“Intervista” Alemanno: «inevitabile un intervento sul Patto Ue»

11/09/2003


11 Settembre 2003

intervista
Roberto Giovannini

IL MINISTRO AUSPICA MAGGIORI MARGINI PER CONFRONTARCI AL PIÙ PRESTO POSSIBILE CON SINDACATI ED IMPRESE
Alemanno: è inevitabile un intervento sul Patto Ue
«Molte questioni aperte, a partire dai 5 miliardi per il sociale»

ROMA
Non tutti i problemi sono stati risolti. Anzi, di questioni aperte ne rimangono molte». Parola di Gianni Alemanno, ministro delle politiche agricole e membro per Alleanza Nazionale della «task force» incaricata di predisporre la Finanziaria. Alemanno sta viaggiando verso Cancun, dove parteciperà al vertice del Wto. E tra una tappa e l’altra del volo accetta di fare il punto sulla complicata partita interna alla coalizione e all’Esecutivo. Senza rispondere, però, a una domanda sull’ultima offensiva di Umberto Bossi. «Parliamo – replica – di cose serie».
Ministro, com’è il clima nel centrodestra dopo il vertice di Palazzo Chigi sulla Finanziaria?
«Non c’è una situazione di tensione. È positivo il recupero del dialogo a quattro, anche se nel complesso la situazione per la definizione della Finanziaria è ancora interlocutoria. Sulla previdenza direi che siamo vicini a un’intesa: c’è grosso modo un accordo sull’ipotesi fin qui delineata, cioè incentivi da subito per ridurre il numero dei pensionamenti e interventi più consistenti dal 2008. Ma bisogna lavorare per guadagnare margini sullo sviluppo, ma anche margini negoziali con le parti sociali».
Rispetto alle richieste di An e Udc c’è stata qualche apertura da parte di Berlusconi e Tremonti?
«Parlerei di segni di disponibilità, ma ancora non di una vera svolta. Dobbiamo lavorare per sostenere lo sviluppo nel Sud e per potenziare e migliorare la legge 488. Come dicevo, ci sono ancora molte questioni aperte, e in particolare siamo molto distanti dall’avere la necessaria chiarezza e completezza di informazione sul complesso dei dati macroeconomici. Io personalmente ho proposto che si facciano due documenti, uno sulle pensioni e un altro sulle politiche di sviluppo, in modo tale da cominciare a confrontarci con le parti sociali sulla base di una ragionevole flessibilità negoziale, con elementi concreti su cui discutere».
Avete chiesto 5 miliardi di euro da destinare alla spesa. Li avrete?
«I cinque miliardi dovrebbero esserci, il problema è come spenderli, perché ci sono molte richieste dei ministeri. Noi abbiamo chiesto di verificare anche nelle tabelle del bilancio dei dicasteri per vedere cosa si può fare in Finanziaria. Serve un lavoro selettivo e in profondità».
A questo punto, sembra obbligata la strada di sfondare gli obiettivi 2004 di deficit. Si andrà al 2,3% di deficit/pil?
«Non c’è dubbio, bisognerà intervenire sul patto di stabilità, altrimenti non ci sono margini».
Ci sarà uno scambio tra questa maggiore spesa e un’accelerazione degli interventi sulle pensioni rispetto a quanto già concordato, anche per dare un segnale di rigore a Bruxelles?
«No, io penso che si dovrà ragionare con le parti sociali su come organizzare gli incentivi, come inserire il Tfr nella previdenza complementare, come disincentivare il cumulo pensione-lavoro, e come gestire il dopo 2008».
Dunque si continua a pensare a interventi dopo il 2008, senza anticipi…
«Direi di sì. Quel che chiaro è che nell’immediato non ci sono sacrifici. Non c’è intenzione di fare cassa sulle pensioni con misure obbligatorie».
E quando potrebbe cominciare il confronto con le parti sociali?
«Vediamo, in questi giorni continua il lavoro nel governo e nella maggioranza. Io spero prima possibile».
E per una chiusura definitiva della partita all’interno della coalizione?
«Io penso che già potremo lavorare in parallelo per definire i termini dell’accordo e iniziare il confronto con le parti sociali».
Come pensate dovrebbe essere spesa questa somma aggiuntiva resa disponibile?
«Alcune linee guida le abbiamo indicate, sono state esposte e non mi sembra che siano state respinte dai nostri partner: i temi sono quelli della famiglia, del Mezzogiorno, di sostegno al “made in Italy” e per le infrastrutture per l’acqua».
Sui quotidiani è stata riportata una sua battuta polemica: martedì, rivolto al sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, lei avrebbe affermato di non fidarsi delle cifre presentate dal ministro Tremonti». Come sono andate le cose?
«Enfatizzazioni giornalistiche. Io e il viceministro Baldassarri siamo andati da Letta solo per spiegare che le nostre critiche non sono propaganda di partito, ma derivano dalla volontà di rilanciare l’azione del governo e di tutto il centrodestra».