“Intervista” Abete: «Turismo abbandonato davanti alla crisi»

24/03/2003



              Sabato 22 Marzo 2003
              INTERVISTA


              «Turismo abbandonato davanti alla crisi»

              Abete (Federturismo): ci saranno contrazioni importanti, ma gli ammortizzatori sociali sono stati cancellati
              MARTINO CAVALLI


              MILANO – La speranza è che il conflitto si concluda al più presto, ponendo fine a una situazione di incertezza ed evitando che focolai di protesta si allarghino a macchia d’olio, facendo diventare tutto più difficile. Ma se così non dovesse essere, se l’industria del turismo dovesse ritrovarsi di fronte a una situazione drammaticamente simile a quella dell’11 settembre 2001, le imprese si troverebbero completamente scoperte sul fronte degli ammortizzatori sociali. L’allarme arriva da Giancarlo Abete, presidente di Federturismo-Confindustria, che invita il Governo a prendere sul serio la situazione se si dovessero verificare «scompensi non di breve periodo». Presidente Abete, qual è oggi il quadro di riferimento per gli ammortizzatori sociali? Purtroppo è un quadro che è stato del tutto cancellato. Storicamente la Cassa integrazione era riservata solo ad agenzie di viaggio e tour operator con almeno 50 dipendenti, e già questo – vista la fortissima frammentazione di questa industria – tagliava fuori buona parte delle imprese. Ma adesso è anora peggio.
              Perché?
              La Finanziaria 2003, nell’attesa di una più complessiva riforma degli strumenti di intervento, non ha disposto la proroga della Cassa per queste imprese, e quindi oggi ci troviamo in una situazione di "scopertura totale".
              Lei ritiene che si possano ricreare criticità simili a quelle che hanno investito il settore negli ultimi mesi del 2001?
              Naturalmente mi auguro di no. In questo momento riceviamo segnali contrastanti, alcuni comparti hanno già denunciato uno stato di difficoltà, altri no, ma in fondo è fisiologico per un settore che continua ad avere delle statistiche fondamentalmente poco affidabili. Certo, è indubbio che tutta la struttura dei viaggi andrà in sofferenza, ci saranno delle contrazioni importanti, escluso forse il turismo interno, che segue delle dinamiche diverse.
              Dopo l’attacco alle torri di New York, agenzie di viaggi e alberghi sono restati vuoti a lungo e molte aziende si sono ritrovate sull’orlo dell’abisso. Eppure il Governo non ha concesso neanche uno degli aiuti che erano stato richiesti.
              È vero, inutile negarlo. Purtroppo la grande diffusione di imprese piccole e piccolissime rende estramente difficile evidenziare una situazione di crisi. Se Alitalia dovesse annunciare di avere mille posti di lavoro in pericolo, la cosa finirebbe sulle pagine di tutti i giornali, in buona evidenza. Ma naturalmente se mille piccole imprese licenziano ciascuna un dipendente, la cosa passa assolutamente inosservata.
              C’è quindi il rischio che anche questa volta nessuno raccolga il vostro appello?
              Ci sono delle priorità, lo sappiamo e le accettiamo. Ma gli imprenditori devono salvaguardare quel preziosissimo capitale rappresentato dalla professionalità di chi lavora in questo settore. È un fattore determinante per la qualità dell’offerta, quindi ne va di mezzo il prodotto-Italia nel suo complesso. In che senso?
              C’è un problema economico, che è quello delle singole imprese. Ma c’è anche un problema di qualità. Se si depaupera il settore delle sue professionalità, la qualità dell’offerta peggiora e l’appeal del Paese ne risente, ovviamente in negativo. Ma poi c’è anche un altro aspetto che vorrei sottolineare….
              Quale?
              Potrebbe essere definito come "impatto psicologico". Il settore è rimasto molto deluso dopo l’11 settembre, si aspettava un aiuto se non altro come riconoscimento dell’apporto che garantisce alla ricchezza del Paese. Se anche questa volta dovesse esserci una mancanza di attenzione, le imprese, i lavoratori, si sentirebbero demotivati, trascurati, e non è la situazione ideale, se bisogna guardare avanti stringendo i denti.