“Intervista” A.Soldi (Coop): «Tagliare le tasse non serve a rilanciare i consumi»

21/09/2004


            marteedì 21 settembre 2004

            Intervista: Aldo Soldi (presidente Coop)
            La vera risposta ai problemi degli italiani sta in una politica complessiva di sviluppo dell’economia da parte del governo
            «Tagliare le tasse non serve a rilanciare i consumi»

            Laura Matteucci

            MILANO «Questo accordo è una risposta concreta alle difficoltà dei consumatori. Sarà piccola, sarà insufficiente, ma è comunque una risposta. Gli italiani possono fare affidamento sul fatto che fino al 31 dicembre i prezzi in super e ipermercati resteranno bloccati».

            D’accordo, è qualcosa. Ma non si possono ipotizzare interventi più incisivi, magari di maggiore durata?

            «Accordi più seri sono possibili, ma non possono riguardare solo la distribuzione, che è la parte finale della filiera che concorre alla formazione dei prezzi. Allora, occorre coinvolgere tutti i rappresentanti della filiera, produttori, trasformatori, distributori di tutte le grandezze. Ma ci vuole un intervento diretto da parte del governo. Gli accordi devono vedere governo ed enti locali in veste di protagonista, con un ruolo quindi che non significhi solo mettere intorno ad un tavolo qualche distributore».
            Aldo Soldi, presidente di Coop da qualche mese, difende l’accordo appena sottoscritto tra grande distribuzione e governo, ma sottolinea che nessun blocco dei prezzi potrà risolvere alla radice i problemi degli italiani. La vera risposta sta in una politica complessiva di rilancio e di sviluppo dell’economia da parte del governo. Che non si vede.


            Presidente, partiamo da un dato: le famiglie italiane sono sempre più in difficoltà, e i consumi sono in calo costante, nel primo semestre del 2004 più ancora che nel 2003. È d’accordo?

            «Esiste un problema di consistente riduzione del potere d’acquisto degli italiani, che si associa ad una grave incertezza circa le prospettive future, col risultato di un drastico calo della propensione al consumo. Insomma: il reddito disponibile va diminuendo, ma anche chi non ha particolari difficoltà tende a non spendere perchè le incertezze sul futuro pesano sempre di più».


            Berlusconi dice che l’anno prossimo saremo tutti più ricchi.

            «Ne saremmo felicissimi. Ma non mi pare proprio esistano le condizioni perchè ciò avvenga».


            Che cosa servirebbe per rilanciare i consumi?

            «Ho scarsa fiducia in ricette immediate. Anche la mitica riduzione delle tasse non si trasformerebbe automaticamente in un rilancio. Anche perchè per finanziarla occorrerebbe operare dei tagli che ancora una volta inciderebbero negativamente sulla propensione al consumo. Già adesso c’è una minore presenza dello stato sociale, una maggiore imposizione di tariffe e imposte locali che vanno a compensare i tagli ai trasferimenti fatti dal governo. E intanto la produzione industriale continua a calare. Il nodo è proprio questo: serve un’opera di rilancio e di sviluppo dell’economia. Il Paese è fermo da troppo tempo. Deve ripartire».


            Torniamo ai prezzi per i consumatori. La Coop aveva gà promosso alcune iniziative ben prima di quest’ultimo accordo, giusto?

            «Coop nasce dai consumatori, ha 5 milioni e 550mila soci, e resta dalla loro parte. Noi avevamo già deciso mesi fa, e fino a fine anno, il blocco dei prezzi di 1.300 prodotti a marchio, oltre al ribasso del 10% su altri 150 prodotti. 150 perchè quest’anno Coop festeggia il suo 150esimo anniversario. In più, abbiamo sottoscritto l’accordo col governo».


            Non è che i prezzi sono stati aumentati subito prima dell’accordo, o che i rincari scatteranno a gennaio?

            «Per quanto ci riguarda, di aumenti preventivi non ce n’erano stati. Peraltro, noi pratichiamo da anni prezzi inferiori al tasso d’inflazione. Quanto ad aumenti a gennaio, io li escluderei. Perchè credo non ci sia spazio nè economico nè morale per farli. Non è prevedibile che gli italiani diventino più ricchi da gennaio 2005. Anzi, semmai sarà il contrario, anche a seguito della Finanziaria. Il che significa che se qualcuno è intenzionato ad una politica del genere, verrà comunque punito dal mercato».