“Intervista” Andrea Riello: serve trovare una mediazione ragionevole

21/01/2002


SABATO, 19 GENNAIO 2002
 
Pagina 33 – Economia
 
L’INTERVISTA
 
Andrea Riello: serve trovare una mediazione ragionevole
 
"Romiti ha ragione no all’intransigenza"
 
 
 
La condizione è che non si scenda a compromessi pasticciati e che si faccia in fretta
 
VITTORIA SIVO

ROMA — Tenere in piedi il dialogo, trovare una «mediazione ragionevole», evitare toni da guerre di religione. Ma «niente compromessi pasticciati» basati su logiche di scambio. Schierato apertamente per una linea di apertura, Andrea Riello, presidente della Riello Sistemi, parla anche a nome di uno dei settori più prestigiosi della nostra industria, quello delle macchine utensili (rappresentato dall’Ucimu di cui è presidente) nel quale l’Italia è al terzo posto nel mondo dopo Germania e Giappone.
«Non possiamo che essere allineati con la Confindustria di cui siamo parte. Condivido pienamente la battaglia che il presidente Antonio D’Amato sta conducendo per rendere l’Italia più competitiva e per impostare delle relazioni industriali che rendano possibile questo obiettivo».
In questa ottica pensa che le modifiche all’art.18 dello Statuto dei lavoratori prospettate dal governo e avversate dai sindacati siano da sostenere fino in fondo?
«In Italia da almeno cinque anni è universalmente riconosciuto che la dimensione media delle imprese italiane è troppo piccola per poter reggere alla concorrenza e che la loro crescita è quindi un obiettivo fondamentale. A questa consapevolezza però non hanno fatto seguito provvedimenti che stimolino l’imprenditore ad assumere dimensioni maggiori. L’art. 18 (che per le imprese sopra i 15 dipendenti prescrive l’obbligo del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa n.d.r) è uno dei freni alla crescita. Quindi ben venga la possibilità di attenuarne la portata. Ma….».
Ma?
« Ma sforzandoci di individuare una forma di mediazione. Persone di grande esperienza e autorevolezza come Cesare Romiti consigliano alla Confindustria di non essere intransigente, un invito che personalmente condivido».
Negli ultimi due giorni il governo ha offerto al sindacato la disponibilità a modificare la sua proposta iniziale sull’art.18, limitando l’intervento ai soli casi di trasformazione di un contratto a termine in contratto a tempo indeterminato. Ma i sindacati respingono l’offerta. A questo punto lei pensa che il governo farebbe meglio a rinunciare e la Confindustria a rassegnarsi?
«Assolutamente no. Ogni giorno perso nel cammino per allinearci ai partner europei è un giorno perso per sempre per la competitività. Quindi fra le priorità la riforma del mercato del lavoro deve essere ai primi posti. Dico però che la via della mediazione deve essere perseguita ancora.
Naturalmente a condizione che non si scenda a compromessi pasticciati e che si faccia in fretta. E’ finito il tempo delle estenuanti trattative ad oltranza. A un certo punto bisogna che ognuno si assuma le sue responsabilità e che sappia decidere».
I sindacati respingono anche la riduzione dei contributi per i nuovi assunti, ritenendo che questo inciderà sulle future pensioni.

«Se chiedo ad un disoccupato se è meglio avere un lavoro oggi con una pensione più bassa domani, oppure restare senza lavoro oggi e senza pensione domani, quale pensa che sia la risposta più sensata? I sindacati dovrebbero tenere a mente le priorità. Esistono molti altri problemi da affrontare e risolvere».
Per esempio?
«Per esempio l’estremo bisogno di manodopera qualificata (periti meccanici, elettrotecnici) che affligge il settore strategico delle macchine utensili. E’ urgente che il governo accolga i progetti di riqualificazione delle scuole professionali che come Ucimu abbiamo proposto. E suggeriamo a Berlusconi nella sua doppia veste di premier e di ministro degli Esteri di convocare dei veri e propri Stati generali dedicati alla promozione dei prodotti italiani all’estero, in una grande attività di supporto che coinvolga tutti i segmenti oggi separati, dalle ambasciate, all’Istituto per il commercio estero, alle Camere di Commercio. Non c’è tempo da perdere».