessarie per rientrare nei requisiti sono superiori a quelle realmente effettuate. E 5 mila uscite l’anno a 57 anni non lasciano ben sperare.

            Non è così, perché una volta approvata la legge, dati per certi i requisiti, non si potrà dire «tu puoi andare e tu no». E’ comprensibile che il governo sia costretto a fare delle previsioni di spesa, ma stai tranquillo che se invece di 5 mila saranno 70 mila le persone in condizione di uscire con i vecchi criteri, i soldi il governo li dovrà trovare. Dal canto nostro, dovremo fare attenzione che sui requisiti non vengano applicati criteri più riduttivi.

            E quali sono invece le contestazioni fondate?

            E’ legittimo e comprensibile ritenere il risultato ottenuto inferiore alle aspettative, io posso avere un’opinione diversa ma capisco e rispetto questa delusione, in particolare in relazione alla sostituzione dello scalone con gli scalini. Capisco anche la critica che ci viene rivolta, secondo cui le confederazioni non avrebbero fatto abbastanza per ottenere risultati più spendibili. Ma l’esito raggiunto è quel che si poteva ottenere con questa maggioranza, l’ala sinistra ha provato a spostare di più il baricentro a favore dei lavoratori dipendenti invece che dell’impresa, ma alla fine sono stati posti vincoli insuperabili.

            Dei lavori usuranti e dei coefficienti riparleremo quando avremo i numeri. Invece, quando parli della maggioranza e dei vincoli posti, che rinviano a chissà quando un’inversione di tendenza delle politiche governative, vuoi dire che se il governo corre rischi essi vengono dalla destra dello schieramento?

            Io faccio il sindacalista e giudico il governo per quel che fa. Il punto centrale riguarda la destinazione delle risorse, in un momento in cui l’economia va un po’ meglio e si comincia a far pagare più tasse agli evasori. Non mi va che l’attenzione prevalente del governo sia alle imprese a cui sono destinati gli aiuti, cosa che invece non avviene per i lavoratori dipendenti. Chi, a sinistra, è contrario a questa logica si muove però in modo confuso rispetto alle scelte concrete da fare. E’ lo scontro tra queste due filosofie a rendere instabile il governo Prodi, e mentre so che la sua azione è sbilanciata a tutto vantaggio delle imprese, non so se i colpi arriveranno da destra o da sinistra. So però che ogni volta che si deve decidere qualcosa a favore dei lavoratori dipendenti non si trova la maggioranza. Se il governo cadrà sarà per ragioni diverse, e in ogni caso noi non potevamo non fare quel che abbiamo fatto firmando il protocollo, pena lasciare le cose come stanno, scalone compreso.

            Fatto sta che la Uilm piemontese ha votato contro il protocollo del 23 luglio.

            A me hanno detto che avremmo dovuto cambiare alcuni punti, poi però sono convinto che danno indicazione di voto favorevole.

            Ti pare che la Finanziaria appena presentata rappresenti un’inversione di tendenza?

            No, vedo piuttosto una conferma della tendenza che critico. I soldi che provengono dal lavoro sono tartassati, mentre quelli che provengono dalla rendita finanziaria, dai capital-gains, restano al 12%. Non pretendo il rovesciamento delle politiche governative, ma almeno un segnale diverso me lo sarei aspettato. Non entro nelle polemiche che riguardano i partiti nascenti, dico solo che un vero partito democratico all’americana un intervento sulla rendita lo farebbe.

            Guglielmo Epifani, in un’intervista poi precisata dal suo ufficio stampa, ha detto che bisogna votare sì perché altrimenti «salta il banco», e tutti hanno inteso che il banco è il governo.

            Non sono d’accordo con Epifani, nel merito ma anche perché sarebbe controproducente il nesso protocollo-tenuta del governo. Non credo che se vincessero i sì nella consultazione i problemi di questa maggioranza sarebbero superati, né un voto negativo farebbe di per sé cadere il governo. E aggiungo che questo nesso sarebbe controproducente, dato che il governo è piuttosto impopolare tra la nostra gente, nelle fabbriche. Per questo io nelle assemblee dico il contrario: cari lavoratori, ricordatevi di dare un voto di merito e non sul governo.