“Intervista” Alemanno: farò vita blindata ma col terrore la Cgil non c´entra

22/07/2002


LUNEDÌ, 22 LUGLIO 2002
 
Pagina 22 – Interni
 
L´INTERVISTA/1
 
Dopo le minacce ricevute il ministro invita alla moderazione: tutti abbassino i toni
 
Alemanno: farò vita blindata ma col terrore la Cgil non c´entra
 
 
 
i nomi
Sbagliato rendere pubblici i nomi di quelli che sono stati minacciati
l´ulivo Tutti i suoi leader hanno alzato troppo i toni nei confronti di questo governo
 
GIOVANNA CASADIO

ROMA – Ha paura ministro Alemanno?

«Poca, se mi avessero voluto colpire non l´avrebbero scritto prima su un volantino».


Ma da una settimana vive blindato.


«I primi due giorni non abbiamo dato importanza alla cosa. Mi hanno mandato un´auto blindata. È stata l´escalation dei volantini a preoccupare il ministro dell´Interno Pisanu e il sottosegretario D´Alì. E hanno deciso di affiancare alla tutela della guardia forestale – che accompagna sempre il ministro dell´Agricoltura e quindi anche me – gli uomini della Digos. Comunque penso che sarebbe stato meglio non fare i nomi dei minacciati, perché si crea una situazione particolare di apprensione per i familiari».


Fare i nomi, la pubblicità dei proclami è esattamente quello che vogliono i terroristi.


«Certo, e il volantino che contiene le minacce a me e ai sindacalisti Trerè e Musi è il proclama di un gruppo che vuole emulare le br e mettersi in mostra. Sono delinquenti, outsider, emarginati».


Proprio lei, il ministro di Berlusconi più critico nei confronti della modifica dell´articolo 18, come del resto tutta la destra sociale di An, è finito nel mirino terrorista. Non c´erano avvisaglie?


«Va detto che gli "attori" del Patto per l´Italia, tutti quelli che sono entrati nella dialettica sociale di questi mesi sono obiettivi potenziali delle nuove Br. La perversione del terrorismo è proprio questa: combattere sempre chi vuole superare le fratture sociali, perché i terroristi puntano a far degenerare lo scontro di classe in violenza».


Lei è allarmato, quindi?


«Non sono allarmato per me. Per quanto mi riguarda mi preoccupano di più la siccità e gli incendi boschivi… A parte questo, penso che i volantini terroristi siano il segnale di un rischio. Il rischio è che se il dibattito politico ha i toni violenti degli ultimi mesi si possano allargare le basi di reclutamento dei terroristi».


Un clima di cui è colpevole la Cgil?


«No. Sia chi ha firmato il Patto sia la Cgil che non l´ha firmato non provocano di sicuro una spinta verso il terrorismo. Mi riferisco a chi rappresenta il governo di centrodestra come totalmente delegittimato dal punto di vista democratico. Se si dice che Berlusconi e il suo governo sono una realtà quasi dittatoriale è inevitabile che si creino stati d´animo di riflesso in cui gli estremisti vanno verso la violenza. Tutti i leader di sinistra hanno alzato troppo i toni nei confronti di questo governo».


Nessuna autocritica?


«I toni li hanno alzati troppo tutti, anche il centrodestra».


Detto da lei, che è stato un movimentista della destra…


«…ma dai terroristi sono visto come uno di quelli che hanno cercato di evitare lo scontro sociale con una forte attenzione alle ragioni del mondo sindacale e alla sua tutela dell´articolo 18. Detto questo, credo che il Patto per l´Italia sia un ottimo esito, semmai bisognava arrivare prima al tavolo negoziale».


Ora a cosa si prepara?


«A un colloquio con Franz Fischler, commissario Ue per l´Agricoltura per discutere della riforma della politica agricola comune e poi…»


E poi?


«Alla scalata del Monte Bianco, mi alleno».