Intervista a Vitale:«Senza fondi pensione mercato instabile»

05/04/2001

Corriere della Sera

Giovedì 5 Aprile 2001





L’INTERVISTA / Vitale (ex Lazard): la finanza cerca nuovi equilibri ma il vero confronto non è iniziato

«Senza fondi pensione mercato instabile»

      MILANO – «La differenza tra trent’anni fa e adesso? Che ora c’è un mercato finanziario mentre allora c’era solo un embrione di mercato. Ma certe cose sono rimaste uguali, per esempio le delusioni e i rischi cui sono esposti i piccoli azionisti: perché, se devo essere sincero, raramente ho visto il fondatore di un’azienda non approfittare lautamente del collocamento delle sue azioni». Ride sotto i baffi (che non ha), Guido Roberto Vitale, vercellese trapiantato da decenni a Milano, 64 anni tra meno di un mese, banchiere d’affari per vocazione prima ancora che per mestiere («è sempre stato il mio pallino»). Ha da poco lasciato la presidenza di Lazard Italia («nessun trauma, è solo un periodo che si è chiuso») e tutti gli incarichi operativi. Per la prima volta da tre decenni si permette di guardare alla finanza italiana da una prospettiva leggermente più «esterna» (anche se non pensa al ritiro). E accetta di analizzare i cambiamenti che sono intervenuti nel mondo degli affari dal 1972, quando decise di fondare l’Euromobiliare e dedicarsi al mestiere, allora abbastanza inusuale, di merchant banker.
      Come ha fatto a iniziare?
      «Mi ero fatto le ossa in molte società, ultima l’Edilcentro Sviluppo poi finita nell’orbita di Michele Sindona. Mi sono dimesso e ho dato vita all’Euromobiliare. E siccome non avevo i soldi per fare da solo, ho trovato dei soci importanti: l’Ifi, Carlo De Benedetti, la Montedison, la Pirelli e altri».

      Era un mondo molto diverso da quello attuale…

      «Allora, a fare questo mestiere, c’era solo Mediobanca. Oggi siamo in tanti».

      Ma anche il mercato è cambiato.

      «Oggi c’è, allora no. Oggi c’è un mercato finanziario che funziona, che ha ancora molte imperfezioni ma regge bene il confronto con gli altri, dove c’è più trasparenza e sono possibili grandi operazioni. E poi c’è la Consob, l’organo di controllo della Borsa, che però ha poteri troppo limitati».

      Dovrebbe averne di più?

      «Certo. Dovrebbe poter comminare sanzioni di natura amministrativa, pecuniaria, come fa la Sec, il suo equivalente americano. Da noi la Consob, per sanzionare, deve passare attraverso la magistratura ordinaria. Così i tempi si allungano. E questo non ha senso perché una sanzione, per essere efficace, deve essere ragionevole, immediata e pubblica.

      Dunque il mercato italiano è maturo?
      «Non esageriamo. Sarà maturo dieci anni dopo la nascita dei fondi pensione. Fino ad allora sarà troppo importante il peso della componente di investimento estero, che per definizione non è strutturale. E quindi è potenzialmente destabilizzante».

      Non solo il mercato, ma anche gli equilibri di potere della finanza stanno cambiando, le vecchie famiglie sembrano incidere di meno, c’è stata la scomparsa di Enrico Cuccia. Secondo lei cosa è successo?

      «Non è ancora successo niente, siamo ancora in surplace, gli attori non hanno deciso ancora se, come e quando muoversi. Credo che alla fine ci saranno nuovi equilibri dettati da chi avrà più intelligenza e più soldi. Ecco, non credo che, come avveniva in passato, si possano mantenere a lungo posizioni di potere facendo le nozze con i fichi secchi».

      Secondo lei chi saranno i nuovi protagonisti?

      «Sicuramente Roberto Colaninno, il presidente di Telecom. Poi Ennio Doris, il patron di Mediolanum, e Renato Soru, il fondatore di Tiscali. Ma la grande novità dello scenario italiano è Marco Tronchetti Provera: ha risanato in maniera impeccabile la Pirelli e ha settemila miliardi da spendere».

      E Mediobanca?

      «Mediobanca resta una realtà potentissima nel mercato italiano, con la quale tutti per molto tempo dovranno fare ancora i conti. Ma il bello del mercato è che fa cambiare anche Mediobanca».

      Si riferisce all’operazione Montedison-Falck? Cosa pensa della bocciatura della fusione?

      «Penso che il mercato si è fatto sentire e penso che non possa più essere trascurato come un tempo».

      Parliamo di lei. Il suo momento professionale più bello?

      «Tanti. La riquotazione del Nuovo Banco Ambrosiano, cui non credeva nessuno. La quotazione della Saipem, per le dimensioni. La ristrutturazione e la quotazione della Costa Crociere, il consolidamento del debito Finmeccanica del 1997. E la quotazione dell’Espresso, un giornale e per di più di area: le banche sono timorate di Dio, formare il consorzio non fu facile».

      Il momento più brutto?

      «Il tradimento di alcuni azionisti. Di più non vorrei dire».

      Si rif erisce al ’92, quando nel capitale Euromobiliare c’erano De Benedetti, Gardini, Berlusconi e la società fu ceduta alla Midland?

      «Non voglio dire di più».
Paolo Rastelli


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