“Intervista” Angeletti: «Dopo il no serve la proposta»

15/12/2003



Venerdí 12 Dicembre 2003

ITALIA-POLITICA


«Ma dopo il no serve la proposta»


ROMA – Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, è scettico sulla possibilità che Governo e sindacati arrivino a un accordo sulla riforma delle pensioni. Ma si rende conto che è molto difficile che il sindacato riesca a formulare una proposta unitaria perchè permangono, nel merito, profonde differenze. Importante, a suo avviso, è aggredire i problemi reali, soprattutto lo squilibrio tra entrate e uscite previdenziali dei prossimi anni. E poi, anche se non ci sarà un accordo con il Governo, comunque, è importante che il sindacato dia indicazioni utili.
Angeletti, il giorno dopo la tregua armata con il Governo è già polemica nel sindacato?
Era facile essere uniti sul no alla proposta del Governo, che per noi è iniqua e non funziona. Più difficile decidere cosa fare, bisogna tener conto delle diverse sensibilità di ciascuna organizzazione. È stato difficile convincere la Cgil al confronto col Governo?
No, cogliere la disponibilità al dialogo del Governo era la scelta conveniente e intelligente. Altrimenti avremmo vestito i panni di chi dice sempre no, di chi non ha idee, di chi teme qualsiasi cosa.
Ma lei pensa che, con tutti questi disntinguo, il sindacato possa fare davvero una proposta al Governo?
Questo mese deve servire a fare ciò che si doveva fare prima e che non è stato possibile fare. Discutere e confrontare le diverse opinioni sul tema della previdenza.
Un discorso tecnico?
No, tutto politico. Dobbiamo capire se è necessario intervenire sul sistema pansionistico, in caso positivo come e toccando quali leve. Il discorso tecnico è importante, ma l’approccio politico è decisivo.
Sono distanti le posizioni del sindacato e quelle del Governo?
Sì, sembrano molto differenti. Perché loro hanno costruito la loro proposta sulla riduzione della spesa pensionistica.
E a che cosa dovrebbe serivire, allora, la riforma?
Per noi è prioritario capire come superare la gobba dei prossimi anni, intervenendo su entrate e uscite, correggendo quelle che sono delle distorsioni, ma che a loro interessano poco o niente.
Ma il sindacato ha una sua proposta?
Ora no, lavoriamo per averla, ma il problema non è questo, nessuno ci ha chiesto mercoledì una proposta, né noi avremmo accettato un esame sulla bontà della nostra posizione. Esporremo i nostri punti di vista sui diversi problemi aperti.
Esistono, dunque, diversi punti di vista, che poi altro non sarebbero che punti della proposta? Largamente già esistono, si tratta di definire meglio alcune cose.
Su che cosa non siete ancora d’accordo? Sull’eventuale finanziamento della riforma e anche sul sistema degli incentivi necessari ad allungare l’età pensionabile.
Discuterete tutti i problemi del welfare?
Il Governo ci ha espresso la sua disponibilità a trattare l’insieme dei temi del welfare. Ma i tempi di soluzione sono diversi.
È probabile che non si arrivi a un accordo?
È possibile che tutto finisca in una bolla di sapone, ma è comunque un fatto positivo parlare, confrontarsi. Quanto meno il Governo, al momento delle decisioni, avrà motivi diversi per riconsiderare le proprie posizioni.
È scettico su una possibile intesa?
L’accordo mi sembra un obiettivo oggettivamente non facile, proprio per la differenza di impostazione con cui noi e il Governo ci siamo avvicinati a questo tema.
Se non ci sarà accordo riprenderanno gli scioperi?
Non c’è alcun automatismo tra questa fase di confronto e la ripresa della lotta. Vedremo dopo il 10 gennaio che posizione prenderà il Governo. Ogni nostra decisione sarà commisurata alle valutazioni e alle azioni del Governo.

MASSIMO MASCINI