“Intervista” Angeletti: «C’è chi sogna di cancellarci»

26/03/2002



 
   
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INTERVISTA
«C’è chi sogna di cancellarci»


Parla Luigi Angeletti, segretario della Uil: vinceremo con il consenso
PAOLO ANDRUCCIOLI


Ieri pomeriggio sia la Cisl che la Uil hanno comunicato la loro scelta: no a un incontro inutile con il governo. Per la Cisl, il chiarimento del governo, dopo tutte le polemiche sul terrorismo, risulta «ancora insufficiente». I dirigenti della Uil, che si sono espressi pubblicamente anche prima della stessa Cisl, hanno voluto spiegare di non essere rimasti per nulla soddisfatti dalla risposta ufficiale data dal premier Berlusconi alla richiesta di chiarimento formale avanzata dalla Cgil. Alla luce delle interviste rilasciate dai due ministri Bossi e Martino e dal sottosegretario Sacconi, la presa di posizione del governo Berlusconi – a proposito delle accuse più o meno velate di collusione del sindacato con il terrorismo – è stata giudicata «insufficiente e timida» dal segretario generale Luigi Angeletti. Gli abbiamo chiesto che cosa succederà ora.

Angeletti, perché avete deciso di non andare all’incontro di palazzo Chigi?

La riunione di oggi avrebbe dovuto servire a ripristinare un clima normale nel paese. Lo scopo principale dell’incontro di oggi era quello di riavviare una dialettica sociale normale tra le parti. Ma con le dichiarazioni di ieri mattina di alcuni esponenti del governo, quell’obiettivo era stato evidentemente distratto e allontanato. L’incontro sarebbe stato quindi condizionato e si sarebbe svolto all’insegna delle accuse reciproche, alimentando quindi ancora di più lo scontro. Noi chiediamo semplicemente che venga riconosciuto quello che è stato e quello che è il sindacato italiano, abbassando per prima cosa i toni che non sono stati certo alzati da noi.

Ma perché un governo che dichiara ufficialmente di credere nel «dialogo sociale» (anche se poi ha cancellato la concertazione), permette affermazioni così pesanti come quelle che sono state fatte ieri sui giornali e che sono state perfino confermate da qualcuno (Bossi) nel corso della giornata?

Questo episodio dimostra una cosa che già pensavamo. Ovvero che nel governo esistono posizioni che sono portatrici di una cultura ostile al sindacato. Questa cultura si basa su una convinzione: che il sindacato eserciti un ruolo inaccettabile nella società. Costoro non pensano che il sindacato sia illegittimo, ma ci vanno molto vicini. Gli unici sindacati buoni sono quelli che non esistono, che dicono sempre di sì. E’ una cultura che non viene teorizzata apertamente, ma che a volte si manifesta senza volerlo, traspare da certe prese di posizione, come quelle di ieri.

Se le cose stanno così, la battaglia contro le leggi delega si sta facendo davvero molto difficile. Come pensi si possa andare avanti ora?

Noi siamo sempre stati aperti al dialogo. Ma il confronto, per essere tale, deve avere due protagonisti. Noi rappresentiamo degli interessi precisi e abbiamo il diritto e il dovere di dire dei sì o dei no. Il nostro ruolo deve essere riconosciuto per quello che è. Anche nelle nostre reciproche differenze. Io ripeto anche di non condividere la tattica scelta dalla Cgil perché presuppone una politica che non esiste più. Per la Cgil, il sindacato o vince o perde in funzione della forza che mette in campo, con le manifestazioni e gli scioperi. Ma ora siamo di fronte a sistemi politici più stabili e a un governo più solido di quelli del passato. Per me, quindi, è necessario allargare sempre di più il consenso intorno alle posizioni del sindacato. Bisogna arare il terreno del vicino, conquistare quelli che hanno opinioni diverse dalle nostre.

La grande manifestazione di sabato e in generale un diverso clima che si percepisce nel paese fanno pensare che il sindacato abbia già allargato l’area del consenso. E’ così?

E’ vero. Noi ora abbiamo più consenso nel paese, nonostante il fatto che in fondo siamo maldestri come comunicatori. La gente ha capito che abbiamo avuto ragione. Il licenziamento si commenta da sé. Nello stesso tempo però dobbiamo tenere conto del fatto che il governo resisterà allo sciopero. Fa premio sulla sua maggioranza per andare avanti e rivendica il suo dovere nel fare la legge. Ma il governo deve sapere che i suoi atti possono essere legittimanente contestati. Facciano pure la loro legge. Noi chiederemo il giudizio di tutti i cittadini.