Intervista al ministro Salvi: Confindustria rispetti i patti

26/04/2001
La Stampa web

 
L’inflazione e i salari e il nodo della concertazione
«Confindustria rispetti i patti»
Il ministro: l’accordo del ’93 è chiarissimo

Giovedì 26 Aprile 2001

intervista
Roberto Giovannini
SE Confindustria vuole evitare che si arrivi a nostalgie per i salari indicizzati per legge non ha che una strada: l’applicazione dello spirito e della lettera dell’accordo del 1993. Che per gli aumenti salariali non prevede affatto un riferimento alla sola inflazione programmata, ma un recupero del differenziale rispetto all’inflazione reale». Dopo la «botta» di Antonio D’Amato da Mosca, ecco in tempo quasi reale l’altrettanto polemica «risposta» del ministro del Lavoro Cesare Salvi, che per il 2 maggio potrebbe convocare le parti sociali (a cominciare da Confindustria) «per richiamarle allo spirito dell’accordo di luglio del 1993».
Ministro Salvi, cerchiamo di chiarire il "giallo" sulle affermazioni del presidente del Consiglio. Giuliano Amato ha davvero dichiarato che i contratti vanno rinnovati sulla base dell’inflazione programmata, come dice Confindustria?

«Non c’è nessun giallo. La mia dichiarazione di martedì sera – in cui ricordavo quanto è sancito dall’accordo di luglio del ‘93 – è stata concordata con il presidente del Consiglio, che di quell’intesa conosce perfettamente il contenuto. Del resto, l’accordo del ‘93 è di dominio pubblico, e si sa benissimo che non prevede il solo recupero dell’inflazione programmata. Se così fosse ci sarebbe una costante perdita del potere d’acquisto dei lavoratori. Comunque, ogni tentativo di divisione tra me e il presidente del Consiglio è pretestuoso. L’iniziativa sui rinnovi contrattuali è pienamente concordata, e anzi: è stata assunta in prima persona dal presidente Amato, anche se su proposta del ministro del Lavoro. Il punto è un altro: ci sono circa cinque milioni di lavoratori che da molti mesi attendono il rinnovo del contratto. E per ripetere le parole del Presidente del Consiglio, "non certo per responsabilità dei sindacati". Tutto questo, a cominciare dal contenuto dell’accordo del ‘93, verrà ricordato nel corso dell’incontro del 2 maggio».


Confindustria accusa il governo: questa iniziativa in primo luogo ha finalità elettorali, è fuori luogo e viola l’autonomia delle parti sociali.

«Elezioni? Non vorrei che piuttosto ci fosse qualcuno che non rinnova i contratti sperando che dopo il 13 maggio arrivi l’amico di "Lorsignori". Se così fosse, si illuderebbe. Quanto all’autonomia delle parti, il governo è firmatario e garante dell’accordo del ‘93, e ha piena titolarità per intervenire».


Il governo in realtà ha a disposizione solo poteri di pressione "morale"…

«L’accordo dà al governo poteri di garanzia, poteri morali, ma sono previsti anche poteri di sanzione. Certamente è dovere del governo richiamare le parti al contenuto dell’intesa: se Confindustria afferma che a base dei contratti, come ha proposto Federmeccanica, ci dev’essere solo l’inflazione programmata si pone al di fuori dell’accordo del ‘93».


Ministro Salvi, sul serio pensa che sia necessaria una nuova scala mobile?

«Il superamento della scala mobile derivò dalla scelta di seguire la via della concertazione. Una scelta che ha prodotto tanti risultati positivi per l’Italia, in questi anni. Ma è una scelta basata sul presupposto che i contratti si facciano, naturalmente. È evidente che se i rinnovi vengono ostacolati, non si può rimanere passivi di fronte a una graduale erosione dei salari reali dei lavoratori. Ma è prematuro parlarne: mi auguro invece che si riprenda la strada giusta, messa in crisi recentemente per responsabilità di una patte del mondo datoriale».


Ma se, invece, la politica della concertazione dovesse tramontare?
«Sarebbe certamente incrinata quella pace sociale che è stata un valore così positivo in questi anni. Un effetto che non credo sarebbe nell’interesse generale delle imprese. Del resto, le stesse divisioni esistenti tra le organizzazioni datoriali sulla vicenda dei contratti a termine dimostra che la linea oltranzista non porta molto lontano».
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