“Intervista” Alemanno: serve un patto sociale in stile Ciampi

08/05/2002
La Stampa web






intervista
Robero Giovannini
(Del 8/5/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
IL MINISTRO PROPONE DI TRATTARE DI FLESSIBILITÀ INSIEME CON INFRASTRUTTURE, SVILUPPO E TUTELE
Alemanno: serve un patto sociale in stile Ciampi
«Situazione da sbloccare, anche eliminando le modifiche dell´art.18»

inviato a TOKYO

IL ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno è in Giappone: missione, tra Osaka e la capitale, promuovere il marchio «Italia», rimuovere gli ostacoli che penalizzano le nostre esportazioni. Ma l’esponente della «destra sociale» – si sa – segue con particolare attenzione le questioni del lavoro. E dal Giappone lancia un messaggio forte: per porre fine al braccio di ferro sull’articolo 18 ed evitare un aggravamento dello scontro sociale, bisogna fare come Ciampi nel 1993: «Un grande patto sociale – spiega Alemanno – un nuovo accordo di politica dei redditi. Quello del ’93 era mirato al risanamento finanziario: ora serve un’intesa per rafforzare la competitività del paese e per aumentare il livello di occupazione. Discutiamo di infrastrutture, sviluppo, flessibilità, di ammortizzatori sociali e tutele. Il confronto con i sindacati e le imprese deve riprendere presto, prima della amministrative di fine mese: occorrono un chiarimento e un’azione collegiale del Consiglio dei ministri, e l’iniziativa per uscire da questa "impasse" non può che partire da Palazzo Chigi».

Ci risiamo: se la prende con il collega del Welfare Maroni?

«Ma no. Maroni ha fatto un grande e intenso lavoro. Ma sul tema del dialogo sociale occorre un’azione concertata dell’intero governo, come peraltro avvenne nel 1993 con Ciampi. Abbiamo giustamente criticato la concertazione praticata dal centrosinistra, che spogliava la politica delle proprie responsabilità. L’idea di sbloccare la situazione con il nuovo metodo del dialogo sociale era valida, ma è stata portata avanti con insufficiente chiarezza: ad esempio, non si è deciso se il dialogo è solo consultazione delle parti sociali o se si vuole cercare davvero di raggiungere un accordo».

E dunque, la proposta di un nuovo patto sociale…

«Certo. Una proposta che è condivisa da An e dall’Udc. Lasciando sul tavolo solo il tema del mercato del lavoro, o procedendo a un confronto (pur importante) per singoli argomenti si rischia di fallire, o di non produrre risultati decisivi. Bisogna invece affrontare, senza veti o pregiudiziali, tutti i temi sul tappeto coinvolgendo anche le Regioni».

E sull’articolo 18? Uno «scambio» è davvero possibile?

«Sarebbe utile rallentare il percorso parlamentare di questo punto della delega sul lavoro, ad esempio spostando il provvedimento all’interno di un’altra norma, o eliminando la misura più controversa, il depotenziamento dell’art.18 per chi proviene da un contratto a tempo determinato. Al contrario, va accelerato il voto delle misure più urgenti – come la privatizzazione del collocamento – su cui già c’è un ampio consenso. E’ chiaro che la proposta Cgil di estensione dell’art.18 è una provocazione, come dice Confindustria: serve piuttosto una rimodulazione dei diritti per una fascia di lavoratori troppo "protetta", accompagnata da un’estensione delle tutele per chi oggi ne è privo».

Un´idea che piacerà poco agli imprenditori...

«Io credo che per Confindustria sia molto più interessante, ad esempio, un forte intervento di alleggerimento del costo del lavoro. Ritengo che nel prossimo Dpef sarebbe opportuno concentrare le risorse per la riduzione del carico fiscale a favore delle imprese e potenziare gli ammortizzatori sociali».

Nel governo però non tutti la pensano come lei sul dialogo sociale e l’articolo 18.

«Su questa linea c’è Gianfranco Fini, e poi registro le posizioni importanti dei ministri Marzano e Tremonti. Per il centrodestra sarebbe un errore avallare l’idea di una separazione dal mondo del lavoro dipendente. La sinistra è minoranza nel paese: ma se si galvanizza, e se con Prodi riesce a dialogare con i ceti medi, potrebbe rovesciare la situazione alle prossime elezioni. Sappiamo che Forza Italia si rivolge in particolare al "popolo delle partite Iva", alla piccola impresa; noi di An sentiamo però il dovere di rappresentare anche i lavoratori dipendenti».

Insomma, il confronto deve riprendere presto.

«E’ evidente che in caso contrario c’è un rischio di conflitto sociale. Anche il sindacato, soprattutto Cisl e Uil, vive un certo imbarazzo: è stato proclamato sotto la pressione della Cgil uno sciopero generale, il momento massimo di conflitto, su di un provvedimento come la modifica dell’art.18 che non tocca nessun diritto acquisito. Ora bisogna trovare una soluzione: del resto, anche Cofferati dice che il sindacato vive di accordi. Ci provi Berlusconi, ci provi Gianfranco Fini: si può fallire, ma dobbiamo tentare».