“Intervista” Addio di Paci all’Inps: «L’età della pensione va alzata subito»

11/09/2002



11 settembre 2002

L’INTERVISTA

Addio di Paci all’Inps: «L’età della pensione va alzata subito»


Il presidente dell’istituto di previdenza lascia in anticipo sulla scadenza. Alla guida fino a febbraio il direttore generale, Fabio Trizzino

      ROMA – Massimo Paci si dimette da presidente dell’Inps. Lascerà l’istituto a ottobre, 5 mesi prima della scadenza del mandato, «per tornare all’Università». Lo ha comunicato ieri al consiglio di amministrazione, ringraziando tutti per il lavoro svolto in questi tre anni e mezzo: «Una esperienza molto bella, che rifarei». Uomo di sinistra, nominato dal governo D’Alema al vertice dell’istituto di previdenza pubblica, Paci ha avuto momenti difficili col centrodestra. Ha criticato la delega sulla riforma delle pensioni, spiegando che aprirebbe un buco nei conti pubblici. E tensioni ci sono state anche sull’operazione «pensioni a un milione» quando il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha disposto un’indagine sui ritardi degli aumenti. Nonostante tutto Paci è riuscito a chiudere la sua presidenza senza rotture. E Maroni ha espresso ieri, a nome del governo, «apprezzamento» per il professore. Per la successione, salvo sorprese, sarà scelto l’attuale direttore Fabio Trizzino. Che resterà fino al prossimo febbraio. Poi si vedrà.
      Perché ha deciso di dimettersi?

      «Perché desidero tornare a insegnare. L’Università La Sapienza ha disposto una cattedra per me fin dallo scorso novembre e non mi sembra corretto far attendere troppo i colleghi che mi hanno onorato della loro scelta».

      Non è che temeva il commissariamento dell’Inps?

      «Assolutamente no. Ho comunicato le mie intenzioni al governo già molti mesi fa, prima delle ipotesi fantasiose di commissariamento. Che comunque sono state sempre minoritarie, anche nella maggioranza. Del resto, per commissariare ci vogliono ragioni serie. Ma i risultati dell’Inps sono positivi».

      Faccia qualche esempio.

      «I conti sono in attivo dal 2000. Il 2001 si è chiuso con un avanzo economico pari a quasi 2mila miliardi di vecchie lire e per il 2002 si prevede un sostanziale pareggio. Le operazioni di cartolarizzazione dei crediti hanno avuto successo. Il contenzioso è diminuito: da oltre 800 mila ricorsi giacenti nel ’99 a 545 mila nel 2001».

      In quanto tempo liquidate una pensione?

      «Circa un mese e venti giorni. Che è meno di quanto impiegano in molti altri Paesi. E adesso stiamo lavorando per lanciare presto la carta elettronica per la riscossione della pensione, il PagoInps, una sorta di bancomat che eviterà file agli sportelli».

      Veniamo al problema della spesa previdenziale. Lei è stato tra i primi a proporre l’estensione a tutti del calcolo contributivo…

      «Già nel ’96, all’indomani della riforma Dini. Se fosse stato adottato subito, i risparmi sarebbero oggi consistenti. Resto convinto che sia importante farlo. A questo aggiungo che non è pensabile che in una società dove si vive fino a cento anni e si comincia a lavorare a 30, si vada in pensione a 55».

      Bisogna aumentare l’età di pensionamento?

      «Sì, ma non con una legge che lo imponga, bensì con un sistema di incentivi e disincentivi. Lo stesso metodo contributivo svolge questa funzione, favorendo l’innalzamento effettivo dell’età di pensionamento».

      Il disegno di legge delega presentato dal governo prevede solo incentivi per chi ritarda il pensionamento, senza penalizzazioni per chi invece lo anticipa.

      «Ho l’impressione che ci sia l’intenzione di modificare il dettato della delega inserendo dei disincentivi
      ».
      Le ultime previsioni elaborate dall’Inps sull’andamento della spesa indicano che la "gobba" si sposta in avanti e ciò ha fornito argomenti al governo per sostenere che non è urgente intervenire.

      «Credo che si tratti soprattutto di una scelta politica. Nell’immediato, la condivido. Ma bisogna tener conto che le modifiche dei sistemi pensionistici, per la loro complessità, richiedono che ci si muova per tempo. Anche se la gobba slitta di qualche anno, prima si interviene e meglio è».

      Gli ultimi dati sulle pensioni di anzianità liquidate fanno temere un boom.
      «Assolutamente no, siamo in linea con le previsioni».
      In questi anni lei, uomo di sinistra, ha avuto problemi con questo governo, ma anche con il consiglio di amministrazione e con il Civ, consiglio di indirizzo e vigilanza.

      «Lo nego assolutamente. Quasi tutte le decisioni del consiglio di amministrazione sono state prese a larga maggioranza».

      Esiste comunque un problema di riforma degli enti. Il governo vuole farla. Lei cosa suggerisce?

      «Di semplificare gli organi. Per esempio, il consiglio di amministrazione è troppo numeroso: nove membri, più il direttore generale che ha diritto di parola, come il magistrato della Corte dei Conti e il rappresentante del collegio dei sindaci. E sul versante del controllo e della vigilanza vale lo stesso discorso. Oggi ci sono due ministeri vigilanti, la commissione parlamentare, la Corte dei Conti, gli organismi interni. Finisce che una decisione del cda o del direttore la si applica dopo un anno».

      Quindi toglierebbe di mezzo il Civ.

      «No, ne farei un organismo unico per tutti gli enti presso il ministero del Lavoro. Un organismo che non sia coinvolto nella gestione. Questa, invece, dovrebbe essere di competenza di un organo snello: un direttore generale o un amministratore unico che risponde a un consiglio di amministrazione ristretto».

      Così le associazioni imprenditoriali e sindacali che oggi sono presenti nel Civ uscirebbero dall’istituto?

      «Riconosco che debbano svolgere un ruolo perché i contributi li versano le aziende e i lavoratori, ma dovrebbero esercitarlo presso il ministero vigilante. Non nell’istituto e comunque lontani dalla gestione».
Enrico Marro


Economia