“Intervista” Angeletti: È l’ora delle scelte politiche

22/07/2003


        Martedí 22 Luglio 2003

        ITALIA-POLITICA
        Angeletti: «È l’ora delle scelte politiche»

        Per il leader della Uil l’analisi tecnica dei problemi è già stata fatta – «La Cgil fatica a confrontarsi col Governo»


        ROMA – La Uil è disposta a trattare con il Governo le linee di fondo della politica economica, non a disperdere in mille rivoli un confronto che deve essere soprattutto politico. Luigi Angeletti, segretario generale Uil, sposa l’idea di riaprire la concertazione, ma vuole chiarezza sulle responsabilità da assumersi.
        Angeletti, torna la concertazione?
        Mi sembra una parola impegnativa. Il percorso per arrivare alla concertazione è lungo.
        Ma percorribile?
        Certo, si tratta di mettersi d’accordo. Noi siamo interessati all’accordo che abbiamo firmato con Confindustria. Riteniamo che le difficoltà dell’economia, ma soprattutto del’industria, vengano da lontano, dalla globalizzazione e dall’ingresso nell’area dell’euro. L’Europa rischia di essere schiacciata tra la tecnologia Usa e i bassi costi dei Paesi asiatici.
        Motivo in più per concertare una politica economica degna di questo nome.
        Appunto, ma dobbiamo evitare le scorciatoie, e per questo abbiamo individuato le riforme strutturali da attuare. È su quella strada che occorre muoversi. Con la legge finanziaria?
        A cominciare dalla legge finanziaria. Si deve avviare un discorso virtuoso che vada lontano, senza farci perdere altro tempo.
        Quindi siete disponibili ad avviare il confronto che il Governo vuole iniziare a settembre?
        Non è chiaro a cosa debbano servire tutti quei tavoli di cui parlano a Palazzo Chigi. Il rischio minimo è che si tratti di una perdita di tempo.
        Quello massimo?
        Che si perda di vista la coerenza generale della manovra economica. Se il Governo vuole davvero trattare con noi di politica economica ci spieghi la filosofia politica, o almeno la coerenza della sua azione.
        Deve mettere le carte sul tavolo?
        Una politica economica non scaturisce da un confronto con le parti sociali, questo ha senso se si svolge sulla base di un progetto preciso. Spetta al Governo presentarlo.
        Pensate che il Governo sia disponibile a farlo?
        Non vedo altra possibilità. Capisco le difficoltà politiche, sono evidenti, basta leggere i giornali, sentire le dichiarazioni dei diversi leader. Ma nessuno può pensare che le parti sociali possano fornire al Governo e alla maggioranza un disegno coerente di politica economica. Se qualcuno ha questa illusione, spero se la tolga subito di mente. L’Esecutivo si assuma le sue responsabilità. Chiedete una cabina di regia?
        Chiediamo che sia il Governo nella sua collegialità a condurre questo confronto, non una parte del Governo o della maggioranza. E che ci si presenti un progetto su cui confrontarci.
        Dopo il chiarimento politico potrebbero aprirsi i tavoli tecnici.
        Io non credo siano poi necessari. Tutti i problemi sono stati già affrontati e discussi. Adesso servono scelte politiche.
        È possibile che in questa sede torni il problema pensioni?
        Il discorso pensioni non può intrecciarsi con quello della previdenza. Esiste in Parlamento una proposta di legge delega su questo tema, noi abbiamo esposto le nostre idee in proposito, abbiamo indicato le modifiche che riteniamo necessarie. Ma è un’altra cosa, non c’entra nulla con il discorso sulla manovra economica. Soprattutto perché l’intervento sulla previdenza deve servire ad applicare fino in fondo la riforma Dini, non a fare cassa.
        Lei pensa che la Cgil parteciperà al confronto di settembre sulla politica economica?
        Non so. Ho notato una certa incongruenza tra un giudizio di assoluta inesistenza del Dpef e una proposta, anche se solo accennata, di uno sciopero generale di protesta contro questo documento. Non capisco la ratio sottesa a queste diverse uscite. Mi sembra che la Cgil abbia un problema politico irrisolto, una grande difficoltà ad avviare con il Governo un confronto che possa concludersi con un’intesa.
        Quindi l’idea di uno sciopero è prematura?
        Non si saprebbe su cosa scioperare.
        È previsto un incontro tra le segreterie di Cgil, Cisl e Uil?
        No, non è in programma alcun incontro. Del resto, io credo che fino a settembre non accadrà nulla di importante.
        Un incontro per valutare il Dpef?
        Mi sembrerebbe fuori tempo discutere quel documento. E poi, se non dice nulla di importante, perché discuterne?

        MASSIMO MASCINI