“Intervista” «Altro che taglio dell’Irpef. Solo promesse elettorali» (T.Boeri)

12/11/2004
    venerdì 12 novembre 2004

    Intervista al professor Tito Boeri, docente dell’università Bocconi di Milano

      «Altro che taglio dell’Irpef.
      Solo promesse elettorali»

        Cosa pensa dell’idea del governo del taglio dell’Irap, non le sembra troppo episodica?
        La durata nelle misure sull’Irap è un aspetto fondamentale. Se si vogliono indurre più investimenti bisogna che gli incentivi vengano ritenuti duraturi. Altrimenti si buttano via soldi facendo un regalo alle imprese.

        Alla fine il taglio dell’Irpef non è stato fatto. Cosa è accaduto nel governo?
        Hanno probabilmente fatto i conti con la realtà. E la montagna ha partorito il topolino. Dopo aver per mesi discusso la struttura delle aliquote, dando per scontato il fatto che la riforma si sarebbe fatta, hanno di colpo preso atto che non era alla nostra portata. Ravvedimento tardivo, ma utile. Non si è discusso del problema vero che ci sta di fronte: come rilanciare la crescita. La riforma fiscale era stata presa in considerazione come un modo per rispettare gli impegni presi con gli elettori, non come una misura che in grado di rilanciare i consumi. Non a caso nessuno nel Governo si è preso la briga di valutare cosa era accaduto ai consumi dopo la prima tranche di riforma fiscale (2002) e fra i tanti sondaggi fatti nessuno chiedeva alle famiglie cosa ne avrebbero fatto degli eventuali sgravi fiscali. Lo abbiamo fatto noi (coi mezzi limitati di cui dispone www. lavoce. info) e ne parleremo nei prossimi giorni.

        Quale idea si è fatto delle divisioni all’interno del governo…
        Credo che tutti, alla fine, abbiano dovuto prendere atto del fatto che non c’erano spazi per un taglio dell’Irpef di una certa entità. Non c’erano perché il gioco delle parti in questo Governo non sembra permettergli nè di tagliare la spesa pubblica, nè di recuperare evasione fiscale (ad esempio tra il lavoro autonomo). Per questo, se il governo avesse tagliato in modo consistente l’Irpef, lo avrebbe fatto in disavanzo. Per fortuna allora che non lo ha fatto.

        A molti questo rinvio nel taglio dell’Irpef sembra un rinvio sine die…
        Lo sembra infatti. Il vizio di promettere rimane però.

        Non avverte anche lei che ormai della legge finanziaria vera e propria rimanga ben poco? Non crede che ci sarà bisogno di un’altra manovra?
        Ci sono due problemi. Il primo è il rispetto del vincolo del 3% nel 2004. Non dovrebbe richiedere nuove misure, ma sicuramente una stretta amministrativa. Il secondo sono i conti del 2005. La manovra ha perso molti pezzi sia sul lato delle entrate aggiuntive che su quello del contenimento delle spese. Sul tetto del 2%, in particolare, assistiamo all’introduzione di sempre più eccezioni, quindi il rischio di dover fare nel corso del prossimo anno una manovra correttiva è tutt’altro che inverosimile. Credo che si conti su di un rilassamento dei vincoli comunitari.

        In diverse occasioni lei ha messo in evidenza il problema del reddito in Italia. Come lo affronterebbe?
        C’è un problema di incertezza e di sfiducia delle famiglie italiane. Viviamo in un mercato del lavoro che offre meno certezze che in passato e che, per questo, alimenta una più forte domanda di protezione sociale. E’ una domanda in larga parte non raccolta in Italia. Se si vuole ridare fiducia alle famiglie bisognerebbe prima di tutto porsi il problema di riformare gli ammortizzatori sociali. Sarebbe anche di introdurre più equità nel nostro sistema di protezione sociale, che protegge i più poveri molto meno che in altri paesi europei. Perchè ha troppe e ingiustificate falle: ad esempio, non concede sussidi di disoccupazione degni di questo nome ai lavoratori delle piccole imprese che perdono il loro lavoro e si limita a proteggere solo i lavoratori delle imprese più grandi. Perchè?

        Fabio Sebastiani