“Intervista” Accornero: «la riforma più importante degli ultimi 20 anni»

27/07/2007
    venerdì 27 luglio 2007

    Pagina 7 – Economia

    Welfare, pensioni, mercato del lavoro

      Le interviste – Il sociologo esprime la sua valutazione sul documento

        Aris Accornero

          «Un passo decisivo
          la riforma più importante
          degli ultimi venti’anni»

            di Giampiero Rossi/Milano

            «L’accordo sul welfare è una delle maggiori riforme che siano state realizzate in Italia negli ultimi 20 o addirittura 30 anni». È perentorio ol giudizio che il professor Aris Accornero, studioso del lavoro di lungo corso, formula a proposito del protocollo che è stato al centro del tavolo tra governo e sindacati per settimane e che ancora fa discutere per gli strascichi politici e per i malumori del sindacato su alcune voci non gradite.

            Professore, perché questa intesa, secondo lei, ha il valore della «grande riforma»?

              Perché rimette in sesto i rapporti di lavoro, gli ammortizzatori sociali, le tutele. Tutti temi importanti più volte affrontati in precedenza ma senza che mai sia stato trovato un assetto soddisfacente. Ora, invece, tutti gli aspetti sono tenuti insieme in un disegno complessivo.

              Insomma, lei è convinto che questo protocollo risponda alle reali esigenze del paese?

                Sì, lo ripeto, si capisce che è una vera grande riforma anche perché oltre ad armonizzare tante voci offre anche una risposta alla riforma Biagi, che aveva lasciato tanto aspetti irrisolti, al punto che la sensazione di precarietà che aveva diffuso è stata superiore ai danni effettivamente provocati.»

                E secondo lei la riforma del governo, adesso, riequilibra il sistema che prima era eccessivamente esposto alla precarietà?

                  «Io avevo già elencato in un libro dello scorso anno le possibili alternative alla precarietà e devo dire che in questo protocollo ritrovo molti di quegli ingredienti. Sì, c’è anche qualche elemento che non piace al sindacato, come la detassazione degli straordinari, ma non mi pare che l’insieme sia da vituperare. Perché questo introduce un elemento di flessibilità aziendale basata sugli orari che è indubbiamente meglio questa formula funzionale alle imprese rispetto al reclutamento di nuovi lavoratori precari. so che neanche al ministero c’era entusiasmo per questa soluzione, e lo stesso vale per i contratti a termine: capisco la Cgil, e non direi proprio che abbia mostrato atteggiamenti conservatori, ma resto convinto che non si tratti di un motivo .
                  sufficiente, anche da parte della Cgil, per far saltare tutto»

                  Quindi, dice lei, sebbene i malumori del sindacato siano fondati, il gioco vale la candela?

                    «Sì, direi che anche gli elementi sgraditi alla Cgil rappresentino al massimo il 5% dell’intera portata dell’accordo. Io ci vedo una vera riforma che apre prospettive politiche sul tema del lavoro. E poi non possiamo dimenticare che siamo usciti da un quinquennio governato dal centrodestra in cui tutto è stato fatto tranne che limitare la precarietà, anzi..Quindi è evidente il segno che questo è un governo diverso. era già partito bene con la circolare del ministro Damiano sui co.co.co e con le misure per la sicurezza e la regolarità del lavoro nei cantieri. Ora quel percorso si arricchisce di una riforma organizza e ampia e c’è spazio per ulteriori miglioramenti di cui la gente potrà percepire direttamente gli effetti positivi».