“Intervista” A.Tripi: L’imprenditore leader nei call center

19/09/2005

    domenica 18 settembre 2005

    pagina15

    L’Intervista
    Alberto Tripi

    L’imprenditore leader nei call center

    Alberto Tripi, romano, 65 anni, ingegnere elettronico. Per 17 anni ha ricoperto importanti incarichi in Ibm, fino al 1983 quando ha lasciato e ha fondato Cos, Communication Services Spa, ora capogruppo di una serie di controllate attive nel campo dei servizi di informatica e telecomunicazioni. Membro della giunta di Confindustria, dal 1999 presiede Federcomin e dal giugno scorso anche la Fita. Cos è leader nei call center, ha sedi a Roma, Milano, Napoli, Catania, Palermo, Tunisi e Bucarest. In luglio Alberto Tripi ha perfezionato l’acquisto di Finsiel.

      Il proprietario di Atesia e Finsiel risponde agli attacchi. «C’è un accanimento insolito, nella società ex Telecom abbiamo appena cominciato a lavorare»

        «Io non sono uno sfruttatore, applico la legge 30 che è una legge dello Stato»

          di Felicia Masocco/ Roma

            «Abbiamo comprato Finsiel a luglio, abbiamo avuto solo un mese per lavorare quindi siamo abbastanza stupiti delle difficoltà di questi giorni con le controparti sindacali. Mi sembra un po’ atipico». Il termine «atipico» ricorre quando si parla di Cos la holding di Alberto Tripi. In genere si usa per definire il lavoro specie in Atesia, il call center più grande d’Europa che come le altre società del gruppo, Finsiel e Banksiel, nelle ultime settimane è stato sul proscenio per gli scioperi. Cos e Finsiel hanno 6600 dipendenti a tempo indeterminato e 8400 lavoratori «atipici» o precari che dir si voglia. Il fatturato per il 2005 è ancora in crescita e pari a 800 milioni. Il bilancio 2004 era in perdita di soli 2 milioni prima del pagamento dell’Irap, dopo è salito a 8. Sulla scrivania di Alberto Tripi i quotidiani che riportano le agitazioni del suo gruppo.

              Atesia viene definito il più grande serbatoio di precari d’Europa. E in Cos 171 lavoratori sono stati messi in cig. Come si spiega in un gruppo che gode di ottima salute?

                «Mi rendo conto che in Atesia alcuni lavoratori abbiano difficoltà a comprendere perché il loro contratto non sia a tempo indeterminato. Ultimamente però abbiamo offerto i nostri servizi a enti pubblici o aziende pubbliche come Inps, Acea, ministero del Welfare e abbiamo perso perché i nostri concorrenti hanno offerto servizi a prezzi enormemente più bassi».

                  Sta dicendo che le gare al ribasso si scaricano sui lavoratori?

                    Le faccio un esempio: l’Inps ha aggiudicato la gara a Poste Italiane che ha offerto per il call center 7 milioni di euro contro i nostri 15. Ci sembrava che l’Inps avesse chiesto che gli operatori dovessero essere a tempo indeterminato. Alla richiesta di chiarimenti ci è stato risposto che era sufficiente che i lavoratori fossero inquadrati secondo la legge. La legge 30 è una legge dello Stato e l’Inps ha dato il lavoro a chi ha offerto costi più bassi. La stessa cosa è capitata con Acea, ha vinto chi ha offerto il prezzo più basso, il 45% meno di noi (è B2win, gruppo Caltagirone editore che peraltro di Acea detiene il 2%, ndr).

                      Dunque?

                        «I nostri clienti ci chiedono di pagare i lavoratori secondo i contratti della legge Biagi. Quindi o noi perdiamo le commesse oppure dobbiamo offrire un lavoro compatibile con le richieste dei clienti».

                          In Atesia però lei propone contratti di inserimento o di apprendistato giudicati inaccettabili per la retribuzione e per la disponibilità richiesta...

                            «Abbiamo comprato Atesia da Telecom previo un accordo che i sindacati avevano siglato con Telecom e che noi abbiamo controfirmato. Prevede un cammino a tappe verso la normalizzazione dei rapporti di lavoro. Si tratta di 500 contratti di inserimento e 1200 contratti di apprendistato professionalizzante che però la Regione tarda a normare».

                              L’inserimento è a 573 euro lordi mensili per 4 ore ma si chiede una disponibilità di 24 ore per 365 giorni all’anno…

                                «Questo dipende anche dalle campagne che ci vengono chieste dai clienti ma stiamo tentando di avere conoscenza dei picchi di lavoro con un certo anticipo per poter normalizzare i turni anche per favorire le esigenze dei lavoratori».

                                  A 573 euro lordi?

                                    «… per quattro ore. Faccia i conti quanto prende un impiegato che lavora per otto».

                                      A luglio in Atesia quattro giovani sono stati licenziati, per aver «promosso» – dicono – una pausa collettiva. E parlare delle condizioni di lavoro. Visto che non sono dipendenti non possono fare la pausa tutti insieme?

                                        «A me risulta che abbiano fatto in modo che i colleghi non potessero lavorare. Comunque c’è una una vertenza in corso. Ma il problema è un altro…»

                                          Quale?

                                            «I lavoratori non hanno compreso che il processo di normalizzazione parte dall’accordo firmato da Cgil, Cisl e Uil. Per noi rimane un punto fermo. Lo stiamo applicando secondo quanto è stato firmato. Non piace più? Discutiamone, ma compatibilmente con i costi e i ricavi. Certo non possiamo assumere tutti a tempo indeterminato perché il giorno dopo l’azienda chiude».

                                              E Finsiel? Cosa risponde a chi afferma che mancano garanzie e un piano industriale?

                                                «Finsiel è un gigante addormentato deve tornare ad esprimere le sue enormi potenzialità. Si deve intervenire sui costi eliminando gli sprechi. Penso alle consulenze esterne, 10 milioni solo l’anno scorso. Alcune possono essere svolte all’interno. Quanto ai ricavi vogliamo consolidare le attività con i grandi clienti, ma anche vedere aree su cui finora Finsiel è assente, come i servizi informatici per le medie e piccole aziende. Pensiamo poi di investire sul lavoro nella pubblica amministrazione, prodotti da offrire alle amministrazioni italiane ma anche all’estero».