Intervista a Salvi: «Voglio l’accordo di tutti»

07/03/2001
La Stampa web




 


Mercoledì 7 Marzo 2001

DAL GOVERNO UN TENTATIVO DI RIAPPACIFICAZIONE
«Voglio l’accordo di tutti»
Il ministro: andiamo avanti
Enrico Singer
corrispondente da BRUXELLES

I contratti a termine? Sono uno strumento troppo importante per le imprese, per il mondo del lavoro e per chi il lavoro non ce l’ha. Non mi rassegno all’idea che ci sia una rottura proprio su un tema così rilevante. La prima cosa che farò, non appena tornato in Italia, sarà di ascoltare tutti per far ripartire il dialogo».
Cesare Salvi è a Bruxelles per il Consiglio dei ministri del Lavoro della Ue che deve preparare il prossimo vertice che si terrà a Stoccolma a fine mese, ma la sua preoccupazione è per lo «strappo» che si è consumato a Roma tra la Cgil e gli altri sindacati. E non si sottrate alle domande dei giornalisti che lo circondano.
A questo punto il governo considera esaurita la trattativa?
«Assolutamente no. Lo ripeto: non mi rassegno a un fallimento. La rottura fa male all’Italia e va anche contro l’interesse delle parti. Sentirò uno per uno i protagonisti di questo confronto. L’avviso comune è che ci deve essere la presenza di tutti quando si affrontano materie come questa. Il problema non è la firma della Cgil o di qualcun altro. Il problema non è formale, è di sostanza. Si deve raggiungere l’intesa di tutti».
Ma le parti hanno scritto delle lettere ultimative. Chiedono al governo di andare avanti comunque…
«Le lettere le leggerò quando sarò a Roma. Per ora non so nemmeno se le hanno scritte. Quello che so, e che mi dispiace molto, è che c’è una diversità di valutazione tra le organizzazioni sindacali sull’opportunità o meno di proseguire il confronto. Finora il governo aveva dato un termine – tra l’altro scaduto nell’ottobre scorso – alle parti sociali perché proseguissero la trattativa e ricercassero tra loro l’intesa. Adesso il governo diventa parte attiva per trovare una soluzione. Ci sarà un mio intervento per far riprendere la trattativa».
Esclude un accordo separato tra Confindustria, Cisl e Uil, senza la Cgil?
«Il problema non è quello dell’accordo separato tra Confindustria, Cisl e Uil. Che, per altro, non mi risulta ancora nemmeno raggiunto. Il problema di oggi è la rottura del dialogo che va proseguito. La concertazione non è un’anomalia italiana, ma una realtà in tutta Europa e, prima di rinunciare alla strada concertazione, bisogna fare ogni sforzo possibile».
L’Europa si è anche data l’obiettivo della piena occupazione entro il 2010. Lo ritiene realistico?
«La piena occupazione è un obiettivo che, in realtà, in alcune parti del Continente è stato già raggiunto. Anche nel Nord Est italiano, o in Renania, per esempio. E allora credo che sarebbe più giusto parlare di riequilibrio territoriale dell’occupazione. In questo quadro si può affrontare anche la questione del nostro Mezzogiorno. Non chiedendo aiuti, ma una politica regionale di riequilibrio».
Il Commissario europeo Mario Monti ha già detto no a politiche regionali, a fiscalità differenziate…
«Monti ha detto no a una questione specifica e affronta questo tema sulla base della regola del rispetto della concorrenza. Noi poniamo la questione su altre basi: nel momento in cui la Ue si pone l’obiettivo della piena occupazione, diciamo che deve essere accettato e fissato il principio del riequilibrio. Gli strumenti, poi, si troveranno».
Anche al di fuori dei fondi strutturali già previsti dalla Ue?
«Secondo me sì. Ma adesso è importante cominciare a parlare del principio. Gli strumenti si concorderanno a livello europeo. Altrimenti si ritorna alla vecchia logica degli Stati che chiedono le deroghe».
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