“Intervista” Angeletti: «E’ il governo che vuole lo sciopero»

13/03/2002


Mercoledì 13 Marzo 2002

PARLA IL LEADER DELLA UIL

Angeletti: «E’ il governo che vuole lo sciopero»

«L’esecutivo ha ceduto alla Confindustria. Confronto duro, poi andremo al referendum»

di LUCIANO COSTANTINI

ROMA — Allora, Angeletti, a questo punto sarà sciopero generale?
«Sì, mi sembra inevitabile…Noi ci abbiamo provato fino all’ultimo ad evitarlo». Risponde quasi a monosillabi, il segretario generale della Uil. Stanco o deluso? Tutte e due le cose. «Il governo, evidentemente, sente più le ragioni di Confindustria che quelle del sindacato».

Eppure, lei
, sabato scorso aveva espresso ottimismo giungendo a dire che il governo sull’articolo 18 avrebbe fatto marcia indietro.
«Sì. Poi tra sabato e domenica deve essere accaduto qualcosa. Cioè il pressing di D’Amato deve essere stato molto efficace. Mi pare che il presidente degli industriali sia stato chiaro quando ha ricordato che la sua organizzazione aveva dato un giudizio positivo sul programma di governo, ma che il governo doveva andare avanti senza farsi intimorire dalla piazza».

Avete già deciso una data per lo sciopero generale o confluirete in quello della Cgil?

«No, no, non aderiremo allo sciopero della Cgil nè parteciperemo alla manifestazione del 23 marzo. Inviteremo invece Cisl e Cgil a fissare una data diversa anche perchè riteniamo che la portata della protesta sarà più forte se sarà attuata dopo il voto scontato in Commissione lavoro. Lo sciopero, secondo noi, dovrà essere fatto alla fine di aprile ed in questo senso il nostro Comitato centrale prenderà una decisione la prossima settimana. Quel che possiamo dire è che il governo, confermando le modifiche all’articolo 18, si renderebbe responsabile di una lunga stagione di conflitto sociale».

Proporrete alla Cgil di spostare il suo sciopero generale?

«Sicuramente anche perchè non abbiamo mai capito perchè la Cgil abbia deciso di fare uno sciopero per conto suo».

Comunque è esclusa una vostra adesione allo sciopero del 5 aprile?

«Certo e poi quella data non ha un riferimento oggettivo nè con l’evoluzione del comportamento del governo nè con il dibattito parlamentare».

Ma una adesione di Cisl e Uil allo sciopero della Cgil non renderebbe più forte il sindacato?

«Sì, ma ricompattarsi su una iniziativa sbagliata sarebbe un ulteriore errore».

E dopo lo sciopero generale cosà succederà?

«Ci saranno altre iniziative, anche nei confronti di Confindustria perchè è chiaro che nelle scelte del governo c’è la mano di Confindustria».

Iniziative di che tipo?

«Ci stiamo pensando».

Proporrete un referendum, come lei ha annunciato proprio al congresso della Cgil?

«Il referendum è confermato, ma solo quando sarà passata la legge. Un referendum per abrogare le modifiche all’articolo 18».

Come esce il sindacato da questo confronto, durato mesi?

«Come esce? Evidentemente non è il momento buono per le colombe. Però le prove di forza sono sempre stata una sorta di gerovital per il sindacato. E comunque è una prova di forza che non ha voluto il sindacato, è come se fosse stato il governo a dichiarare lo sciopero generale».

Possibilità di riaprire il dialogo?

«Siamo sempre disponibili, ma è chiaro che questa vicenda creerà un conflitto molto diffuso e non facilmente riassorbibile».