“Intervista” Angeletti: «Berlusconi, attento: è in gioco il rapporto con il sindacato»

02/12/2002


 
LUNEDÌ, 02 DICEMBRE 2002
 
Pagina 7 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti: "Non c´è solo il futuro del Lingotto"
 
"Berlusconi, attento: è in gioco il rapporto con il sindacato"
 
 
 
Diciamo "no" ai tagli strutturali e alla riduzione della capacità produttiva che Fiat vuole per Gm
 
LUCIO CILLIS

ROMA – «Al governo dico di prestare grande attenzione al caso Fiat. In gioco non c´è solo il futuro dell´industria automobilistica italiana ma anche quello dei rapporti tra noi e l´esecutivo». Il monito del leader della Uil, Luigi Angeletti, arriva a poche ore dalla riapertura del tavolo al ministero delle Attività produttive, che vedrà di fronte i vertici del sindacato e della casa torinese dopo il brusco stop giunto venerdì scorso.
Secondo il ministro del Welfare, Roberto Maroni, la Fiat si sta comportando in modo «poco chiaro»…
«È vero: nel corso dell´ultimo incontro la Fiat ha fatto una sorprendente marcia indietro. E ha abbandonato le posizioni espresse in precedenza a Palazzo Chigi per tornare all´ipotesi peggiore, quella di 4mila lavoratori su 8.100, che non riusciranno a riavere il proprio posto di lavoro. Un segnale, questo, che, al di là dei tatticismi di una trattativa, la dice lunga sulla reale volontà di arrivare ad un accordo ragionevole…».
Che sarebbe?
«Siamo convinti che sia inutile procedere per strappi. E quindi niente tagli strutturali. E un no secco a politiche di riduzione della capacità produttiva anche se è proprio questa la strada che Fiat vuol perseguire: la casa torinese punta ad incidere il più possibile sui costi per arrivare senza grossi pesi sulle spalle all´appuntamento con General Motors nel 2004. Tanto, dal 2005 in poi tutti i problemi li dovranno risolvere altri…».
Lei ha una ricetta migliore?
«Vorrei che si puntasse ad un rilancio serio del settore auto in Italia. Per il momento, in questa fase di emergenza si può discutere di riduzione della produzione. Ma con il solo scopo di rilanciare l´industria e non farla sparire come è già avvenuto con l´informatica e con la chimica. Se il governo non fa qualcosa la Fiat e l´industria dell´auto nel nostro paese faranno la stessa fine».
Quindi, secondo lei il governo deve intervenire con più decisione?
«Certo. Guardiamo, prima, se ci sono dei privati pronti a farsi carico del rilancio del settore. Ma se le cose non cambiano, allora lo Stato deve farsi carico di questa situazione e non far finta di niente. Perché sulla Fiat ci giochiamo anche il futuro. A quel punto a poco serviranno nuovi tagli alle tasse: con la Fiat in ginocchio si mette in discussione anche il rapporto che si è faticosamente instaurato con il sindacato. Ma non basta. L´esecutivo deve anche porsi un quesito: ci possiamo permettere la scomparsa dell´auto italiana? Perché il rischio è proprio questo: senza un cambio di rotta deciso rischiamo il crollo di un settore strategico. Se il governo, invece, pensa che il settore non interessa più al nostro paese, allora ce lo dica forte e chiaro…».
C´è anche chi, come Maroni, suggerisce di ridurre la capacità produttiva degli impianti esteri di Fiat prima di metter mano a quelli italiani. Lei è d´accordo?
«Se per metter mano intendiamo una riduzione momentanea delle produzioni all´estero e ad un loro trasferimento anch´esso momentaneo in Italia, dico di sì».
Tornando alla trattativa, non le sembra che i tempi si siano troppo dilatati? Venerdì scorso l´ultimo incontro, domani martedì, il secondo. E venerdì prossimo potrebbero già partire le lettere per la cassa integrazione a zero ore…
«È proprio questo il punto: il governo deve assumersi le proprie responsabilità, anche se oggi è ancora prigioniero di vecchie logiche. Si crede ancora che il nodo Fiat sia tutto compresso negli esuberi mentre è nel rilancio complessivo il passaggio cruciale su cui ci si gioca non solo la partita degli ottomila lavoratori in gioco oggi ma di tutti gli altri».
Teme che il caso Fiat possa avere un effetto domino sul complesso dell´industria italiana?
«Guardi che l´effetto domino, purtroppo, è già davanti ai nostri occhi…»