Intervista ad Angeletti: «Pronti allo sciopero generale»

03/05/2001

Giovedì 3 Maggio 2001


INTERVISTA CON IL NUMERO UNO DELLA UIL
«Pronti allo sciopero generale»

Angeletti avverte: sui contratti non ci sono divisioni

ANTONIO TROISE
Sciopero generale». Luigi Angeletti, leader della Uil, pronuncia le due parole senza esitazioni. Anche perché sul rinnovo dei contratti, annuncia convinto, le confederazioni marciano compatte.
La Confindustria non ha gradito il pressing del governo. Mentre, la Confcommercio, parla di iniziativa strumentale. Qual è la sua posizione?
«Secondo me, si tratta di una convocazione pienamente legittima. Il governo, è uno dei garanti dell’accordo del luglio ’93. Intesa che, con il loro atteggiamento, gli imprenditori mettono in discussione».
Perché?
«Uno dei capitoli principali dell’accordo era il recupero del salario reale. Cosa che oggi non avviene per due motivi: il ritardo nel rinnovo dei contratti e l’aumento delle tariffe. Nel frattempo, milioni di lavoratori perdono potere d’acquisto».
Quali sono i rischi?
«Potrebbe riaprirsi un pesante conflitto redistributivo. Anche perché, negli ultimi anni, la ricchezza del paese è cresciuta. Solo che questo aumento non ha nemmeno sfiorato le tasche dei lavoratori».
Che cosa farà il sindacato se gli imprenditori non cambieranno idea?
«Non c’è dubbio che potremo arrivare a forme di mobilitazione molto ampie…».
Si riferisce, per caso, allo sciopero generale?
«È una delle possibilità. O, quanto meno, si può anche pensare a una mobilitazione complessiva di tutti i lavoratori in attesa del nuovo contratto. E, mi creda, non sono pochi».
Sono circa 6 milioni, secondo le statistiche. Ma uno sciopero generale è davvero praticabile considerando le divisioni che esistono fra le tre organizzazioni sindacali?
«Sul rinnovo dei contratti non mi risulta che ci siano spaccature all’interno delle categorie. Su questo terreno i tre sindacati marciano unitariamente».
Non stanno così le cose, però, sui contratti a termine. Domani anche voi non andrete all’incontro conclusivo presso la Confindustria. È un ripensamento?
«Non è previsto nessun incontro conclusivo. La trattativa, per noi, è terminata il 27 aprile, quando abbiamo messo a punto un documento che riteniamo positivo».
E, allora, perché il nuovo appuntamento per il 4 maggio?
«Era stato sollecitato da alcune organizzazioni imprenditoriali per cercare di allargare l’intesa ai soggetti che, fino ad oggi, erano contrari».
La Cgil, ha però ribadito che domani diserterà l’incontro previsto sui contratti a termine. Ci sono ancora margini per ricucire una posizione unitaria?
«Spero di sì».
Ma un sindacato diviso non è più debole nel confronto con gli imprenditori?
«Non ne farei un dramma. Già in passato ci sono state posizioni differenti fra le tre organizzazioni sindacali. E sono sicuro che ce ne saranno in futuro».
Però, non c’è dubbio, che un sindacato unito è più forte quando affronta vertenze significative.
«Certo. Anche per questo, a mio parere, è necessario arrivare a metterci d’accordo su quelle che potrebbero essere le regole per il confronto al nostro interno. Per evitare l’alternativa fra il non fare nulla o uscire allo scoperto con le nostre divisioni».