Intervista al leader della Cgil, che domani sarà eletto segretario

19/09/2002
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            Giovedì 19 Settembre 2002


            INTERVISTA AL LEADER DELLA CGIL, CHE DOMANI SARÀ ELETTO SEGRETARIO

            ALESSANDRA CHELLO
            Sergio Cofferati fa la valigia. E lui arriva con armi e bagagli. Guglielmo Epifani domani prenderà il timone della Cgil ma non perde il suo fair play. Ignora le arie da prossimo leader. E parla dei temi caldi del momento senza censure. Ieri a Napoli per l’attivo provinciale promosso dalla Camera del lavoro e a Benevento per la locale Festa dell’Unità, non ha usato mezzi termini. E ha accusato il governo di aver messo in campo una politica economica fallimentare che ha dato al Sud il classico colpo di grazia.
            Epifani, il presidente Ciampi ha detto a imprenditori e sindacati: guardate a Sud è la nuova frontiera per trovare spazi di sviluppo. La Cgil cosa farà per il Mezzogiorno?
            «Palazzo Chigi ha abbandonato completamente il Meridione: non c’è un’idea, non c’è una proposta valida. È per questo che dopo lo sciopero del 18 ottobre prepareremo una grande manifestazione nazionale dedicata soltanto all’emergenza-Sud. Scenderemo in piazza per ricordare che la crescita del Paese parte proprio dal Mezzogiorno. Ora invece stanno smantellando tutti gli strumenti che avevano dato una speranza a questa parte del Paese. Penso ai contratti d’area, al credito d’imposta che ha aiutato molti investitori al Sud e ha consentito anche una certa emersione. Insomma, ho l’impressione che siamo a un brusco dietrofront».
            Il ministro del Welfare Maroni, però, ha annunciato un tavolo per il Meridione…
            «Il tavolo funziona solo se alla base c’è un obiettivo preciso: ma qui i tavoli si sprecano come le promesse. Abbiamo finanziamenti europei che ritardano, inadempienze nelle richieste. Mancano i collegamenti tra le domande di chi ha voglia di fare e gli strumenti. In questo anno e mezzo si è smarrita l’idea della programmazione, cioè quella di aiuti e sostegni a chi vuole investire bene. Forse si è pensato che lo sviluppo venisse da solo, fosse automatico: ecco l’insuccesso della politica del governo è legato proprio a questo».
            Quali sono gli interventi urgenti per il riscatto del Meridione?
            «Primo: rafforzare le politiche locali che sono le uniche in grado di attrarre gli investimenti. Secondo: più infrastrutture ma non solo le strade. Bisogna formare la gente, specializzarla rendendola competitiva sul mercato».
            E la criminalità? Gli imprenditori del Nord preferiscono dirottare i propri capitali nei Paesi dell’Est piuttosto che a Mezzogiorno.
            «La lotta alla criminalità deve essere fatta con un’azione che viene dal basso e senza tiri alla fune tra magistratura, enti locali e governo centrale, altrimenti è perdente. Ma non si può pensare che la sola caccia agli immigrati risolva un problema che c’è da sempre».
            Il 18 ottobre lo sciopero generale senza Cisl e Uil. Come è possibile che dopo tante battaglie insieme i tre sindacati ora siano così distanti? C’è spazio per ricucire lo strappo?
            «Quella del 18 non è una protesta contro Cisl e Uil, ma lo è nel nome della difesa dei diritti. Sì, perché l’attacco ai diritti diventa più pesante se l’economia rallenta. Davanti a temi così importanti il mondo sindacale ha il dovere di ritrovare la compattezza. E invece persistono le spaccature perché c’è ancora chi si fida delle promesse del governo. Ecco, mi piacerebbe poter incontrare gli altri proprio su questi punti caldi: ma non so se accadrà. Comunque per ora vedo difficile riannodare i rapporti. C’è un’anomalia italiana: in Spagna i sindacati scioperano unitariamente contro la flessibilità del lavoro. Anche Francia e Inghilterra scioperano. Allora se da noi la Cgil sciopera da sola cosa vuol dire? Non è certo questa la stranezza quanto il fatto che Cisl e Uil facciano accordi separati con il governo».
            Sabato prossimo Cofferati lascia. Molti lo hanno accusato di aver avuto atteggiamenti più da politico che da sindacalista. Cosa ne pensa?
            «Cofferati resta per molti una speranza, una persona in cui riporre fiducia. Fino a oggi ciò è avvenuto sul terreno dell’incarico sindacale. Ma ora è chiaro che il suo ruolo sta aumentando. Le scelte che Sergio farà in futuro spettano solo a lui. Certo, non era mai capitato dopo un impegno di questo livello che qualcuno tornasse al suo impiego precendente come capiterà a lui, che dovrà rientrare alla Pirelli. Ma sono convinto che sia una persona di cui il Paese continuerà ad avere bisogno».
            E lei come si sente ad ereditare lo scettro del Cinese?
            «La carica di segretario generale della Cgil è una responsabilità importante: ma io sono sereno. Anzi. Voglio aggiungere proprio qui da Napoli che, per legami familiari e culturali, mi sento un uomo del Sud. E posso dire con orgoglio che ora il sindacato avrà alla guida anche un uomo del Sud».