Intervista a Storace: ma sui licenziamenti il Lazio terrà l’articolo 18

23/11/2001






L’INTERVISTA

Storace: ma sui licenziamenti il Lazio terrà l’articolo 18

      ROMA – «Se il governo intende andare avanti con i carri armati sui licenziamenti, io sono pronto ad avvalermi delle nuove prerogative affidate alle Regioni e, se sarà il caso, di arrivare fino alla Corte Costituzionale». Francesco Storace, presidente della Regione Lazio ed esponente della «Destra sociale» di An, vuole «porre un problema alla coalizione». Eccolo: «Il ministro del Lavoro Roberto Maroni, che rispetto in toto, afferma che la modifica dell’articolo 18 dello Statuto è una questione marginale. Ne deduco: se il tema è marginale, perché bisogna andare allo scontro con i sindacati?».
      Lei conosce bene la tesi del governo: la modifica dello Statuto è necessaria per aumentare la flessibilità del lavoro.
      «Capisco che in passato si sia abusato delle tutele offerte dall’articolo 18. Anche il furfante che frugava nelle tasche dei colleghi in azienda veniva salvato. Non capisco, però, perché, per colpa del furfante, si debbano smantellare le garanzie di persone che guadagnano a mala pena due milioni al mese».
      Chiede al governo di togliere l’articolo 18 dalla delega sul lavoro?
      « Non c’è dubbio. Come coalizione dobbiamo preoccuparci di far crescere il lavoro e non di come licenziare i lavoratori. Da qui ne consegue che mi aspetto un forte rilancio sulle grandi opere pubbliche, sulla formazione, sulla sburocratizzazione, sulla riduzione della pressione fiscale. Tutte cose che sono nel nostro programma elettorale».
      Maroni ha dichiarato che il governo non farà marcia indietro. Che cosa risponde?

      «Se si intende andare avanti come carri armati su questa questione, io voglio verificare le prerogative che il nuovo articolo 117 della Costituzione conferisce alle Regioni. A me pare che lo Stato possa dettare solo principi generali, in questo caso "snellire il mercato del lavoro". Ma spetta alle Regioni stabilire come si attua questo principio».

      In questo modo si aprirebbe un clamoroso conflitto tra il governo e Regione Lazio.

      «Se sarà il caso sono pronto a giocare la carta del ricorso alla Corte Costituzionale per invasione di campo da parte del governo. Certo, questa è la mia personalissima opinione e naturalmente la voglio confrontare nel Consiglio regionale».

      Se Cgil, Cisl e Uil dovessero dichiarare uno sciopero contro il governo, aderisce anche lei?
      « Non rispondo a questa domanda, ognuno deve fare il suo mestiere. Ai sindacati, invece, potrei chiedere di non manifestare nel Lazio».
      Una diversa legislazione nelle Regioni sull’articolo 18 potrebbe aprire una concorrenza interna, una specie di «dumping sociale», tra aree diverse.

      «Il rischio c’è. Ma la questione va posta ai signori del precedente governo che hanno partorito una legge che porta alla secessione, accusando noi di volere la divisione del Paese. Adesso bisogna rimettere a posto i cocci».
Giuseppe Sarcina


Economia