“Intervista” Angeletti: «Ancora ostacoli sulla via dell’intesa»

05/07/2002

 Intervista a: Luigi Angeletti
       
 



Intervista
a cura di

Giovanni Laccabò
 

04.07.2002
Ancora ostacoli sulla via dell’intesa


MILANO
Alcune “luci” ma anche molti ostacoli sulla via dell’intesa: è quanto emerge dal bilancio del leader della Uil Luigi Angeletti sulla seduta di martedì dedicata al Dpef.
Cominciamo dalle “luci”

«La prima è la possibilità di ridurre il carico fiscale per i redditi più bassi. È importante perché prima circolava una ipotesi di riforma che avrebbe collocato i redditi medio bassi su un gradino meno favorevole rispetto ai redditi più alti»

Inoltre?

«La disponibilità a finanziare gli ammortizzatori sociali. Su quanto costeranno sono possibili solo ipotesi, importante è il meccanismo».

E le previsioni del Dpef?

«Il governo ha fatto previsioni più o meno ottimistiche sulla crescita dell’economia: sono solo previsioni più o meno credibili, e come tali vanno prese. Il nostro tasso di crescita è molto condizionato da quanto accade nel mondo, ma per quanto ci riguarda dipende in primo luogo dalla capacità delle nostre imprese di fare investimenti e puntare sulla qualità, e non ripiegarsi su segmenti modesti di mercato».

Il governo però dovrebbe stimolare le imprese a scegliere.

«Con le politiche economiche il governo può facilitarle oppure contrastarle. Ciò che non apprezzo è la tendenza del governo a dare aiuti alle imprese non allo scopo di sostenere i loro investimenti, ma per una riduzione delle tasse che poi si traduce in aumenti dei profitti. Il governo dovrebbe essere meno accondiscendente a queste richieste, e invece mi sembra che, anche se in quantità relativamente modesta, riducendo l’Irap si percorra questa strada. Invece la leva fiscale dovrebbe spingere gli investimenti: questa sì sarebbe una vera politica per la crescita».

E le altre voci del Dpef?

«Il governo non ci ha detto nient’altro, salvo precisare che alcune voci, compresi il fisco e gli ammortizzatori, sarebbero state condizionate dall’eventuale intesa con le parti sociali, il che mi sembra banale».

E l’inflazione programmata?

«Questo non l’ho capito: non ho capito perché il governo non ci abbia indicato l’inflazione programmata, posto che si tratta di una sua proposta, non di un argomento su cui trattare con le parti sociali. Invece per noi sindacati l’inflazione programmata è fondamentale perché è il punto di riferimento dei contratti nazionali».

Altri punti che Angeletti ritiene importanti, e che il summit non ha chiarito?

«Il governo ha fatto una affermazione, importante in sé ma che potrebbe trovare il tempo che trova, in riferimento alla possibilità di ridurre il carico fiscale senza che questo comporti il taglio delle spese sociali. Il fatto che il governo ci dica che non taglierà le spese sociali, è una buona notizia. Se è vera».

Ma non si è trattato di un confronto vero tra governo e sindacati sulle cifre del Dpef?
«No, non c’era nessuna possibilità di dire qualcosa di diverso. Siamo alle ipotesi».

E sulla concertazione? Si è parlato di un rilancio della politica dei redditi…

«Su questo credo che il governo abbia finalmente compreso – e sottolineo il “finalmente” perché fino a pochi giorni fa sembrava coltivare ben altre idee – che la concertazione è stata una politica positiva per il Paese, non uno strumento attraverso il quale il potere del sindacato è cresciuto in maniera anomala, tesi sulla quale l’attuale maggioranza ha lungamente dissertato prima e dopo le elezioni».

Ed è credibile il governo quando chiede coesione sociale?

«La coesione sociale è una risorsa, non un costo. Non è vero, come ritengono molti teorici di destra, che la coesione sociale è una tassa da pagare per evitare conflitti. Il sentirsi cittadini, e il percepire che lo Stato si occupa dei cittadini, tutto questo è una risorsa anche per l’economia. Non vorrei però che il cambiamento sia dovuto all’idea che la concertazione sia funzionale ad una politica dei redditi, la quale è solo una parte della concertazione. Senza concertazione la politica dei redditi non va bene, non ci stiamo».