Intervista a Salvi: senza i contratti si strappa l’accordo di luglio

03/05/2001

 
 











Cesare Salvi
01/05/2001


di Fabio Luppino

Salvi: senza i contratti si strappa l’accordo di luglio

ROMA «Noi siamo i garanti dell’accordo di luglio del ‘93. Quell’accordo dice che i contratti vanno fatti e che si tenga conto degli aumenti dell’inflazione e del differenziale accumulato nei due anni precedenti. Domani chiederemo alle parti sociali di tener fede a quell’impegno. È in gioco lo stipendio di sei milioni di lavoratori». Il ministro del Lavoro Cesare Salvi non usa perifrasi. Il nodo, lo scoglio anzi, c’è e le parole sono dirette. Per tutte le parti sociali, Confindustria e sindacati. «Non agire avrebbe significato dar corso ad una grave omissione da parte nostra. Il primo maggio ci ricorda la dignità del lavoro, l’importanza della sicurezza sul lavoro – aggiunge il ministro- ma anche il rispetto della dignità della persona umana, come ha ricordato il Papa. Anche per questo siamo contrari, e combatteremo fino in fondo, la deregolamentazione che tanto piace al Polo, che vuole importare in Italia modelli sui luoghi di lavoro diffusi nei Paesi dell’Est».

Avete chiamato le parti sociali sui contratti per il 2 maggio. Per proporre cosa?
C’è l’esigenza di rispettare l’acoordo di luglio ‘93. La tesi secondo cui il governo non deve occuparsi di questa materia è priva di fondamento. Sia sul piano formale, sia sul piano sostanziale. Noi siamo i garanti di quell’accordo, in primo luogo. E non possiamo non preoccuparci quando sei milioni di lavoratori restano senza contratto con una la riduzione sostenuta conseguente del loro stipendio. L’intero sistema non regge.

Dunque, mercoledì farete un appello alle parti sociali?
Diremo semplicemente anzitutto che l’accordo di luglio ‘93 va rispettato.

I metalmeccanici dicono: il governo cominci col riconoscere che la nostra piattaforma rispetta gli accordi del 23 luglio. Si sente di farlo?
Mercoledì ascolteremo Confindustria, non Federmeccanica. A tutti ricorderemo i contenuti di quell’accordo. E in quel testo non si parlava solo di recupero dell’inflazione programmata, ma anche del recupero del differenziale di inflazione dei due anni precedenti, nonché di aumenti in base ai risultati.

Quindi riconoscete giusta la piattaforma dei metalmeccanici…
Noi richiamiamo il rispetto degli accordi.

Lei ha lasciato al dopo elezioni la patata bollente dei contratti a termine. Subito dopo è scoppiato un putiferio, il sindacato si è spaccato, gli industriali anche. Non era meglio sedersi a quel tavolo?
Appare incomprensibile, come è stato segnalato anche da diverse organizzazioni datoriali, la ragione di tanta fretta su questo tema. Una regolamentazione legislativa c’è già e la Corte Costituzionale ha dichiarato conforme alla normativa europea quella vigente in Italia . Inoltre l’Ue ha dato tempo fino a luglio con la possibilità di stare in regime di proroga per un altro anno.

La Confindustria ha voluto accelerare in vista di una cambio del clima politico in Italia?
Credo ci sia anche questo. Non mi sento di escluderlo.

Ha convocato le parti sociali a dieci giorni dalle elezioni. Sindacati e Confindustria hanno storto il naso…
Non mi risulta che i sindacati abbiano avuto qualcosa da dire storto il naso …

A me risulta. Comunque. È un incontro voluto dal governo per conchiudere la sua politica sul lavoro? Lo fate solo nell’interesse dei lavoratori?
Il rispetto degli accordi del luglio ‘93 rappresenta un punto fondamentale dell’azione di governo. Non preoccuparsi di un problema che riguarda sei milioni di lavoratori sarebbe stata una grave omissione da parte nostra.

Gli industriali chiedono più flessibilità, Bankitalia rivaluta il posto fisso…
Si è fatta una gran confusione tra flessibilità e precariato. Le analisi sul funzionamento del sistema ci confermano che è necessaria una politica di stabilizzazione del posto di lavoro. Questo abbiamo fatto in questi anni nell’ultimo biennio. Il credito d’imposta presentate nella legge Finanziaria va per due terzi esclusivamente alla creazione di lavoro a tempo indeterminato.

Ci sono i contratti a termine, ma c’è anche il lavoro sommerso, altra materia di rottura tra le parti sociali. Il governo cosa ha fatto su questo male atavico dell’Italia?
Il governo ha fatto molto. La politica di emersione ha dato i suoi frutti. Nel primo trimestre abbiamo registrato una flessione degli infortuni mortali sul lavoro, pari al 12%; c’è una riduzione significativa del lavoro irregolare e una crescita significativa dell’occupazione e dello sviluppo del Paese. Ce lo dicono i dati Istat. Ecco, è il risultato di una politica per la tutela e la regolarità del posto di lavoro. Sono contento che il primo maggio sia dedicato dai sindacati, unitariamente, alla sicurezza sul posto di lavoro. Quando noi diciamo piena occupazione intendiamo dire che si crea lavoro, soprattutto al Sud. Quando aggiungiamo buona occupazione intendiamo che il lavoro non sia fondato su flessibilità intesa come precariato. Siamo contro la deregolamentazione che invece piace tanto al Polo sui modelli dei paesi dell’Est.

La Cgil denuncia spesso la presenza di bambini sfruttati, a migliaia, anche in Italia. Il ministero del Lavoro cosa fa?
L’avvenire dell’Italia non deve essere fondato su una rincorsa produttiva di basso profilo. Avrebbe conseguenze nefaste anche in questo settore dove ci siamo battutti con determinazione. C’è un costante monitoraggio degli ispettorati del lavoro.

Arriva il primo maggio. Il rischio come sempre è la ritualità. Perché per lei non è un rituale?
Non è un rituale perché ricorda la progressiva centralità che il mondo del lavoro ha conquistato nelle democrazie moderne. Perché l’Italia oggi è fondata sul rispetto della persona, anche sul posto di lavoro. E sta scritto su nella prima parte della Costituzione, quella che Berlusconi oggi vuole mettere in discussione, che l’iniziativa economica privata incontra il limite della dignità e sicurezza della persona umana. Il primo maggio ricorda che il mondo del lavoro è in grado di concorrere al governo del Paese che non può essere riservato ai miliardari. Valori che vanno oltre l’attualità elettorale. Sono con il Papa quando dice che la globalizzazione deve essere fondata sulla persona umana, non sul profitto. A ricordare, a questo serve il primo maggio. E non è poco.

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