Intervista ad Epifani: bisogna chiudere subito i contratti

24/04/2001

 
 





Gli accordi necessari per difendere il potere d’acquisto dei salari e salvaguardare il livello dei consumi



Epifani (Cgil): basta con le dilazioni bisogna chiudere subito i contratti

Angelo Faccinetto

MILANO Chiudere al più presto i contratti aperti, a cominciare da quello dei metalmeccanici, ed agire sulle dinamiche tariffarie fuori controllo. Sono questi i punti sui quali – secondo il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani – è necessario intervenire per raffreddare l’inflazione. E per correggerne gli effetti, partendo da quelli sul potere d’acquisto delle retribuzioni.

Dopo il raffreddamento di marzo l’inflazione torna a rialzare la testa. Il dato tendenziale, secondo le indicazioni delle città campione, indica, su base annua, un più 3,1 per cento. Contro una media europea del 2,6. Si parla di ritorno ai livelli di tre anni fa. Come valuta, la Cgil, questo andamento?

«I dati ci dicono che ci troviamo di fronte ad un andamento oscillante. Questo significa che dobbiamo mantenere alto il grado di attenzione su tutta la dinamica dei prezzi. Il motivo è chiaro. La nostra inflazione è particolarmente sensibile ai fattori esterni. Anzitutto all’andamento dei prezzi delle materie prime – pensiamo al petrolio, che si ripercuote sulla benzina. Ma è anche legata a dinamiche tutte interne al nostro sistema economico, che in questi mesi si sono rivelate fuori controllo».

Quali sono i punti di maggiore sofferenza?

«Mi riferisco alle tariffe – a cominciare da quelle delle assicurazioni sulla responsabilità civile di auto e moto -, mi riferisco al costo dei servizi, della casa, della distribuzione. Il ritmo di crescita dei prezzi legati alla produzione industriale è basso, gli altri settori invece spingono verso l’alto. Questo significa che non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Che, su questo versante interno, bisogna agire con decisione»

Ci sono tre milioni di lavoratori in attesa di contratto. È soprattutto su di loro che il surriscaldarsi dell’inflazione è destinato a ripercuotersi in modo pesante. Qual’ è la risposta che pensi di debba dare?

«Oggi l’inflazione programmata è ormai quasi la metà di quella reale. Se questo differenziale non si riduce è evidente che si aprono problemi. In questo quadro, più si ritarda il rinnovo dei contratti aperti più lo scostamento è destinato a pesare sulla dinamica delle retribuzioni. Penso al rinnovo del contratto dei metalmeccanici, anzitutto, per il quale si sono interrotte la scorsa dettimana le trattative: interessa un milione e mezzo di lavoratori».

Dunque, primo passo, trovare un accordo. È così?

«Si, penso che questa ripresa dell’inflazione dovrebbe spingere Confindustria – e, nel caso particolare dei metalmeccanici, Federmeccanica – a chiudere rapidamente i contratti. È questa la prima risposta che deve essere data. Si tratta di una risposta necessaria per evitare la perdita del potere d’acquisto dei salari. Teniamo sempre presente che una riduzione su quel versante significa riduzione dei consumi, in un momento in cui è necessaria una loro tenuta. Questi dati dimostrano la giustezza delle piattaforme contrattuali presentate dai sindacati. E danno torto alle politiche dilatorie di Confindustria»

Una dinamica che si discosta dalla cosiddetta "inflazione zero" apre però anche una serie di altri problemi che il governo sarà necessariamente chiamato ad affrontare.

«C’è un problema anzitutto che si aprirà in prospettiva. Dopo le elezioni avremo un governo che dovrà metter mano alla nuova legge finanziaria cominciando con la stesura del Dpef. È evidente che, in quella sede, sarà necessario rivedere l’insieme dei riferimenti precedenti. Dalla dinamica del Pil alle previsioni sull’andamento dell’inflazione attesa per il 2002. Visto che quella a suo tempo prevista ha oggi poco a che fare con quella reale. Ma, ripeto, la prima risposta sta nell’arrivare ad una rapida chiusura dei contratti aperti. E, come ricordavo prima, nell’intervenire con decisione là dove è necessario e possibile».