“Intervista” Accornero: tutele per tutti senza il reintegro automatico

16/01/2003

          giovedì 16 gennaio 2003

          le interviste

          Il sociologo del lavoro: Berlusconi si illudeva, il problema non è dimenticato
          Accornero: tutele per tutti
          senza il reintegro automatico

          Angelo Faccinetto
          MILANO «Il referendum che propone di estendere a tutti la tutela dell’articolo
          18 dello Statuto dei può essere evitato dando a tutti i lavoratori le stesse tutele, senza però che la loro applicazione sia automatica».
          Davanti al via libera della Corte Costituzionale alla consultazione sulla norma che vieta i licenziamenti senza giusta causa solo nelle aziende con più di quindici dipendenti il sociologo del lavoro Aris Accornero lancia la sua proposta. «È l’unico modo – spiega – per evitare che questa battaglia torni ad essere una pura battaglia di principi».
          Accornero, il referendum «estensivo» sull’articolo 18 ha avuto il via libera della Corte costituzionale. Cosa accadrà ora?
          «Che il referendum potesse ottenere il via libera era considerato cosa
          probabile. Certo è che ora questa decisione riapre tutta la questione e
          fa diventare irrilevante la dichiarazione di irrilevanza pronunciata da
          Berlusconi nella sua conferenza stampa di fine anno. Il problema,
          che sembrava dimenticato, è tornato d’impeto sulla scena politica».
          Questo cosa comporta, secondo lei, per governo, sindacati
          ed opposizione?
          «Finora, in questi mesi, si è fatto tutto meno che riformare l’articolo
          18. Adesso, se si vuole evitare il referendum, ci si deve muovere, si deve
          fare qualcosa».
          Quale può essere la via d’uscita?
          «Ce n’è una sola, a mio avviso. E consiste: primo, nel rendere la reintegra
          nel posto di lavoro non più automatica; secondo, nell’estenderla a tutti i lavoratori dipendenti. Penso che questa soluzione risponda allo spirito del referendum e disinneschi allo stesso tempo quello che è stato l’oggetto dello scontro. Oggi la reintegrazione è automatica, non è una decisione del giudice. E ciò è quanto ci distingue dagli altri paesi».
          In pratica?
          «È ragionevole che sia il giudice a deciderla e che quindi, caso per caso, possa anche decidere di applicare altre soluzioni alternative, come il risarcimento. Avere un meccanismo non automatico, ma esteso a tutto il lavoro dipendente è la sola via per fare un passo avanti nelle tutele. Senza toccare i principi».
          Se il referendum passasse cosa accadrebbe alle deroghe introdotte
          sul tema col Patto per l’Italia?
          «Anche questa nuova norma verrebbe a decadere».
          Insomma, lei ritiene che si possa evitare il referendum salvaguardandone i principi ispiratori. È così?
          «Il referendum che propone di estendere a tutti l’articolo 18 può essere evitato dando a tutti le stesse tutele senza però che la loro applicazione sia automatica. In caso contrario questa battaglia tornerebbe ad essere una battaglia di principi».
          Dunque si voterebbe. In questo caso chi vincerebbe il referendum?
          «È difficile prevederlo. Il rischio è quello di una contrapposizione tra
          una destra che punta sulla deterrenza economica e il rilancio, da sinistra,
          di un approccio di tipo “ideologico”. In questo quadro vincere non sarebbe facilissimo».