“Intervista” Alemanno: «Non ripetere l´errore dell´articolo 18»

07/07/2003

 
 lunedì 7 luglio 2003
Pagina 3 – Economia
 
 
IL GOVERNO
Alemanno: c´è il rischio di ripiombare nel clima del ’94

"Concertare tutto non ripetere l´errore dell´articolo 18"
          pro rata Un´ipotesi è applicare il sistema solo dal 2004
          europa Dobbiamo acquisire credibilità sul deficit pubblico

          GIOVANNA CASADIO


          ROMA – «Sulle pensioni non provochiamo i sindacati, non ripetiamo l´errore fatto con l´articolo 18». Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole e esponente della destra sociale di An, pone alcuni "paletti".
          Ministro Alemanno, è indispensabile riformare le pensioni?
          «Non credo sia il caso di parlare di una riforma previdenziale, semmai di una semplice manutenzione della riforma Dini. A differenza dei francesi, noi una prima riforma l´abbiamo fatta nel ´95. Se sono necessari interventi più drastici, questi è opportuno siano decisi a livello europeo, in modo vincolante per tutti i paesi membri».
          Anche lei frena, come il responsabile del Welfare, il leghista Maroni?
          «Non mi sono chiari i termini della frenata di Maroni. Il primo problema è di metodo: non si può fare nessun intervento senza un´operazione di concertazione con le forze sociali. Inoltre ci sono diversi metodi per questa manutenzione e sono proprio le forze sociali, i sindacati che ci possono indicare quello meno traumatico».
          Paura di ripiombare nell´autunno del ´94?
          «Il rischio c´è, è evidente, se si pretende di fare dall´alto un intervento».
          Tra le proposte di riforma in campo, quale la convince?
          «Ci sono due strade a mio parere percorribili. La prima è quella di introdurre il contributivo pro rata senza effetti retroattivi; solo dal 2004 la pensione viene calcolata sulla base dei contributi effettivamente versati. Appunto senza risalire all´inizio della riforma Dini, al 1995. La seconda è quella di agire sulle cosiddette "finestre", cioè sui momenti dell´anno in cui si può andare in pensione. Attualmente, a seconda della categoria dei lavoratori, ci sono quattro o due finestre; ridurne il numero mi pare un modo per fare cassa senza mettere in discussione i diritti acquisiti. Per ottenere tuttavia queste disponibilità dai sindacati, bisogna chiedere anche un sacrificio agli imprenditori, per esempio quello relativo alla cancellazione della "de-contribuzione" dalla legge delega. E va fatto un ragionamento sulla destinazione del Tfr, il trattamento di fine rapporto, per dare forza al secondo pilastro della previdenza complementare».

          Il centrosinistra accusa il governo di voler fare quadrare i conti pubblici provocando un conflitto sociale.
          «Questa è l´accusa dei Ds. Ma Enrico Letta della Margherita, ad esempio, ha fatto una dichiarazione molto più possibilista. Tutte le persone responsabili sanno che non si può propugnare il totale immobilismo sul fronte previdenziale. Qui il problema non è tanto quello di fare cassa, ma di rendere più credibile l´Italia in Europa rispetto alla gestione del proprio deficit. Solo così otterremo a Bruxelles la disponibilità a fare investimenti per lo sviluppo al di là dei vincoli del patto di stabilità».
          Dopo la verifica, a Fini spetta il coordinamento delle politiche sociali ed economiche. Una patata bollente, qualcuno dice anche una trappola?
          «Certo una patata bollente, però la "cabina di regia" è lo strumento indispensabile per dare credibilità alla concertazione tra governo e parti sociali».
          Le pensioni possono far saltare l´accordo sulla verifica?
          «No, perché nel documento che si sta approvando il problema viene esplicitamente citato. Certo, servirà una grande intesa anche con i partiti di minoranza».