“Intervista” Angeletti: «Hanno creato lo scontro solo per ostilità politica»

02/04/2002

 Intervista a: Luigi Angeletti
       
 

Luigi Angeletti


Intervista
a cura di

Giovanni Laccabò
 

30.03.2002
Hanno creato lo scontro solo per ostilità politica


MILANO
La «campagna mediatica» del premier punta a riaprire il dialogo ma fin qui è riuscita solo ad inasprire le tensioni. La replica dei leader sindacali è garbata nella forma, ma dai contenuti traspare l’irritazione. Dagli schermi televisivi Berlusconi irride i sindacati getta fango a piene mani proprio sugli interlocutori coi quali vorrebbe riallacciare i rapporti quando li accusa senza mezzi termini di avere ingannato i lavoratori a proposito dell’articolo 18. Così il presidente del Consiglio è riuscito persino a fare imbufalire un tipo paziente come il leader della Cisl Savino Pezzotta, ed ora anche il segretario generale della Uil Lugi Angeletti gli ribatte duro: «Berlusoni vuole il dialogo? Per ora rispondiamo con lo sciopero. Se poi vorrà riprendere il dialogo dopo il 16 aprile, allora mi sta bene. Sarei preoccupato qualora volesse anticipare l’ora del confronto»
In che senso?

«Perché potrebbe essere una mossa per tentare di fermarci, invece lo sciopero serve per convincere o tentare di convincere il governo a cambiare strada su articolo 18 e decontribuzione. Pertanto speriamo che all’indomani del 16 aprile il governo prenda atto che le nostre opinioni sono condivise da una vasta platea del lavoro dipendente. Lo sciopero non è una disfida tra governo e sindacati, ma dimostra che una larga parte di lavoratori e cittadini non condivide le scelte del governo».
Però il premier sostiene che tutti questi milioni di cittadini e lavoratori sono vittime della vostra sistematica disinformazione.

«La nostra informazione è stata corretta. Al contrario, è lui che va dichiarando che facilitare i licenziamenti serve per accrescere l’occupazione! Ma questo è uno slogan che non convince, non perché ci sia un problema di comunicazione, come pensa Berlusconi, ma perché è proprio una scelta sbagliata. Non si vorrà per caso sostenere che adesso i sindacati siano diventati professori della comunicazione!? Non ci credo! La verità è che la gente capisce perfettamente ciò che vuole il governo, ma non condivide, e pertanto è fin troppo facile prevedere che il premier potrà fare tutte le campagne di informazione che vorrà, ma alla fine si ritroverà sempre col suo problema irrisolto tra le mani».
Però colpisce che, dopo tutti questi mesi di lotte e aspri conflitti, il premier non si renda ancora conto della gravità del proprio errore.

«Esatto, sì esatto! Non capisce il grado di percezione che i lavoratori dipendenti hanno di quel provvedimento. Il quale è vero che non produrrà migliaia di licenziamenti, cosa del resto che nemmeno noi abbiamo mai detto, ma certamente induce nei singoli lavoratori una percezione di debolezza nei confronti dell’impresa. Al premier sfugge questo aspetto, forse perché non è mai stato un lavoratore dipendente».
Grave lacuna per un presidente operaio…

«Ah! Ah! Lui comportandosi in questo modo dimostra di non conoscere che cos’è un rapporto di lavoro subordinato!».
E intanto si inasprisce la conflittualità in tutto il Paese con una esponenzialità astronomica: nei primi due mesi dell’anno le ore non lavorate crescono del 1.450 per cento secondo l’Istat. Che significa?

«È evidente! È stato il governo a provocare tutta questo crescendo di scioperi a catena, compreso quello prossimo del 16 aprile! L’ho già detto e lo ripeto, anche a costo di autocitarmi: lo sciopero generale del 16 aprile è stato proclamato dal presidente del Consiglio! Lo ha promosso il governo! Lo hanno proprio cercato! Si sono incaponiti sull’articolo 18 e ne hanno fatto una questione di bandiera! Non si può spiegare la razionalità di una simile scelta, perché nella sua pervicacia non c’è ombra di razionalità».
Secondo loro la modifica è uno strumento in vista della piena occupazione.

«Non è vero, è una grossa stupidaggine! I dati Istat dimostrano che malgrado l’articolo 18 la disoccupazione può diminuire, purché siano attive valide politiche del lavoro».
Ma allora che senso ha che il premier rilanci il dialogo ma senza nemmeno accennare a stralciare articolo 18 e decontribuzione? Non è un modo per mettere in cantiere una intera stagione di scioperi generali, dopo il 16 aprile?

«Berlusconi cerca di farsi vedere che vuole il dialogo sociale, come se noi fossimo contrari. Ed invece tutti noi siamo disposti al dialogo, ci mancherebbe altro! Anche noi saremo attenti ad ascoltare che cosa di nuovo avrà da dirci il governo, dopo il 16 aprile, ma se davvero vuole il dialogo il governo non ha bisogno di campagne nediatiche, ma fare una cosa molto semplice: deve solo a-scol-tar-ci! Deve a-scol-ta-re e cambiare, non deve più proseguire come prima sulla propria strada, altrimenti questo è non è un dialogo, ma un monologo! Oppure un dialogo tra sordi!».
E il colpo di mano del centrodestra che ha cancellato i diritti sindacali per i lavoratori delle aziende del Sud che emergono dal sommerso?

«Sono scelte senza senso, sono soltanto tentativi di colpire i sindacati. Abolendo i diritti sindacali non si dà nessun vantaggio alle imprese, non si aiuta la crescita della loro competitività, ma serve soltanto a ridurre ulteriormente quel poco tasso di democrazia che sopravvive nelle imprese. È solo un atteggiamemto di ostilità politica».