Intervista ad Angeletti: non ci piace, così si va allo scontro

16/11/2001
La Stampa web





intervista
Roberto Ippolito


(Del 16/11/2001 Sezione: Economia Pag. 18)
I COMMENTI DEL SEGRETARIO DELLA UIL E DEL VICEPRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA
Angeletti: non ci piace così si va allo scontro

INACCETTABILE. La modifica dell´articolo 18 dello statuto dei lavoratori è giudicata dal segretario della Uil Luigi Angeletti come un «punto di crisi» nei rapporti con il governo. Sarà quindi contrastata la scelta del consiglio dei ministri di prevedere in alcuni casi solo un risarcimento e non anche il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa.
Perché, Angeletti, una bocciatura così secca?
«Il governo ha preso un´iniziativa non condivisa dal sindacato nè per il metodo nè per il merito». Perché?
«Anche se con una scelta limitata a tre fattispecie marginali di lavoratori, il governo si è assunto la responsabilità di modificare l´articolo 18 contro la nostra esplicita opinione. E la nostra opinione è conosciuta benissimo da tempo. Il governo ci ha comunicato le sue intenzioni soltanto due ore prima di decidere in consiglio dei ministri il varo del disegno di legge delega». Non era in discussione da mesi la possibilità di toccare l´articolo 18?
«Non c´è alcun motivo per modificarlo, salvo rispondere a una richiesta della Confindustria». La Confindustria voleva però l´abolizione totale di questa norma.
«Questo è l´inizio. E non ci piace». Ma non servirebbe più flessibilità nel mercato del lavoro?
«Qui non stiamo parlando di flessibilità in entrata o in uscita su cui ci sono molteplici norme. Qui parliamo di licenziamenti individuali effettuati senza motivo. Quindi di cose che non attengono a ragioni economiche e neanche al rispetto di norme contrattuali ovvero a provvedimenti disciplinari. Stiamo parlando di un esercizio del potere d´impresa arbitrario e ritenuto tale da un giudice».
Non è vero, come dicono i sostenitori della modifica, che il reintegro è sconosciuto in Europa?
«In Italia è previsto il reintegro come forma di garanzia perché i licenziamenti discriminatori sono molto superiori a quelli europei».
Come prova questa affermazione?
«Ci sono le statistiche. In Italia c´è quindi bisogno di un deterrente più forte in rapporto ad atteggiamenti arbitrari così diffusi».
Il no sindacale alla modifica è irrevocabile?
«Certo. La Uil, insieme alla Cgil e alla Cisl, ha espresso direttamente e da mesi la totale contrarietà a ogni intervento sull´articolo 18. E chi ha buona memoria ricorderà che lo stesso presidente del consiglio Berlusconi e il ministro Maroni hanno categoricamente escluso un intervento di questo tipo».
Ma non si tratta di un questione minimale, considerato il numero ristretto dei casi di ricorso all´articolo 18?
«L´articolo 18 riguarda poche persone. Ma probabilmente oggi sono pochi i licenziamenti illegittimi perché c´è una norma che agisce come deterrente. Cosa accadrà domani con la nuova formulazione?».
Cosa faranno adesso i sindacati?
«I sindacati saranno ricevuti martedì da Berlusconi. E lo inviteranno a riflettere su questa decisione che, senza alcun dubbio, rappresenta un punto di crisi nei rapporti con l´esecutivo». Sta pertanto minacciando agitazioni?
«L´obiettivo dell´incontro di martedì con il presidente del consiglio è l´invito alla riflessione. Poi sarà valutato cosa fare. I sindacati certamente non si rassegneranno a questo intervento del governo. Quindi non si limiteranno a qualche protesta verbale».



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